Se una sera…
Cristiano uscì dal portone e si diresse, con passo spedito, verso la vettura parcheggiata poco distante. Lo sguardo vacuo puntato verso terra e il movimento meccanico degli arti segnalava un coacervo di pensieri che stentavano a seguire un tragitto lineare. In realtà l’uomo, non fosse stato per la pigrizia, avrebbe riso per la bizzarria della mente che mescolava camicie, patate, sorrisi e giorni.
Era una sera come tante e lui vagabondava come il solito all’interno delle sue fantasie.
Senza un motivo plausibile, Cristiano alzò il capo e lo volse alla sua destra. La vide, ma gli parve strano che fosse lei, sebbene abitassero nella stessa strada. Per alcuni secondi fu incerto sul da farsi. In un primo momento decise di proseguire ma poi, ipotizzando che volesse sottrarsi all’incontro, la chiamò con l’inconscia intenzione di metterla in difficoltà.
La donna guardò verso di lui e fece una smorfia, che nelle intenzioni doveva essere un sorriso; si fermò.
Cristiano la raggiunse e le strinse la mano.
Dopo i saluti, l’uomo si espresse con dolcezza evitando accuratamente di ricordarle appuntamenti mancati e sparizioni che ai suoi occhi apparivano programmate.
La conversazione così procedette quieta ma per luoghi comuni.
Era una sera di luna velata e anche lei sembrava sfumata, un po’ come le ombre che passavano sul marciapiede mal illuminato. Il suo viso era pallido, gli occhi stanchi, il tono della voce lieve. Non era triste ma sembrava sottomessa alla malinconia. Cristiano pensò che un abbraccio le avrebbe procurato conforto, ma si limitò a guardarla negli occhi.
La donna parlava con atteggiamento distratto.
Cristiano allora ritornò indietro nel tempo e ricordò che erano trascorsi quindici anni dal loro primo incontro; era stato in una piccola chiesa. A quell’epoca era una ragazza che cantava durante le funzioni religiose e lui la guardava mentre il suo cuore provava un senso di sollievo.
Si erano visti altre volte senza mai parlarsi. Era capitato in chiesa o per le strade del quartiere. In quelle occasioni avevano comunicato solamente con gli occhi e i loro sguardi, pur fuggevoli, non erano stati sfuggenti. A Cristiano bastava così. All’uomo, che era stato poco gaudente, ma molto libertino, sembrava il modo migliore per mantenere nel cuore una nicchia dove i sentimenti onesti potessero trovare rifugio. Era una maniera eccentrica per rendere salutare un’aritmia.
Con il trascorrere degli anni si erano visti meno, probabilmente a causa degli impegni di entrambi. In ogni modo a Cristiano, di tanto in tanto, capitava di pensarla. Non di rado, la sistemava all’interno di un acquerello in cui un uomo che non era lui le sorrideva e una nidiata di pargoli avanzava dall’orizzonte.
In altre circostanze invece, mescolando sacro e profano, le morbide pennellate facevano affiorare una ninfa china su una sorgente: niente oltre l’acqua e la donna, pur bella nella perfetta nudità.
Altri anni erano trascorsi.
Un giorno uscendo dal portone l’aveva vista passare e, preso da un impulso irrefrenabile, l’aveva raggiunta e fermata.
Si era presentato confessando, con insolita audacia, che da qualche tempo desiderava conoscerla. Infine aveva chiesto il permesso di telefonarle.
L’aveva chiamata e la conversazione era durata a lungo. Con la sensazione di parlare con una persona in grado di capire, parte della loro vita era stata rivelata.
La richiesta di un appuntamento da parte di Cristiano era stata accolta benevolmente, ma non si erano incontrati.
Si erano persi nuovamente.
Adesso la donna era lì. Di fronte a lui. Parlava con voce tenue. Non sorrideva.
Cristiano puntò gli occhi nei suoi e provò ad attraversarli.
Lo sguardo impermeabile di lei aprì un piccolo varco consentendogli di spingersi, anche se con molta fatica, nella sua malinconia. Così, per un lunghissimo istante gli occhi di entrambi si espressero come un tempo. Quelli di lei comunicarono di non essere sposata, di non avere pargoli e di non essere la ninfa partorita da arte e letteratura insieme con il sentimento religioso del bello. Si scusò per averlo fatto innamorare e infine, quegli occhi, sembrarono invocare pace.
Gli occhi di Cristiano evitarono d’intervenire.
L’uomo la baciò sulle guance, strinse la sua mano e si accomiatò rapidamente.
Si allontanarono in direzioni diverse.
Fatti alcuni passi gli occhi di entrambi si volsero al cielo e, nella luna, fecero convegno per riprendere il dialogo.
La luna, con singolare cortesia, attenuò la sua luce e ordinò al corteggio di stelle la discrezione. In quel momento nessun astro avrebbe potuto competere con la luminosità dei due volti animati da un sorriso che, sodale con gli occhi, annunciava che le anime stavano trovando una consonanza nuova. Un’armonia preludio a una scelta di vita che comprendeva la poesia, che è amore.

