Presentato il suo libro “Il Respiro delle Masche”
Venerdì 23, a Bairo, in occasione della rassegna “Incontri con l’autore” ha fatto il suo esordio nella narrativa Luigi Manlio Motta, che con Ivo Chiolerio ha presentato il suo libro Il Respiro delle Masche (Edizioni Piemonte in bancarella).
Torinese d’adozione, con una solida
formazione umanistica, laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha collaborato a progetti editoriali e accademici internazionali, approfondendo gli studi con un dottorato in studi filologici e letterari presso l’Universidad deCiudad Real spagnola.
Autore di alcuni saggi critici, oggi propone il suo primo romanzo: Il Respiro delle Masche, in cui traspare la sua la sua esperienza di ricercatore nell’esplorare la microstoria, applicando un originale metodo di indagine logico-deduttiva che mira a ricomporre l’ordine nel caos dei segreti umani.
Il respiro delle masche è un giallo investigativo ambientato tra Torino e il Canavese, dove la ricerca storica diventa parte integrante dell’indagine poliziesca. Attraverso documenti dimenticati, antichi processi e segreti tramandati nei secoli, il romanzo intreccia due epoche in un’unica ricerca della verità.
Lontano dagli stereotipi dell’esoterismo, il libro propone una riflessione sul rapporto tra memoria, giustizia e identità, mostrando come il passato continui a esercitare la propria influenza sul presente.
Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande a Luigi Manlio Motta.
Perché le masche?
Nel Piemonte occidentale il termine “masca” non identifica semplicemente una strega. È una figura complessa della tradizione popolare, sospesa tra memoria, paura, conoscenza e trasformazione. Il romanzo nasce proprio da questo patrimonio culturale, affrontandolo con uno sguardo storico e narrativo.
Come nasce “Il respiro delle masche”?
Il romanzo è nato da una domanda che mi accompagna da molti anni: che cosa succede quando una storia viene raccontata male? Da ricercatore ho imparato che ogni documento conserva tracce, omissioni e contraddizioni. Ho voluto portare questo stesso metodo dentro un romanzo crime, trasformando un’antica vicenda del Canavese in un’indagine contemporanea sulla memoria.
Chi è il protagonista principale?
Carlo Vargas non è un investigatore che cerca indizi. Cerca coerenza. Quando qualcosa non torna, non aggiunge ipotesi: prova a togliere tutto ciò che è superfluo finché resta soltanto ciò che resiste. È un modo di indagare che deriva molto dal miopassato di filologo.
Perché proprio le masche?
Mi interessava raccontare le masche senza trasformarle in un fenomeno folkloristico o esoterico. Mi sono chiesto che cosa accadrebbe se un fatto storico del Quattrocento producesse ancora oggi conseguenze concrete. Le masche diventano così il punto di incontro fra storia, memoria e cronaca.
Che cosa rende diverso questo romanzo rispetto ad altri thriller?
Nei thriller tradizionali il mistero consiste nello scoprire chi abbia commesso un delitto. Nel mio romanzo il mistero nasce prima: capire se ciò che crediamo di sapere sulla storia corrisponda alla realtà dei fatti. Il colpevole è importante. Ma la domanda lo è ancora di più.
Che cosa vorrebbe che il lettore portasse con sé dopo aver chiuso il libro?
Mi piacerebbe che il lettore chiudesse il libro con una sensazione insolita: non quella di aver trovato tutte le risposte, ma quella di voler rileggere alcuni passaggi con occhi diversi. Perché credo che ogni storia abbia almeno due letture. Ed è spesso la seconda a cambiare il significato della prima.
