Un probabile rimedio per arginare l’ideologizzazione e la politicizzazione correntizia dei magistrati
Da più di trent’anni, precisamente da inizio anni novanta, con l’esplodere della stagione di Tangentopoli e delle inchieste ‘Mani pulite’, che videro coinvolti nei processi di corruzione anche Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, si borbotta tanto pubblicamente che nei salotti buoni della prevaricazione del potere giudiziario sul potere politico, giustificato dalla missione di pulizia morale che la magistratura si arrogò allora e che tutt’ora persegue con esiti discutibili.
All’uopo desidero richiamare la lettura del mio ultimo articolo ‘I magistrati e la loro ineffabile giustizia’ https://civico20-news.it/cronaca/i-magistrati-e-la-loro-ineffabile-giustizia/18/09/2026/, a prosecuzione del quale sarà il presente, nella speranza di offrire, per quanto possibile, una visione corretta e aderente alla realtà che il nostro paese sta vivendo in questi anni.
A quell’epoca nell’ANM, il sindacato della magistratura, cominciarono a formarsi le correnti politiche dei magistrati di destra, di sinistra e di centro, che non sono veri partiti politici ma che nella sostanza perseguono lo stesso scopo cercando di fare prevalere la propria interpretazione della giustizia e delle norme di legge su quella degli altri. Il loro sviluppo ha seguito lo stesso modello di sviluppo dei partiti politici: elezioni, liste di candidati, spartizione di potere, favoritismi, carriere agevolate o bloccate a seconda dell’adesione o no ai principi della corrente, e influenza sulle nomine dei giudici togati del CSM, determinandone l’indirizzo decisionale. Il tutto in barba al principio dell’autonomia e dell’indipendenza del magistrato non solo di fronte alle altre istituzioni ma anche gerarchicamente di fronte agli altri magistrati.
La magistratura si è politicizzata ed ha anche fatto propria l’ideologia del ‘buon potere’ così come è stata condizionata a fare dai partiti di sinistra, ai quali è indissolubilmente legata. Da qui ne sono derivati, sempre più frequentemente i giudizi di denigrazione dell’operato della magistratura. Lo stesso Berlusconi dichiarò che per fare il magistrato si doveva essere “mentalmente disturbati” e “avere turbe psichiche” e che erano “antropologicamente diversi dagli altri italiani”. Devo dire, a distanza di trent’anni, che l’ultima affermazione si attaglia perfettamente alla situazione attuale, gli italiani sentono che la categoria dei magistrati è molto distante dalla loro realtà fatta di bisogni di protezione e di giustizia.
Se poi a quella politica della ‘pulizia morale’ degli anni ‘90 si aggiunge la successiva adesione totale da parte della magistratura all’ideologia woke nelle sue espressioni del gender, dell’immigrazionismo e del green deal, stante l’evoluzione devastante ad oggi degli stessi, non c’è più bisogno di farsi ancora domande e cercare risposte relative all’attuale situazione.
La giurista e Vicepresidente del Garante per la Privacy Ginevra Cerrina Feroni ha recentemente dichiarato durante un’intervista: “Non penso affatto che il woke sia in fase recessiva. È un pericoloso e pervasivo modo di ragionare, che ha messo radici profonde e che ha trovato nella giurisprudenza creativa di alcuni giudici un efficace strumento di espansione. Ovvio che ci sono spazi nelle norme dove la legge stessa lascia margini interpretativi al giudice. Ma ciò che sta succedendo da noi in Italia- ovvero provvedimenti giudiziari che disattendono la legge, creativi essi stessi di nuove norme – supera ogni fisiologia di sistema e mette a rischio le basi dello Stato costituzionale. Altro che giudice bocca della legge come insegnava Montesquieu!”
