Rita Levi-Montalcini
Donna, Un racconto di Anna Di Marco
Da soli dieci minuti erano passate le ore diciotto e, attorno al solito tavolo, ormai riservato ogni venerdì della settimana, i primi sorsi del fantastico cocktail, lo Stravagante, cominciavano già a produrre i loro effetti.
Un cerchio magico racchiudeva i tre amici e gli avventori che erano con loro. All’interno di quel cerchio Josef cominciò a recitare alcuni versi del Sommo Poeta:
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Poi aggiunse:
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
E concluse con il celebre passo:
Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova.
Quel venerdì lo pseudo circolo letterario era deciso a rendere omaggio alla Donna. Si voleva riflettere sul significato profondo dell’essere donna: una figura capace di generare, educare, curare, amministrare, immaginare; fragile e forte nello stesso tempo. Una creatura diversa dall’uomo, un essere quasi divino che, con la sua elegante bellezza, suscita ammirazione, dolcezza e una sorta di estasi contemplativa.
Le teste cominciarono lentamente a svuotarsi di tutta la cianfrusaglia accumulata negli anni: pregiudizi, convinzioni e false certezze. Tutti, come sospesi in una dimensione superiore, si ritrovarono a contemplare l’Essenza della Donna. Non la figura che ogni giorno corre per le strade della città, attraversa scuole, ospedali, uffici o aziende, ma quella presenza capace di manifestare una bellezza interiore che conduce alla contemplazione.
Tutti desideravano ritrovare dentro di sé quell’estasi.
Qualcuno osservò che non tutte le donne riescono a portare alla luce la propria natura più autentica. Molte finiscono per nasconderla sotto abiti firmati, strati di trucco, frivolezze, chiacchiere, ambizioni di potere politico, economico o sociale, oppure dietro un’arroganza che spesso è soltanto una forma di difesa. Così la creatura divina rimane sepolta, soffoca lentamente e lascia il posto a un involucro pieno di cose prive di autentico valore.
La bellezza non è una questione di peso o di misure. È una luce elegante che nasce dall’anima.
La Donna è colei che rende più bello tutto ciò che sfiora con le mani, con la mente e con il cuore. È creatività, fantasia, capacità di distinguere ciò che è autentico da ciò che è soltanto rumore.
Il primo bicchiere dello Stravagante era ormai quasi finito quando il barista entrò nel cerchio magico con un vassoio colmo di nuovi cocktail.
Pietro prese allora la parola e recitò alcuni versi:
Avresti già per te l’universo.
Se potessi darti tutto non avresti spazio
né il tempo per goderti ogni cosa.
Tu, che quando sorridi,
apri il cielo,
e non esiste nulla di più bello di te.
Maria, una cliente del bar, propose allora un’idea.
In quel quartiere elegante della città, a pochi passi dal centro, sorgeva un antico palazzo di fine Ottocento circondato da un grande giardino. Perché non trasformarlo in una scuola iniziatica dedicata alla conoscenza della Donna?
Occorreva restituire alla parola “Donna” il suo significato più profondo; impedire che le inadeguatezze, maschili e femminili, soffocassero la sua autentica essenza.
I sogni iniziarono a rincorrersi.
Tutti si sentirono smarriti. Abbassarono lo sguardo, non perché ciò che vedevano fosse brutto, ma perché quella bellezza suscitava pudore.
Dov’era quella creatura nobile d’animo e piena di decoro davanti alla quale ogni lingua diventa tremante e gli occhi non osano alzarsi?
Dov’era quella mitezza propria di un essere disceso dal cielo?
Dov’era quel fascino capace di riempire il cuore di infinita dolcezza?
Sembrava che nessuno spirito gentile percorresse più le vie della città.
Improvvisamente, attorno al cerchio magico comparvero alcune scritte.
«È facile essere una femmina: bastano un paio di tacchi a spillo e un abito succinto. Per essere una donna bisogna vestire il cervello di carattere, personalità e coraggio.»
(Rita Levi-Montalcini)
«Essere donna è così affascinante: è un’avventura che richiede coraggio, una sfida che non finisce mai.»
(Oriana Fallaci)
«Ogni donna può apparire al meglio quando si sente bene nella propria pelle. Non contano il vestito o il trucco, ma la luce che riesce a emanare.»
(Sophia Loren)
Fu allora che Antonio iniziò a raccontare una fiaba.
Come tutte le fiabe, incominciava con:
«C’era una volta una ragazza di nome Grazia.
Non era considerata bella e questo, ai suoi occhi, rappresentava un limite insormontabile. Se limite si può chiamare il non possedere un volto armonioso o un corpo conforme ai canoni della bellezza.
Questa convinzione le impediva di vivere pienamente. Custodiva nel cuore tutti i suoi vorrei, desidererei, farei, andrei… senza trovare il coraggio di trasformarli in realtà.
Quando, qualche volta, i sogni prendevano il sopravvento e si avventurava per le vie del villaggio, bastava uno sguardo, una risata o un bisbiglio perché tornasse a rifugiarsi nella sua piccola casa nel bosco, lontana da tutti.
Aveva finito per convincersi di non essere né una vera donna né una femmina degna di essere guardata. Agli occhi della gente si sentiva soltanto uno scarabocchio della natura.
Eppure Grazia possedeva un dono straordinario.
Nel silenzio del suo isolamento viveva immersa nella musica. Dalle sue mani e dalla sua voce sgorgavano melodie che sembravano provenire da un luogo sconosciuto persino all’universo. Ogni nota era un soffio di luce, ogni parola un invito alla speranza.
