La ricerca viene condotta da Roberto Dosio, funzionario della Polizia Locale del Comune di Collegno e collezionista di materiale documentale su questo caso
Il 21 dicembre 2024 il nostro giornale ha pubblicato un’intervista a Roberto Dosio, funzionario della Polizia Locale del Comune di Collegno, dove si evidenziava il suo profondo interesse per il caso dello “Smemorato di Collegno” e la sua personale ricerca, condotta con dedizione e rigore, come collezionista di materiale documentale, riguardante questa vicenda che ha conferito notorietà internazionale al Comune.

Si torna a considerare la questione in quanto Collegno si appresta a celebrare un anno dedicato alla memoria, alla riflessione e alla cultura. Il 10 marzo 2026, infatti, è stato ricordato il centenario dell’entrata al Manicomio di Collegno dell’individuo, successivamente noto come “lo Smemorato”. Questo evento rappresenta uno dei casi più enigmatici e dibattuti del Novecento italiano e, per commemorare la ricorrenza, la città ha predisposto un articolato programma di eventi che si protrarrà fino al 2027, trasformando l’anniversario in un’occasione collettiva di approfondimento e partecipazione.
Roberto Dosio ci ha comunicato una sua personale ricerca condotta presso il Museo Lombroso di Torino che scaturisce dalla raccolta pluriennale di documenti coevi (libri, sentenze e articoli di giornali…) che permette di far emergere dalle pieghe del tempo aneddoti e vicende meno note, ma anche di evincere informazioni che rappresentano il punto di partenza di ricerche d’archivio. Dosio ha infatti rilevato che l’11 aprile del 1954 su una rivista dal titolo TUTTI, veniva pubblicato un articolo dal titolo “il vestito di Bruneri Canella”: si raccontava che presso l’Istituto di medicina legale di Torino era conservato l’abito sdrucito che il noto sconosciuto di Collegno indossava quando il 10 marzo del 1926 venne arrestato all’interno del cimitero del capoluogo piemontese a seguito di un furto di un vaso di fiori.

L’articolo indicava che il vestito e gli oggetti appartenenti all’arrestato erano gelosamente impacchettati e tenuti all’interno dell’archivio dell’istituto.
Da una consultazione online sugli archivi storici dell’Università di Torino si apprendeva che presso l’unità archivistica IT SMAUT Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso erano custoditi documenti relativi al procedimento per edificazione dello sconosciuto di Collegno, documenti di carattere giudiziario ed alcuni oggetti personali.
Presso l’archivio, analizzando il materiale presente venivano riportati alla luce due interessanti documenti.

Il primo era costituito da uno dei duplicati del cartellino segnaletico redatto in data 10 marzo 1926 dalla Questura di Torino, a seguito dell’arresto, presso il cimitero di Torino, dell’individuo sedicente smemorato.

Il secondo documento è il negativo in vetro della celebre fotografia, comparsa in data 6 febbraio 1927 sulla Domenica del Corriere sotto il titolo CHI LO CONOSCE? che diede il via a tutta la vicenda dopo il riconoscimento dello sconosciuto, come proprio familiare, da parte della famiglia Canella.

Il negativo ritrovato per la prima volta offre un’immagine reale e non elaborata per la stampa sul settimanale, dello sconosciuto di Collegno con dettagli fino ad oggi non visibili. Grazie alla impressionante nitidezza, si possono rilevare particolari del volto, del vestito indossato, ma soprattutto dell’ambiente circostante, mai comparso in nessuna foto: presumibilmente una porta aperta con tanto di spioncino mentre si vede anche lo schienale della sedia su cui era seduto.
Il materiale presente nell’archivio presso il museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso è tuttora oggetto di studio approfondito da parte del dottor Dosio che ha voluto coinvolgere chi scrive in queste ricerche.