Ad ogni buon conto, si è parlato tanto di ‘devianza’ della magistratura dalla sua funzione fino a che siamo arrivati alla riforma dell’ordinamento giudiziario Cartabia e al successivo decreto legislativo 44/2024 con il quale si è modificato il concorso di magistratura. All’art. 1 si statuisce che per i concorrenti che superano la prova scritta, la successiva prova orale si svolgerà con un test psicoattitudinale per verificare “assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria, come individuate dal consiglio superiore della magistratura”, con riferimento a cinque aree: area cognitiva, area emotiva, area relazionale, area etico-valoriale e area organizzativa.
Sembrerebbe che vogliano iniziare a considerare che i magistrati sono delle persone come le altre, che possano avere le loro frustrazioni e psicopaticità, stati mentali ed emotivi che se non conosciuti ed elaborati possono condizionare negativamente anche la loro attività professionale; come per tutte le altre persone! Questi test psicoattitudinali, altro non sono, comunque, che i test ai quali vengono sottoposti altre categorie di lavoratori. Perché i magistrati nelle loro decisioni vengono influenzati non solo dalle correnti e dalle loro conoscenze giuridiche e di cultura, ma anche dalle loro emozioni e dai loro sentimenti, dalle loro capacità relazionali e di empatia, e dai loro personali valori morali ed etici.
Nella mia esperienza professionale di avvocato civilista ho chiesto per anni, durante la partecipazione ai corsi accreditati di formazione, di prevedere anche dei corsi di natura psicologica tanto per gli avvocati che per i magistrati. Di ‘udienze svolte in modo nevrotico’ e di colleghi avversari ‘problematici’ ne incontravo parecchi, e quando partecipavo alle udienze sapevo già che la complessità dell’udienza stessa non sarebbe stata determinata dalla materia del contendere – che in assoluto era quella che interessava i nostri clienti – bensì dalla personalità psicotica e frustrata del collega, il più delle volte inconsapevole del conflitto autoreferenziale e narcisista in cui coinvolgeva tutti i partecipanti all’udienza, magistrato compreso; il quale ultimo magari, assistendo a questi teatrini non perdeva occasione per definire sciatta la categoria degli avvocati.
Il Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta plenaria del 5 novembre 2025 ha emesso la delibera con la quale autorizza la Commissione consiliare a predisporre i test psicoattitudinali e conta di applicare la nuova normativa dai prossimi concorsi banditi dal 2026.
Nel frattempo, in questi anni i borbottamenti dei precedenti decenni sono diventati voci di corridoio e infine lamentazioni di strada dei cittadini, e così le istituzioni politiche e l’ANM hanno cominciato a parlarsi, dichiarando apertamente quest’ultima insieme al CSM che si, nella magistratura ci sono delle “questioni irrisolte” che vanno affrontate, mentre il Ministro della Giustizia Nordio ha potuto esplicitare pubblicamente il problema dichiarando che “il magistrato inetto, impreparato, indegno o inadeguato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera”.
Invece il Presidente Mattarella che dovrebbe essere garante dell’unità nazionale, imparziale e neutrale, continua anacronisticamente a schierarsi politicamente, senza tenere in conto il popolo che rappresenta, conferma apoditticamente il conflitto e dichiara: “ribadisco che occorre rispettare il CSM” (Sic!). Ciò che il Presidente manca di ricordare è che “La scelta dei valori ideali ed etici da tutelare è compito riservato ai liberi Parlamenti legittimati dal voto dei cittadini non di chi non deve rispondere alle urne” (Giuseppe Bianco).
E di questa “giurisprudenza creativa” e molto personalizzata dei magistrati, negli anni ne abbiamo accumulato una copiosa casistica. Sentenze ingiuste e fuori dalla legge stanno creando disagio, paura e reazioni rabbiose da parte dei cittadini autoctoni, che altra strada da percorrere non vedono se non quella ribellione e dell’autodifesa nei casi in cui è minacciata la loro sicurezza e incolumità.
Ma questa non vuole essere una relazione da convegno destinata ai pochi papaveri che vi partecipano più per creare alleanze e businnes che per reale interesse giuridico ed etico. Questa vuole essere, attraverso l’esposizione di dati raccolti nel tempo e nei vari contesti, informazione e formazione di coscienze consapevoli e responsabili. E perciò scriviamo anche dei casi di deformità giuridica della neo giurisprudenza fluida italiana.