Nessuno, però, poteva ascoltarla.
Lei stessa era convinta che la sua bruttezza avrebbe stonato con la bellezza della sua musica.
Molti chilometri più lontano viveva un uomo di nome Erasmo.
Il suo fascino conquistava chiunque lo incontrasse. Le donne lo corteggiavano, gli uomini ne invidiavano l’eleganza e il portamento.
Le sue sembianze ricordavano gli antichi eroi: sembrava il figlio di Eros per il fascino, di Nettuno per la maestosità, di Marte per il vigore e di Giove per la nobiltà. Pareva appartenere a quell’epoca lontana in cui gli dèi camminavano ancora accanto agli uomini.
Un giorno, attraversando il bosco, Erasmo udì una melodia.
Si fermò.
Sedette sotto una magnolia e rimase immobile.
Non aveva mai ascoltato una musica tanto pura. Ogni nota sembrava sciogliere le inquietudini del cuore e spalancare orizzonti di serenità.
Tra sé pensò:
«Solo una donna di straordinaria bellezza può essere capace di creare una simile armonia.»
Quando giunse al villaggio era ormai sera.
Entrò in una taverna per rifocillarsi e raccontò a tutti di aver ascoltato, nel cuore del bosco, una musica così celestiale da poter appartenere soltanto alla donna più bella del mondo.
Gli abitanti si guardarono stupiti.
Chi poteva essere quella misteriosa creatura?
Nessuno seppe rispondere.
Passarono alcuni giorni.
Il desiderio di ritrovare quella musica divenne così forte che Erasmo tornò nel bosco.
Quel giorno Grazia, per sfuggire al caldo estivo, era scesa fino al fiume.
Immersa nell’acqua limpida, lasciò che il canto sgorgasse spontaneamente dal suo cuore.
Le sue braccia si muovevano leggere, come quelle di un direttore d’orchestra che guida strumenti invisibili.
La musica si diffuse tra gli alberi.
Attraversò il bosco, sfiorò le foglie, accarezzò il vento.
Erasmo seguì quel richiamo fino alla riva del fiume.
Quando vide Grazia rimase senza parole.
Per un istante non vide il suo volto né il suo corpo.
Vide soltanto la luce che la abitava.
Fu allora che anche dal suo cuore nacque una musica.
Le due melodie si cercarono, si incontrarono e diventarono una sola.
Né Botticelli, né Tiziano, né alcun altro pittore avrebbe potuto dipingere quella scena.
Non era la bellezza dei lineamenti.
Era la bellezza di due anime che si riconoscevano.
Da quel giorno Grazia ed Erasmo camminarono insieme.
Quando attraversavano il villaggio cantavano la loro melodia e gli abitanti interrompevano ogni attività per ascoltarli.
Non c’erano più risate di scherno.
Non c’erano più sguardi di derisione.
Gli uomini avevano finalmente aperto gli occhi del cuore.
Quelli che fino ad allora erano rimasti chiusi.
Così tutti cominciarono a vedere l’autentica bellezza di Grazia.
Non quella riflessa nello specchio, ma quella che nasceva dalla sua anima.
Qualcuno arrivò perfino a paragonarla a Venere.
Ma il paragone ormai non aveva più importanza.
La vera bellezza non aveva bisogno di confronti.
Era sufficiente contemplarla.
Lo specchio dell’anima mostrava finalmente l’Essenza della Donna.
E gli uomini scoprirono di possedere un altro paio di occhi, nascosti nel cuore, capaci di vedere ciò che gli occhi del corpo non avrebbero mai potuto cogliere.
Quando l’incontro terminò, come accadeva ogni venerdì, i partecipanti lasciarono lentamente il cerchio magico.
Si allontanarono uno dopo l’altro, come le perle di una preziosa collana che scorrono dolcemente tra le dita.
Ognuno tornò verso la propria casa con una nuova consapevolezza.
Avevano imparato che esiste uno sguardo più profondo di quello degli occhi.
Uno sguardo che nasce dall’anima.
Ed è soltanto attraverso quello sguardo che si può riconoscere, contemplare e amare una vera, autentica Donna.

Fantastico, centrare l’essenza Donna con tutte le sfumature che solo una scrittrice donna può narrare non è roba da poco. Complimenti❣️
Guardare una donna con gli occhi del cuore è amore puro, non è difficile, ma sono pochi gli uomini che riescono a farlo. Io ho avuto il piacere di conoscerne UNO.
Complimenti , a parte per le importantissime citazioni, introdotte magistralmente, sei riuscita a regalarci un quadro della donna ricco di significato. Come sempre ,BRAVA!
Leggere i versi più bel Lidi Dante rivolti ad una “donna”, mi emoziona sempre e mi par di comprendere quella che in fondo al cuore provava il poeta, al punto tale da volerla “immortalare” con i suoi splendidi versi‼️ E che dire della “favola”❓ Un modo intelligente per far comprendere che, spesso, la vera bellezza non è solo esteriore… Il più delle volte si manifesta con la dolcezza, la gentilezza di una persona… Grazie per averlo ricordato… La donna ha un che di “divino” poiché ha la facoltà di “creare” una vita… Se gli uomini se lk ricordassero più spesso e la guardassero” con stupore, come si ammira una rarità, sono certa che le violenze ed i femminicidi diminuirebbero drasticamente… Le mamme dei maschi non dovrebbero mai dimenticarsi di insegnare questo ai propri figli‼️