Sophie e sua nonna si misurano in un gioco complicato e sottile di cui sono le sole a conoscere le regole
Nel 1959, Georges Simenon è in Svizzera e, in pochi giorni, scrive il romanzo La vieille, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2026 da Adelphi con il titolo La vecchia.
La vicenda, ambientata a Parigi, nell’Île Saint-Louis, mette in scena le relazioni fra quattro personaggi femminili che si studiano, si spiano, pur senza guardarsi, e alimentano la reciproca ostilità.
È un giorno di neve, quando alle 11 del mattino suonano alla porta di Sophie Emel che vive con la cameriera Louise e l’amica Lélia. La celebre paracadutista dalla vita spericolata e dissoluta si trova davanti un commissario di polizia che le riferisce che Juliette Viou, la nonna ottantenne della giovane, si rifiuta di abbandonare il suo appartamento di un palazzo pericolante che deve essere abbattuto, minacciando di buttarsi dalla finestra se qualcuno cercherà di allontanarla con la forza. Avendo scoperto casualmente la parentela fra le due donne, il commissario è venuto a chiedere l’intervento di Sophie per convincere la vecchia a uscire e per avere il consenso, nel caso fosse opportuno, di ricoverarla in un ospedale psichiatrico.
L’incontro avviene attraverso la porta chiusa e il loro approccio è simile a quello di due animali che si annusano come se “all’ultimo piano di quel palazzo fatiscente, nonna e nipote avessero ritrovato l’istinto, la prudenza e, a tratti, l’immobilità degli animali della foresta.” Sophie si offre di ospitare Juliette, che si era allontanata dalla famiglia quindici anni prima, e lei accetta immediatamente.
Le due in pratica non si conoscono, allora perché la nipote le mette a disposizione un ricovero? Si tratta di curiosità? Avverte una certa affinità con lei? Entrambe sono andate via di casa e hanno tagliato i ponti con la famiglia e non si curano del giudizio della gente. Tutte e due bevono: vino rosso la vecchia e whisky la giovane, che pare sottovalutare quanto potrà essere dirompente la presenza dell’estranea.
La nonna perché accetta? Di sicuro per convenienza, poiché esce sconfitta dalla situazione in cui si trova, ma con dignità ed evita di dover morire per non rimangiarsi le minacce fatte ai gendarmi, e probabilmente per curiosità.
Mancando l’affetto, non ci sono le premesse per una quieta convivenza: “Entrambe avevano rinfoderato le unghie senza neanche essersi guardate in faccia, come per rimandare lo scontro a più tardi, una volta che avessero avuto il tempo di abituarsi.”
Leggendo La vecchia, sembra di essere a teatro: l’azione si svolge in sostanza in uno spazio circoscritto, che richiama da vicino il dramma di Sartre A porte chiuse, ed è quasi tutta caratterizzata dai dialoghi.
“Nell’appartamento più che mai sospeso nel vuoto sulla prua dell’Île Sant-Louis, Lélia, pur essendo anche lei una donna, osservava Sophie e sua nonna senza riuscire a capire a che gioco giocavano: un gioco complicato, pieno di sottigliezze, di sfumature, di cui erano le sole a conoscere le regole.”
La scrittura di Simenon è di attesa: l’autore è alla finestra e osserva con lucidità e imparzialità gli avvenimenti. Non si avverte il solito compiacimento nel portare in luce gli aspetti più sgradevoli e abietti delle persone e delle situazioni. C’è rispetto verso i personaggi e non c’è un giudizio preventivo. Si ha l’impressione che la storia non sia stata costruita in precedenza e che protagonisti ed eventi evolvano pagina dopo pagina.
Appena la situazione di convivenza si è stabilizzata, la nonna inizia con velate provocazioni, atteggiamenti esasperanti ma mai plateali, anzi schermati da attenzioni e desiderio di non infastidire. Sophie, capendo che tutto ciò che fa e dice la vecchia è premeditato, si adegua immediatamente e accetta la sfida, opponendo indifferenza ostentata e assenza di curiosità.
Juliette attira nella sua rete Louise, dandole un’apparente confidenza, ma in realtà facendola parlare di sé e della nipote che, da parte sua, cerca ogni occasione per irritare la nonna.
Il primo vero confronto tra le due donne avviene dopo una notte di abbondanti bevute. La giovane ammette di essere stata “inutilmente crudele”, ma la vecchia ribatte che non ha motivo di scusarsi perché è a casa sua. Rimarca il suo ruolo di ospite, con malizia e compiacimento. Lo è adesso come lo è stata nell’abitazione della figlia, madre di Sophie, e di Adrien, suo marito. La discussione termina con la pace. Vera o fasulla? “Era tutto difficile, ambiguo. Avevano fatto pace, ma era una pace incerta, con molte probabilità provvisoria, dal momento che si erano limitate a celare diffidenze e rancori dietro una commozione faticosamente indotta.”
Lélia, dopo una scenata alla presenza di Juliette, se ne va avvertendo l’amica: “Dovrai pur accorgerti di quant’è cattiva e ti odia, che da quando è entrata in questa casa ha fatto di tutto per distruggerti.” Anche lei ha compreso che fin dall’inizio le due hanno messo in atto una lotta crudele e sotterranea per avere il sopravvento.
Sophie, vaga nella notte, bevendo e fumando nei bar, “nella speranza di sfuggire a sua nonna, ottenendo come unico risultato di sprofondare ulteriormente nell’universo della vecchia”, che sembra sapere tutto di lei e non la giudica ma la costringe a giudicarsi. Juliette “aveva il talento di individuare i punti deboli delle persone, di mettere il dito in piaghe che si credevano cicatrizzate. Lo faceva con garbo, senza insistere, come fosse una carezza, e però faceva male, un male che non passava, al contrario, si diffondeva” e irritava Sophie che non poteva rimproverarle nulla. “La vecchia aveva vinto. Avrebbe vinto sempre e comunque.”
Dopo un ultimo confronto, Juliette rivela la sua carta vincente.
Simenon scrive nello stesso modo in cui le due donne si scontrano: narra la cattiveria e l’egoismo, ma in modo non ostentato, quasi compatendo e partecipando al tormento delle due, ma senza per questo impietosirsi e cercare di comporre il dissidio. È sottilmente e delicatamente spietato, come il gioco condotto fino all’epilogo da nonna e nipote. Un particolare da non sottovalutare è l’importanza dei rumori nella silenziosa battaglia che ingaggiano le donne della casa; è un silenzio attivo, di ascolto e comunicazione, che amplifica le tensioni emotive dei personaggi e del lettore.
Georges Simenon
«La vecchia»
Traduzione di Simona Mambrini
Adelphi 2026 pp.167 € 18,00

Complimenti per la bella e intrigante recensione.
Una interessante e stimolante presentazione del romanzo che voglio sicuramente leggere
Ottima recensione! Complimenti Francesco Rodolfo Russo per la capacità di sintetizzare ed evidenziare l’intreccio difficile di situazioni ed emozioni.