L’Ucraina potrebbe accettare che circa un quarto del proprio territorio resti sotto il controllo russo pur senza riconoscerne formalmente la sovranità a Mosca, è questo il punto centrale dell’ipotesi di un accordo di pace basato sul congelamento dell’attuale linea del fronte, fermare la guerra senza ottenere la restituzione immediata di tutti i territori occupati.
La distinzione è importante, non si tratterebbe di una cessione ufficiale delle regioni contese, né del riconoscimento giuridico delle annessioni russe, si tratterebbe, piuttosto, di accettare una situazione nella quale la Russia conserverebbe il controllo effettivo delle aree occupate, mentre Kiev continuerebbe a rivendicarne la sovranità.
È su questo terreno che si misura la portata dell’eventuale apertura di Volodymyr Zelensky, il principio dell’integrità territoriale ucraina resterebbe formalmente intatto, ma la sua applicazione concreta verrebbe rinviata a un futuro senza scadenze certe.
L’ipotesi di congelare le attuali posizioni militari consentirebbe di interrompere i combattimenti senza risolvere immediatamente la questione dei confini, la linea del fronte diventerebbe così il punto di partenza di un accordo, anziché una soluzione definitiva alla disputa territoriale.
Per Kiev, ciò significherebbe prendere in considerazione la fine delle ostilità senza aver recuperato tutti i territori occupati, per Mosca, invece, il mantenimento del controllo sulle aree conquistate rappresenterebbe un risultato concreto sul terreno, anche in assenza di un riconoscimento internazionale delle annessioni.
La differenza tra le due posizioni rimarrebbe sostanziale, l’Ucraina non riconoscerebbe quei territori come russi, mentre la Russia continuerebbe a esercitarvi il proprio controllo.
Il nodo centrale è proprio la distanza tra sovranità formale e realtà territoriale, un eventuale accordo potrebbe lasciare intatte le rivendicazioni giuridiche ucraine, senza però garantire il ritorno di quelle regioni sotto l’amministrazione di Kiev.
Rimarrebbe da chiarire quale destino sarebbe riservato ai territori occupati, se la loro condizione dovesse essere affrontata in negoziati successivi, se fosse prevista una soluzione internazionale oppure se il controllo russo finisse per consolidarsi senza una scadenza definita. Sono questioni decisive, perché determinerebbero la differenza tra una sospensione temporanea della guerra e un accordo destinato a durare.
Il dato politico essenziale è che una pace potrebbe essere negoziata senza la restituzione immediata di tutti i territori occupati, lasciando alla Russia il controllo effettivo di una parte dell’Ucraina.
Non una cessione formale, dunque, ma la possibile accettazione di una realtà sul terreno diversa da quella rivendicata da Kiev, la sovranità resterebbe contestata, il controllo territoriale, almeno nel breve periodo, potrebbe invece rimanere nelle mani di Mosca.
