Il 13 dicembre Milano ospiterà una marcia contro ogni forma di gabbia. Ma il caso più urgente è a Bologna, dove quattro macachi sono ancora utilizzati in esperimenti considerati obsoleti da una parte della comunità scientifica.
Le mail che accendono la coscienza
Negli ultimi giorni, due comunicazioni hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della libertà animale. La prima, diffusa da Animal Equality, annuncia la grande manifestazione del 13 dicembre a Milano, una marcia simbolica nel giorno di Santa Lucia — la festa della luce — per ricordare che molti animali non hanno mai conosciuto la libertà e che le gabbie, reali o invisibili, non dovrebbero esistere in una società che si definisce civile.
La seconda comunicazione, più dura e più urgente, arriva dalla LAV e riguarda i quattro macachi rinchiusi nei laboratori sotterranei dell’Università di Bologna. Animali sottoposti da anni a esperimenti invasivi, dolorosi e considerati ormai superati da una parte crescente della comunità scientifica.
Due messaggi diversi, ma un unico filo conduttore: la responsabilità di guardare dove spesso preferiamo non vedere.
L’Evento di Milano
Manifestazione nazionale contro le gabbie Domenica 13 dicembre 2026 Milano – da Piazza San Babila a Via Beltrami 14:00 – 18:00 Marcia di 2 km nel cuore della città. Obiettivo: ricordare gli animali che non hanno mai conosciuto la libertà e chiedere un futuro senza gabbie, né fisiche né invisibili.
Il caso Bologna – Quattro macachi e una ricerca che non regge più
Un modello sperimentale che divide
Nei laboratori dell’ateneo bolognese vivono quattro macachi utilizzati per test di fisiologia. Secondo le associazioni, gli animali sono sottoposti a procedure che comportano:
- immobilizzazione prolungata,
- interventi invasivi,
- stress psicologico,
- privazione di stimoli,
- isolamento sociale.
La LAV denuncia che questi esperimenti non rispettano pienamente la direttiva europea 2010/63/UE, che impone la riduzione dell’uso di animali e la sostituzione con metodi alternativi quando disponibili.
Il confronto con altri atenei italiani
Il dato più significativo è il comportamento di altre università: Modena, Padova, Ferrara e Verona hanno già liberato i primati dai protocolli sperimentali, adottando metodologie più moderne e più etiche.
Bologna, invece, ha respinto ogni proposta di dismissione.
Questo crea una domanda inevitabile: perché un ateneo di eccellenza continua a utilizzare un modello sperimentale che altri considerano superato?
I NUMERI DELLA LAV
- 58 primati liberati negli ultimi anni da laboratori universitari italiani
- Università coinvolte: Modena e Reggio Emilia, Padova, Ferrara, Verona
- Obiettivo: sostituire i test su animali con metodi scientifici avanzati e non invasivi
Perché questi esperimenti sono considerati obsoleti
La comunità scientifica internazionale sta progressivamente abbandonando l’uso dei primati in molti ambiti di ricerca. Le ragioni sono diverse:
Differenze biologiche significative
Il cervello dei primati non riproduce fedelmente molte patologie umane, soprattutto neurologiche. Molti risultati ottenuti sui macachi non sono trasferibili all’uomo.
Fallimenti storici
Numerosi farmaci testati su primati si sono rivelati inefficaci o pericolosi nella sperimentazione clinica.
Tecnologie alternative
Oggi esistono strumenti avanzati che permettono di studiare il cervello umano senza ricorrere ai primati:
- organoidi cerebrali,
- modelli computazionali,
- simulazioni digitali,
- tecniche di imaging (formazione di immagine) ad alta risoluzione.
Costi elevati, risultati scarsi
La sperimentazione su primati è costosa e spesso non produce dati utili alla clinica.
Etica scientifica contemporanea
La ricerca moderna si orienta verso il rimpiazzo: sostituire gli animali con metodi alternativi quando possibile.
Capacità emotive dei macachi
I macachi sono esseri sociali, capaci di emozioni complesse, memoria, riconoscimento, dolore psicologico. La loro sofferenza non è un dettaglio: è un dato scientifico.
Conclusione
La manifestazione del 13 dicembre non è solo un evento simbolico: è il contesto emotivo e civile dentro cui leggere il caso dei macachi di Bologna. Da una parte la marcia che ricorda che la libertà non ha specie. Dall’altra quattro animali che quella libertà non l’hanno mai conosciuta.
C’è chi sostiene che questi animali vengono sacrificati per un bene comune, per un progresso che riguarda tutti. È un argomento che ritorna spesso, e che permette — almeno in apparenza — di voltarsi dall’altra parte.
Ma la domanda che dovrebbe guidarci è un’altra: se potessero scegliere, come agirebbero? Non possiamo saperlo, né immaginarlo davvero. Possiamo solo riconoscere che la loro sofferenza esiste, che è concreta, che è documentata. E possiamo decidere di non voltarci dall’altra parte.
Il reportage si chiude con una domanda che riguarda tutti:
Che idea di progresso vogliamo sostenere? Una che accetta la sofferenza evitabile, o una che sceglie la luce?
