Separazione dei poteri e della stabilità delle istituzioni democratiche ancora presenti?
Il nuovo primo ministro Péter Magyar, fortemente apprezzato e sostenuto da Bruxelles, entrato in carica dopo la vittoria elettorale che ha posto fine a 16 anni di governo di Viktor Orbán, aveva promesso di smantellare molte delle istituzioni considerate legate al precedente governo.
Il Parlamento ha approvato un emendamento costituzionale che ha disposto il 18 luglio scorso, la cessazione anticipata del mandato di Tamás Sulyok che ha criticato duramente la riforma, definendola un abuso del potere politico, ma ha comunque promulgato l’emendamento, sancendo formalmente la fine del proprio mandato.
Fino all’elezione del nuovo capo dello Stato, le funzioni presidenziali sono esercitate ad interim dalla presidente del Parlamento.
Secondo Magyar, molte delle principali istituzioni dello Stato – tra cui la presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale e altre autorità indipendenti – erano state occupate da persone nominate durante i 16 anni di governo di Viktor Orbán. Pur essendo formalmente indipendenti, il nuovo governo sostiene che fossero politicamente legate al precedente sistema di potere.
La parte più controversa e che lascia perplessi circa la componente poco democratica del nuovo governo, è che Sulyok non era stato accusato di aver commesso reati o violazioni costituzionali, in pratica senza un illecito, la motivazione ufficiale era una “grave perdita di fiducia” nei suoi confronti e la necessità di rinnovare istituzioni considerate troppo vicine all’era Orbán.
In sostanza, la questione non è tanto se la procedura sia stata legale (lo è stata, secondo le nuove norme approvate dal Parlamento), ma se sia compatibile con lo spirito della separazione dei poteri e della stabilità delle istituzioni democratiche. È proprio su questo punto che si concentra il dibattito politico e costituzionale.
Ma questo è solo la punta dell’iceberg. La modifica costituzionale non solo spossessa il presidente, ma anche il presidente della Corte Costituzionale e tutti i giudici oltre i 70 anni. Esclude i deputati con più di tre legislature da una nuova candidatura – colpendo più della metà dei deputati Fidesz uscenti.
La domanda è: È ancora democrazia – o già una resa dei conti?