Accenniamo ai reati commessi, oramai quasi giornalmente, dalle gang dei maranza composte da extracomunitari irregolari, regolari o anche già italiani di seconda generazione. Commettono la maggior parte dei reati predatori, stupri e omicidi girando armati di machete e coltelli, di giorno e di notte, nei centri così come nelle periferie italiane. Odiano gli italiani, ma vogliono sfruttare le risorse del paese, non hanno alcuna intenzione di integrarsi e reiterano sempre gli stessi reati. La polizia li arresta e prontamente i magistrati li mettono in libertà, giustificandone le azioni criminose con lo stress post traumatico vissuto nel paese di provenienza, con il disagio vissuto per la mancata possibilità di integrazione in Italia, con il pentimento che hanno manifestato, con l’ignoranza che hanno delle regole della nostra civiltà giuridica etc. Le colpe del loro delinquere allignano semmai nella responsabilità degli italiani che non sono abbastanza inclusivi.
Lo stupratore bengalese della tredicenne torinese, quello della dodicenne di Imperia, e altre decine in tutta Italia, vengono rimessi in libertà dai giudici perché dimostrano ‘resipiscienza’, perché sono ‘incensurati’, perché erano sotto l’effetto di alcool o droga, perché ‘non sanno controllare i loro impulsi’, perché non si teme che fuggano dal paese. Tutti questi extracomunitari una volta rilasciati ricominciano a delinquere, certi del fatto che i magistrati li scuseranno per le loro azioni e li lasceranno nuovamente liberi e indisturbati. I magistrati woke e politicamente corretti hanno inventato un altro istituto giuridico: quello delle scuse, per evitare il carcere e scontare la pena basta scusarsi. Naturalmente la casta protegge se stessa e l’ANM ha subito visto come un attacco all’indipendenza del Gip che ha disposto la liberazione del bengalese quando il Ministro della Giustizia ha disposto l’invio degli Ispettore nell’ufficio del Gip così comprensivo e indulgente.
Altra incongruenza la si riscontra nella recente decisione del Consiglio di Stato che non ha voluto rinnovare il porto d’armi di un imprenditore trevigiano che più volte minacciato personalmente e nell’esecuzione della propria attività di certa pericolosità si è sentito motivare il diniego con tale affermazione: «Occorre evitare che l’aumento, reale o percepito, dei reati possa alimentare una generalizzata diffusione del le armi». I magistrati non rinnovano il porto d’armi all’imprenditore minacciato ma consentono che gli immigrati girino con coltelli con lame di 15 cm. E non solo, interpretando la legge secondo la loro personale opinione dell’inclusività, i magistrati, acconsentono che i sikh in Italia girino armati del loro Kirpan (coltello ricurvo con lama di 15 cm) perché esso rappresenta uno dei cinque fondamentali simboli religiosi senza i quali non possono andare in giro. Uno di questi è entrato in ospedale nel Polesine con il kirpan e ha creato allarme e paura, ma fortunatamente non ha assassinato un Henry Nowaky come ha fatto il sikh inglese qualche mese fa.
E che dire dei due poliziotti e dei quattro operatori medici indagati per omicidio colposo per la morte del pluripregiudicato e cocainomane Fakir Abderrahim a Bologna? I magistrati, più che tempestivi nel puntare l’indice contro gli operatori di giustizia, hanno consentito una gogna mediatica e della sinistra dei centri sociali per i poliziotti apostrofati ‘sbirri assassini’ intervenuti in soccorso di quello che era un soggetto chiaramente pericoloso per se stesso e gli altri. L’avviso è stato dato! E a tutti i poliziotti che intervengono per fermare gli immigrati che delinquono non resta altro che l’arma dello spray al peperoncino, se non vogliono essere indagati di routine.
