Sentirsi un cane e comportarsi come tale può essere considerato un diritto?
Qualche giorno fa ho visto, su un canale affidabile e non scandalistico, un video brevissimo che ha scioccato anche me che mi occupo di Woke & C. da qualche anno. Un video di 25 secondi, solo una manciata di secondi durante i quali ci si può rendere conto a che infimo livello di degrado si è fatta crollare l’umanità. Non voglio generalizzare accusando tutta l’umanità, ma il mio j’accuse è rivolto non solo agli schiavi volontari di questa perversa ideologia, ma anche a quella parte di umanità che Dante definì gli Ignavi e che con disprezzo confinò nell’Antinferno, perché non erano degni di vivere nell’Inferno con gli altri peccatori.
Grazie all’ignavia della gran parte delle popolazioni umane, grazie alla loro indifferenza e alla loro non scelta e inazione, una piccola porzione di esse è impazzita e la sua pazzia si sta diffondendo come un ‘turbo cancro’ tra i giovani che sono gli esseri più indifesi perchè privi di cultura storica, di educazione morale ed etica. I giovani purtroppo non hanno gli anticorpi naturali come noi anziani per difendersi dagli attacchi del sistema al quale aderiscono acriticamente ritenendosi anzi di essere le generazioni smart, + veloci, + tecnologici, + intelligenti e + connessi.
I titoli del video sono: “Francia. Femministe cagne vengono portate a spasso dai padroni per fare i bisogni.” “Cresce il numero di giovani che rivendicano la libertà di identificarsi in bestie. Del resto chi può negare che non lo siano?”. Di seguito il video si snocciola in scene raccapriccianti ma anche mostruosamente ridicole. Ci sono due giovani ragazze che debitamente attrezzate con finte orecchie e code stanno carponi sul marciapiede, dimenandosi, guaendo e abbaiando in cerca delle coccole delle loro padrone che le tengono al guinzaglio, in attesa di attraversare una strada cittadina. Avevo già visto questa scena ributtante su due video girati a Berlino un paio di anni fa, con due ragazze che come quelle francesi venivano portate in giro per le strade cittadine al guinzaglio. È il fenomeno del puppy play (gioco del cucciolo) nato e in voga in Germania, ma esteso adesso anche in altri paesi europei.
Queste povere creature si rappresentano nell’identità di specie alla quale si identificano, una delle tante sdoganate e incorporate nel simbolo + del movimento woke LGBTQIA+, acronimo che sta per: lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, intersessuali, asessuali e + tutte le altre svariate identità di genere e specie alle quali si crede di appartenere, come il cane.
Va bene, penso, speriamo che questo fenomeno cessi presto. Ma il giorno dopo trovandomi a fare la spesa al mercato, tra un banco del formaggio e uno di verdura, ad un certo punto appare lei… la donna farfalla! Metto da parte la lista della spesa, questa ragazza attrae la mia e l’altrui attenzione, per un motivo tutt’altro che banale. Sui 25 anni circa, bella, alta, vestita del minimo indispensabile per coprire i genitali e i seni, sorridente e apparentemente felice, sfoggiava girando attorno a se stessa due grandi ali di farfalla azzurre applicate dietro la schiena. Mimò i gesti del volo delle farfalle per diversi minuti fino a quando l’allevatore di farfalle che l’accompagnava le consegnò un panino imbottito con prosciutto che divorò senza molta eleganza. Guardandola, anzi decisamente fissandola per riconoscere che stava interpretando una farfalla, notavo che lei, orgogliosamente prendeva la scena e si lasciava ‘ammirare’ dai presenti, mentre accanto le passavano due donne islamiche imprigionate nei loro niqab con almeno quattro marmocchi che le seguivano nascondendosi tra le pieghe dei lunghi vestiti.
Non era uno spettacolo, non era un’artista di strada, era evidentissimo. Era una psicotica in cerca di senso che squarciava maldestramente il senso della realtà comune di tutti gli altri astanti.
Quindi c’eravamo almeno tre tipi di donne in quei momenti: quelle coi jeans, quelle di niqab nascoste e la farfalla dalle ali liberata. Impressionante! Pensai subito alla sincronicità junghiana e tornando a casa con la spesa mi risolsi a studiare questo fantomatico diritto all’autodeterminazione rivendicato dall’ideologia woke che tutto consente, tutto rende legale, legittimo e possibile nella nostra società in declino.
L’autodeterminazione è uno dei diritti naturali introdotti dal giusnaturalismo, universale e inalienabile, caposaldo della filosofia e della politica di epoca illuminista. Il diritto all’autodeterminazione individuale viene definito in senso lato come il “diritto della persona di divenire il centro decisionale sovrano delle scelte che riguardano la sua esistenza entro i limiti fin dove i quali è tollerabile che si spinga”.
I limiti sono rappresentati dal rispetto dei diritti altrui e dalle norme di buon costume. Più che un diritto, l’autodeterminazione è il principio fondamentale riconosciuto dall’ordinamento giuridico attraverso il quale si manifestano ed estrinsecano i veri diritti fondamentali disciplinati dalla Costituzioni e dalle leggi ordinarie.
Tale principio non viene espressamente richiamato dalla Costituzione, ma viene ricavato dall’applicazione dei diritti riconosciuti dagli artt. 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 13 (inviolabilità delle libertà personali), 32 (diritto alla salute). E nella legge ordinaria 219/2017 all’art.1 così si statuisce “La presente legge, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità ed all’autodeterminazione della persona”.
