Così si è espresso il professore di diritto elettorale Fernando Neisser, in un’intervista a Folha de S.Paulo, mentre i bolsonaristi stanno pensando di mettere sotto accusa il giudice Cristiano Zanin (intervenuto last minute stabilendo che l’orario di voto venisse esteso in tutto il Brasile di due ore) alla Corte Suprema, forti della maggioranza di destra al Senato a partire dal prossimo anno.
Che cosa è successo
- Alle 17:00: era previsto l’orario ordinario di chiusura dei seggi.
- Pochi minuti dopo: il giudice della Corte suprema brasiliana (STF) Cristiano Zanin ha disposto la proroga delle votazioni fino alle 19:00, a causa delle difficoltà di trasporto segnalate in diverse località.
- Il problema: in numerosi seggi le urne erano già state chiuse, i risultati erano stati registrati e i dati avevano iniziato a essere trasmessi. La decisione non è quindi arrivata in tempo per essere applicata ovunque.
- Il chiarimento successivo: la proroga doveva essere applicata soltanto nei seggi in cui le urne non erano ancora state chiuse.
Il problema non riguarda solo il risultato, ma soprattutto l’uguaglianza delle condizioni in cui i cittadini hanno potuto esercitare il proprio diritto di voto.
La proroga potrebbe essere stata motivata dalla volontà di garantire a tutti la possibilità di votare, tuttavia, una decisione tardiva e applicata in modo disomogeneo rischia di produrre nuove disparità anziché risolvere quelle esistenti.
Diversi giuristi hanno prospettato la possibilità di contestare il secondo turno, ma la richiesta di annullamento non equivale alla certezza che l’intera elezione debba essere invalidata, occorre verificare quante sezioni siano state coinvolte, quanti elettori siano stati eventualmente esclusi e se le irregolarità abbiano rilevanza giuridica sufficiente.
Sarebbe sbagliato trasformare ogni anomalia in una prova di brogli, ma altrettanto grave sarebbe liquidare la vicenda come un semplice problema burocratico.
Le autorità elettorali devono fornire risposte trasparenti e documentate, se le verifiche confermeranno la regolarità del voto, dovranno dimostrarlo, se emergeranno violazioni rilevanti, sarà necessario intervenire secondo la legge.
La questione non può diventare una battaglia tra vincitori e sconfitti. La legittimità democratica non dipende soltanto da chi vince, ma anche dal rispetto delle regole che consentono ai cittadini di scegliere.

Anche Trump contesta il risultato.