Garlasco è un “palcoscenico” del macabro che sta facendo discutere l’Italia intera. Da giorni l’impronta a pallini è la grande protagonista.
In questo penultimo venerdì di ottobre è tornato prepotente il dibattito sul “Delitto di Garlasco” in quanto, nelle ultime ore, tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico hanno incentrato l’attenzione sulla “revisione della condanna di Alberto Stasi”.
Gli avvocati difensori di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, in questi giorni hanno preparato nuove consulenze tecniche che definiscono di interesse peculiare per gli inquirenti e per la Procura della Repubblica di Pavia.
A detta dei cronisti più “sul pezzo” ci sarebbe una nuova analisi delle intercettazioni attribuite ad Andrea Sempio oltre a un certo numero di studi sulle impronte di suola rinvenute sulla scena del crimine.

Si sta parlando, in modo quasi compulsivo, della celeberrima “impronta a pallini” trovata nella casa di Chiara Poggi, nell’area ove si è svolto il “Delitto di Garlasco”.
Sembra assurdo ma è così: dopo 19 anni si parla ancora di un’impronta di scarpe che, sino ad oggi, non ha dato nessun senso a quanto avvenuto e nessun colpevole dell’efferato delitto.
Secondo la difesa di Alberto Stasi, Andrea Sempio potrebbe essere il titolare della tanto chiacchierata “impronta a pallini”. I consulenti dell’équipe difensiva di Stasi sostengono che l’impronta “potrebbe essere compatibile con il piede di Andrea Sempio”.

In alcune trasmissioni di approfondimento giornalistico – “ORE 14” in testa – si è tornato a contestare l’operato del RIS Carabinieri di Parma, comandati all’epoca dei fatti dal Generale Luciano Garofano.
Secondo la difesa di Alberto Stasi ci sarebbero seri “dubbi sugli accertamenti genetici, il cosiddetto “giallo del DNA”, il “mistero del cucchiaino” e la questione di alcuni test del RIS che, secondo recenti approfondimenti televisivi, non sarebbero stati depositati nel 2007”.
Dubbi che hanno fatto imbestialire l’ex Comandante del RIS di Parma, Luciano Garofano, che, come vi avevamo già riportato, ha detto di non accettare “illazioni e velate accuse sul suo Reparto”.
La Procura della Repubblica di Pavia – guidata dal Procuratore Fabio Napoleone, in Magistratura dal 1981 – sta portando avanti approfondimenti, indagini, analisi tecniche, sta ascoltando testimoni dell’epoca e sentendo persone presuntamente informate sui fatti.
Di tutto questo trapela pochissimo, per non dire nulla.
La Magistratura inquirente, in fondo, non deve sbandierare ai quattro venti il suo percorso inquirente e d’indagine ma raccogliere, come sta avvenendo, quanto più materiale possibile da portare poi nell’Aula della Giustizia nella quale si svolgerà, secondo procedura, il processo penale.
Il giornalismo non deve fare fughe in avanti ma restare ancorato ai fatti, alle prove, alle comunicazioni ufficiali diramate dalla Procura della Repubblica. Il resto, ahinoi, è gossip che non tiene conto degli sviluppi investigativi ma della “pancia del Paese”.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.