Veramente interessante.
Un racconto molto bello, delicato e poetico, in cui gli sguardi parlano più delle parole. Ho apprezzato la dolcezza con cui l’autore racconta un sentimento custodito nel tempo e la malinconia che attraversa i personaggi. Il finale, sospeso tra realtà e poesia, trasforma un semplice addio in un’intesa profonda e silenziosa.
Una storia facile da capire e di lettura scorrevole.
È il classico colpo di fulmine da parte dell’uomo che, tuttavia, rispetta i sentimenti di lei.
C’è affetto, ma a loro va bene quest’amore a distanza.
Anch quando gli occhi di uno si fissano sull’altro si guardano bene dal rivelarsi.
Rosa Lastella
Ho letto tutti i romanzi di Francesco Rodolfo Russo e molti suoi racconti. Penso che sia difficile sintetizzare una storia breve ma mi pare che ci sia riuscito: vi è poesia, seppur malinconica, che si eleva e raggiunge il firmamento, dove la luna sembra assorbire l’armonia di sguardi limpidi.
Anna
«Se una sera…» è un racconto in cui c’è determinazione, ma non invadenza, c’è tenerezza ma priva di gesti sdolcinati. In conclusione, in questo spaccato di vita, riemerge il poeta che Russo è.
Beatrice
Ho appena finito di leggere tutto d’un fiato – ma, forse, non con la dovuta attenzione – “Se una sera….”.
Credo che “Se una sera…”, sia la sera che ognuno di noi ha già vissuto o vorrebbe vivere.
Gli occhi che s’incontrano, nel loro mutismo, sono più loquaci di ogni discorso!
E’ con gli occhi, e’ con lo sguardo che ognuno di noi vuol comunicare all’altro ciò che spera, ciò che desidera, ciò che timori, paure, sofferenze, circostanze della vita hanno impedito al sogno di diventare realtà.
Il racconto mi è piaciuto perché “Se una sera…” riscopro il funambolismo che è in me, allora i timori, le paure, i complessi, le avversità che mi hanno tenuto incatenato, per la prima volta, quella sera, dovranno chinare il capo. Quella sera per la prima volta non l’hanno avuta vinta!
La voglia del funambolo di rincorrere un sogno quella sera ha avuto la meglio.
Il sogno può finalmente diventare realtà.
L’amore sposta le montagne.
👏👏👏👏
Un racconto interessante, un gioco di sguardi che sottintende parole inespresse, un dialogo a tratti potente, esercitato con gli occhi, poi interrotto e mai davvero intrapreso. Una storia che esprime malinconia, che parla di incontri mancati, di momenti di vita che non si allineano…ognuno può in fondo riconoscersi e avvertire quel senso di inconcludente sospensione. Bravo Francesco!
Un grande artista ! Bravissimo Francesco
Bel racconto struggente ma composto, dove prevale la nostalgia di un amore lieve, soffuso di dolcezza e tenerezza e il rimpianto lascia spazio al corso e al flusso della vita vera senza togliere alcun sentimento intimo guardando il cielo verso l’ infinito. La realtà e il sogno si fondono in toni poetici. Questo racconto è una carezza alle anime sensibili romantiche !
Delicati e intensi sentimenti. Bel racconto. Bravo Francesco Rodolfo Russo
Se una sera…..potrebbe essere anche la mia! Malinconia , Nostalgia, Dolcezza….
Grande sensibilità dell’autore. Una bella lettura!
Come sempre una profonda e attenta descrizione di una storia che viene subito la voglia di leggerlo tutto d’un fiato.
Bravo Francesco un racconto leggero ed impalpabile ma allo stesso tempo profondo. Mi ha dato l’impressione del rimpianto delle cose che avrebbero potuto essere ma non sono state e che per questo sono le più belle.
Come sempre molto delicato nell’esprimere i sentimenti. Complimenti dal ❤️
Pieno di sentimento e di poesia.
Fa sognare
Oggi lo sguardo passa dal cellulare al computer. Il tuo racconto ha il sapore di altri tempi. Un romanticismo che sembra essersi smarrito. Io spero ancora che qualcuno possa vivere di sguardi, di emozioni gioiose o malinconiche.
Bellissimo il finale.
Chi e’ un poeta nel cuore lo traspone anche in prosa.
Un racconto delicato e poetico che risveglia quel Romanticismo che ancora vive in ognuno di noi. Ma non è più quel tempo di sospiri e parole non dette. I due personaggi non si vedranno più, ognuno vivrà nei suoi personali e fantasiosi ricordi. La vita, oggi, chiede con vigore, di parlare guardandosi, di rischiare anche una parola di troppo piuttosto che chiudersi in un silenzio di paure o inviando messaggi per telefonino.