“I giudici hanno un nuovo hobby: scarcerare chi picchia i poliziotti Un altro episodio a Termini. Il premier: «Inaccettabile, minano la credibilità dello Stato”. Anche i titoli dei giornali mettono in evidenza la gravità della situazione. Nel frattempo la popolazione si organizza e i cittadini fanno le ronde notturne a Rozzano, a Napoli, a Genova come a Torino e protestano contro la delinquenza che soffoca i nostri centri e le nostre esistenze e l’indolenza colpevole dei magistrati arroccati sui loro buonisti propositi di favorire l’invasione dell’Italia.
Che dire ancora della islamizzazione delle nostre istituzioni. La sharia entra a tutto titolo nel nostro diritto. Diversi immigrati hanno richiesto la registrazione all’anagrafe italiana del talaq, il ripudio della moglie sic et simpliciter, senza che nemmeno la stessa ne conosca le motivazioni. Diversi comuni l’hanno rifiutata perché contraria all’ordine pubblico italiano, ma con la sentenza 198/2008 la Corte d’Appello di Cagliari aveva costretto il Comune a trascrivere questa forma anomala di divorzio, contraria ai nostri valori e principi giuridici. Il pakistano comunque, sfidando le istituzioni nazionali, come già altri prima di lui, si è risposato ed ha portato la seconda moglie in Italia. Così mmettiamo tacitamente anche la poligamia.
E ancora i magistrati di Napoli, come altri prima di loro, liberano dal fermo amministrativo imposto dal Governo le navi della ong Sea Watch, di bandiera tedesca, che da anni caricano immigrati in acque internazionali e li depositano in Italia come luogo di primo approdo. I magistrati che fanno ostruzionismo e non evadono le pratiche dei rimpatri lamentandosi del carico di lavoro.
I genitori della bimba morta a Palermo per difterite sono stati indagati dai magistrati quasi subito, per mancata vaccinazione della medesima, mentre poi si è scoperto che andavano indagati i medici di ben tre ospedali dove la bimba era stata ricoverata e non curata. Indagini ideologiche e punitive su questi genitori ai quali stavano anche valutando la possibilità di togliere gli altri tre figli, sospendendo la loro potestà genitoriale. Così come ideologica è stata la scelta della giudice Angrisano che ha sottratto i tre bambini Trevallion ai genitori, motivando che mancavano di vita relazionale. La suddetta magistrata ripresa in diverse manifestazioni di famiglie arcobaleno e attivista LGBTQIA+, stravolgendo le norme costituzionali e del codice civile va ancora ripetendo nei convegni “ma davvero pensate che i figli siano dei genitori?”. Ma quanta crudeltà riescono a concepire nelle menti e a partorire nei loro provvedimenti?
E la moda di tentare i rapimenti di bambini strappandoli dalle braccia delle madri? Un rumeno è stato recentemente assolto perché ‘incapace di intendere e di volere’. Mentre gli scafisti indagati per tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che dichiarano d’averlo fatto per la necessità di lavorare vengono rilasciati, scusati, giustificati e ricevono persino lo stato di rifugiati politici.
“C’è un’organizzazione non dichiarata, composta da magistrati, medici e uomini di chiesa, che ha sostituito il comunismo con il migrantismo. Si tratta di una nuova religione laica, un’ideologia che si ripromette di cambiare il mondo attraverso gli stranieri, identificati dai militanti della nuova organizzazione rivoluzionaria come le nuove classi subalterne. Un tempo la lotta di classe la si faceva in favore degli operai e dei salariati agricoli. Oggi il Sol dell’avvenire è invece perseguito nel nome degli extracomunitari” M. Belpietro.
Si parla di sovversione delle prerogative dello Stato e del popolo che è sovrano. Mi spingo oltre e denuncio una guerra spirituale, dove il satanismo non si cela più e cerca di fagocitare più umanità che può prima della sua definitiva scomparsa. Ma Lucifero (portatore di Luce) tornerà a risplendere e a portare la Luce come la ‘stella del mattino’.