Nel tempo a causa dell’evoluzione tecnologica e del cambiamento culturale dalla stessa provocato, sono cambiati anche i costumi e questo principio ha cominciato ad essere esteso e a tutelare altre forme di diritti che si sono presentati nello scenario dell’esistenza degli individui, come ad esempio il diritto alla fecondazione eterologa per consentire alla coppia di esaudire il ‘desiderio’ di formare una famiglia anche con figli, il diritto di scelta delle terapie sanitarie attraverso il consenso informato, il diritto ad esprimere il proprio orientamento sessuale senza essere discriminati, il diritto delle donne di decidere liberamente sulla propria vita riproduttiva etc.
Quella italiana è una Costituzione aperta, che consente un’interpretazione ‘evolutiva’ delle sue norme per permettere alla società contemporanea l’introduzione di nuovi ‘diritti’ che rispondano alle nuove e moderne esigenze individuali e collettive.
Attualmente però grazie alla costante espansione ed evoluzione del principio di autodeterminazione sotto l’egida dell’imperante ideologia woke, la società e la politica sono finite dentro un distopico tritacarne che sopprime i sani valori tradizionali, tra i quali il diritto alla Vita, per soppiantarli con aberranti istituti che sopprimono la vita.
Velocemente in occidente stiamo passando dal diritto all’aborto entro i limiti di legge al diritto all’aborto sempre e comunque, consentendo anche l’infanticidio del nato vivo. Il diritto ad invecchiare e ad essere assistito lascia il posto al diritto/dovere ad essere eutanasizzato. Il politicamente corretto principio di accoglienza e inclusività degli immigrati irregolari ci obbliga a rinunciare alla sicurezza, al welfare e al lavoro. L’inclusività dei 120 generi LGBTQIA+ ci obbliga a rinunciare all’identità dei nostri figli e nipoti che diventeranno degli androgini privi di identità e personalità, con bassissimo Q.I., ma con grande capacità di resilienza e versatilità ad eseguire dei comandi.
Qualcosa sta andando storto. Le ragazze che si sentono e fanno i cani o le farfalle e che in questa loro scelta devono essere accettate e assecondate, rappresentano l’apertura dell’ultima finestra di Overton, la sesta, quella finale della legalizzazione di un fenomeno che qualche anno prima era inconcepibile solo ipotizzare .
Del diritto all’autodeterminazione individuale sono stati sfilacciati i contorni e i confini determinati dai limiti giuridicamente posti che non esistono più. Lasciato tra le grinfie dell’ideologia woke viene strumentalizzato dall’èlite per la realizzazione di un mondo globale, distopico e disumano.
Diversi studi giuridici e sociali hanno lanciato un grido d’allarme denunciando la tendenza dell’attuale principio di autodeterminazione a creare un falso senso di onnipotenza negli individui che sembrano invogliati a ritenere di avere libertà assoluta su di sé e sulle proprie azioni. Le pubblicità che attraversano la nostra esistenza ci fanno credere che tutti i nostri desideri sono dei diritti, che possono essere infiniti e che dobbiamo soddisfarli, uno dietro l’altro, senza più inibizioni morali o sociali, incuranti anche delle conseguenze che questi hanno sul piano collettivo.
Questa interpretazione sempre più espansiva del diritto all’autodeterminazione ci ha abituati anche ad accettare le nostre derive più narcisistiche e psicotiche. Siamo diventati più edonisti, egoisti, individualisti e isolazionisti; ci hanno detto in tutte le lingue e in tutte le TV che ne abbiamo il diritto! Questo sarebbe il nuovo uomo, prima che ceda il passo alle macchine e all’A.I.
Ma i limiti e le norme di contenimento di questa deriva esistono ancora anche se vengono superate e disapplicate dai poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giurisdizionale.
La Costituzione italiana ha posto anche esplicitamente (artt. 19 e 21) i limiti al diritto di autodeterminazione attraverso le regole di rispetto del buon costume e del pudore. Sono state chiamate ‘norme di chiusura’ perché rappresentano un limite invalicabile, oltre il quale non si può andare, ma oltre il quale si è andati. Tutte queste regole sono norme anche non scritte etiche e morali sulle quali è basata l’esistenza della collettività che le riconosce proprie in un determinato contesto storico e di tempo.
Tutti saremmo tenuti ad osservarle per contemperare il nostro diritto alla libertà con l’altrettanto importante diritto della collettività di esprimere la propria senza vedersi imporre balzi in avanti involutivi. Solo nel contemperamento degli interessi e dei diritti è possibile esistere e progredire come umanità.
Il buon costume e il senso del pudore in particolare riguardano il senso della moralità, della decenza, dell’onestà, della riservatezza sessuale e della dignità della collettività che devono essere preservati dinanzi a manifestazioni individuali o collettive che vanno contro.
Ma tant’è che già nel 2013 con sentenza n. 24110 la Suprema Corte di Cassazione dichiarò che il Gay Pride è un evento che “unitamente al costume sessuale che esso rappresenta, è in sé del tutto lecito e privo di qualsivoglia profilo di intrinseca negatività”.
I principi morali ed etici in cui si riconosce la collettività, ben oltre che la maggioranza rispetto alle minoranze deviate esistono! Sono vigenti e di facile interpretazione! Basterebbe che le istituzioni le promuovessero e reprimessero i comportamenti contrari.
Tali principi sono sempre attuali e non possono essere cancellati e sostituiti come fossero abiti antiquati e non più alla moda. L’essere umano, nonostante che il transumanesimo lo stia trangugiando è sempre tale, ancora adesso!
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Chiaro. Semplice.
Nati non fummo per essere bruti!
E nemmeno per essere ignavi….
Grazie Giovanni !