Dallo sbarco in Normandia alla nazificazione della Russia
Archiviate le ultime consultazioni elettorali col loro codazzo di litigiosità, acrimonie, pettegolezzi, aggressioni mediatiche e retorica di ogni tipo, torniamo a qualche considerazione inattuale, fuori dalla quotidianità senza peraltro essere fuori dalla contemporaneità.
Parliamo ancora di propaganda, di quell’attitudine eterna -ma ultimamente molto amplificata e molto potenziata dai mezzi di comunicazione- con cui il potere esalta le proprie cupidigie mistificando la realtà e, soprattutto, quel particolare tipo di realtà che è la storia.
Il 6 giugno scorso l’occidente atlantista si è ritrovato sulle spiagge della Normandia per ricordare gli eventi di ottant’anni fa ma soprattutto per autocelebrarsi e ricostruire quei fatti a uso e consumo del suo attuale spirito bellicista.
La sinfonia suonata dall’orchestra euro-americana, diretta dal maestro Biden, ha avuto come tema conduttore l’idea che, allora come oggi, esisteva ed esiste un nemico comune, barbaro, aggressivo, dispotico che minaccia le nostre terre, le nostre famiglie e le nostre libertà, e di fronte a cui bisogna unirsi, armarsi, combattere.
Nella scenografia che ci è stata proposta, l’Ucraina di oggi è la Normandia di ieri, la Russia putiniana la continuatrice della Germania hitleriana, e uno Zelensky che saltellava fra i potenti d’Occidente è stato dipinto come il simbolo vivo e vitale di un’Europa minacciata e coraggiosa, allora come oggi, anche se in molti si sono chiesti che cosa rappresentasse quel piccolo personaggio in quella grande occasione.
Così come molti si sono chiesti perché il presidente ucraino che in patria accetta senza problemi il sostegno di gruppi politico-militari neonazisti e che rappresenta una nazione la quale nel 1944 appoggiava apertamente le truppe di occupazione tedesche, e che aveva fra i suoi eroi un tal Stepan Bandera, nazista dichiarato e deportatore di ebrei, fosse lì a celebrare il sacrificio di migliaia e migliaia di soldati alleati che quel nazismo avevano combattuto.
Così come, ancora, molti si sono chiesti quale ragione -al di là della russofobia- abbia proibito la presenza di una nazione, l’allora Unione Sovietica e oggi Russia, che alla liberazione dell’Europa dal nazismo ha immolato milioni e milioni e milioni di combattenti e di civili senza i quali, probabilmente, l’assalto alleato in Normandia non avrebbe prodotto alcun risultato significativo.
Vedere il presidente ucraino, vestito come fosse in trincea, esibito come salvatore d’Europa, come baluardo contro un esercito russo pronto a varcare i confini della NATO per invadere le pianure tedesche, francesi, italiane, spagnole fino a raggiungere l’Atlantico, ha sicuramente impressionato l’opinione pubblica europea, o almeno quella convinta che la guerra in Ucraina sia iniziata il 24 febbraio 2022, quell’opinione pubblica ignara del fatto che a Minsk nel 2014 furono firmati degli accordi russo-ucraini che avrebbero potuto, se rispettati, evitare la guerra seguente, e ancora quell’opinione pubblica anch’essa ignara degli accordi di Istanbul del 28 febbraio 2022 fra Zelensky e Putin che avrebbero interrotto immediatamente le operazioni militari se il primo non si fosse piegato alle minacce dell’allora premier britannico Boris Johnson che invece ne voleva assolutamente la prosecuzione.
Insomma, che Zelensky sia l’icona di una democrazia offesa e villipesa e leader di una nazione senza macchia e senza paura appare quanto meno dubbio a meno che non si creda al principio, anch’esso molto dubbio, secondo cui l’aggredito ha solo e sempre tutte le ragioni e l’aggressore solo e sempre tutti i torti, cosa che lasciamo volentieri credere all’opinione pubblica sempliciotta e ipnotizzata dalla propaganda atlantista che va alla grande nei mezzi di comunicazione predominanti.
Ci lascia estremamente perplessi anche il parallelismo, evocato sulle spiagge della Normandia da Biden e alleati, che affianca la Russia putiniana alla Germania nazista.
Abbiamo evidenziato in altra occasione, su queste pagine, come la Russia abbia difeso militarmente, con l’Operazione militare speciale in Ucraina, una sua vitale area d’interesse strategico a fronte del tentativo NATO di portare quella regione nella sua compagine, cosa che avrebbe comportato lo schieramento della sua potenzialità offensiva, anche nucleare, sulla porta della Russia stessa.
Si può credere o no alle affermazioni putiniane che negano ogni progetto o intenzione espansionista della Russia verso Ovest, ma si dovrebbe almeno valutare con serietà l’intenzione e l’interesse di una simile ipotetica scelta, non suffragata da alcun elemento di fatto o di convenienza.
Paragonare questa scelta militare molto razionale all’espansionismo ideologico nazista in Europa negli anni trenta del novecento appartiene alla narrazione storica da rotocalco popolare, e porta solo all’invasione di elementi di irrazionalità, intolleranza, paranoia nel complesso mondo delle relazioni internazionali, elementi già purtroppo esuberanti nelle parole di uomini come Macron o Stoltenberg, parole che rischiano di penetrare anche nella mentalità corrente dei popoli europei, supportate per di più dall’incubo e dal terrorismo nucleari.
Ora, fino a che è la piccola e patetica sinistra italiana e riesumare ogni giorno il cadavere rinsecchito del fascismo usando ogni pretesto, dal 25 aprile a Matteotti, da Scurati a Vannacci, da CasaPound al portavoce di Lollobrigida, possiamo anche sorridere, essendo queste esaltazioni politico-moralistiche del tutto ininfluenti.
Ma indurre nella gente -e soprattutto nelle classi dirigenti- l’idea che la Russia e Putin siano il nuovo nazismo e che vadano combattuti ovunque e comunque, anche a costo di mandare i nostri giovani e meno giovani a morire nelle pianure sarmatiche, come ai tempi di Marco Aurelio, è infinitamente più pericoloso, soprattutto se dovesse contribuire a giustificare la frenesia bellicista di certi paesi occidentali e a ritenere il loro avventurismo normale e perfino auspicabile, come nel 1939.
Attenzione quindi a quel che si dice, e soprattutto a quel che ci dicono certi politici (chissà se Macron e Scholz taceranno per un po’ dopo la martellata elettorale…) e facciamo attenzione all’utilizzo di una storia cinematografica confezionata per un’opinione pubblica di bocca buona e di pochi studi, ma straordinariamente pronta a raccogliere la propaganda opportunamente costruita dai padroni del discorso, magari anche collocati ai vertici delle istituzioni.
