Filippo Manuelli per Civico20News
Assumersi dei rischi è una componente intrinseca e ineludibile nelle scelte di investimento. Purtroppo, l’idea di ottenere guadagni consistenti senza affrontare alcun rischio è un’illusione. Infatti, nei mercati finanziari la realtà è ben diversa: sono proprio gli investimenti considerati più rischiosi, come ad esempio le azioni, a garantire i rendimenti più elevati nel lungo periodo, arrivando a superare quasi sempre la performance di strumenti meno volatili come i titoli di stato.
Il compito fondamentale di ogni risparmiatore che si avvicina al mondo degli investimenti è, pertanto, una valutazione accurata e consapevole dei rischi associati a ogni scelta. Per chi è alle prime armi, ricorrere al supporto di un consulente finanziario può essere un passo decisivo per costruire basi solide di educazione finanziaria e prendere decisioni ben informate.
Entrando più addentro alla questione, bisogna considerare che quando si parla di rischio, si tende a focalizzare l’attenzione solo sulla perdita del capitale. Tuttavia, il concetto è ben più ampio e include la volatilità dei rendimenti. Un investimento azionario, ad esempio, può promettere ottime performance nel lungo periodo, ma è altrettanto vero che potrebbe attraversare fasi negative anche significative, prima di raggiungere i risultati sperati. E proprio in questo scenario è di cruciale importanza la tolleranza al rischio individuale.
Ogni investitore infatti ha un proprio, unico, livello di sopportazione delle fluttuazioni di mercato… basta esserne consapevoli. Ad esempio, chi ha una bassa propensione al rischio dovrà orientarsi verso strumenti finanziari più conservativi, limitando le opzioni disponibili nel proprio portafoglio. Al contrario, chi possiede una maggiore tolleranza apre le porte a un ventaglio più ampio di scelte, includendo sia le azioni che le obbligazioni, che permetterebbe di diversificare e, potenzialmente, di mirare a rendimenti più elevati.
Comprendere e gestire il rischio è quindi la chiave per un percorso di investimento consapevole e fruttuoso. Ma attenzione, oltre al rischio di perdere denaro ne esiste un altro, spesso sottovalutato, più difficile da considerare: quello di non generare un guadagno adeguato rispetto ai propri obiettivi. Ad esempio, immaginatevi di volervi assicurare un extra reddito per mantenere lo stesso tenore di vita al momento della pensione. Iniziare troppo tardi ad accumulare risparmi nel fondo pensione, o investire in una linea prudente nonostante un orizzonte temporale molto lungo, può compromettere seriamente questo obiettivo, portando a un reddito futuro insufficiente.
Queste e altre scelte errate rappresentano insidie che molti, giovani e meno giovani, non riescono a valutare correttamente e il cui impatto si manifesterà in maniera tangibile solo nel tempo, magari quando sarà oramai troppo tardi per porvi rimedio.
Quindi cosa è il rischio e come si può gestire senza farsi sopraffare?
Sappiamo che gli investimenti più rischiosi possono dare i rendimenti migliori, ma i mercati finanziari sono un territorio di continue incertezze. Tentare di stilare un elenco esaustivo dei rischi che un investitore incontrerà è, di fatto, impossibile. L’andamento degli investimenti, infatti, è influenzato da una moltitudine di fattori, spesso imprevedibili anche per gli esperti del settore.
Nonostante questa premessa, è possibile fare chiarezza sulla natura del rischio e su come gestirlo. Le fondamenta dell’economia ci insegnano che esistono due categorie principali di rischi: sistematico e idiosincratico.
Il primo è noto anche come rischio di mercato. È generalmente considerato la minaccia più grande per un investitore e dipende in larga parte dalla crescita economica e dall’inflazione. Più in generale, una fase di crescita economica tende a premiare gli investimenti azionari per il rischio assunto, mentre un’inflazione in aumento può penalizzare gli investimenti obbligazionari generici.
Il secondo invece, quello idiosincratico, si riferisce al rischio specifico di un singolo investimento o settore, come una singola azione o un’obbligazione. In questo caso, le variabili che possono influenzarlo sono pressoché infinite, dalla performance aziendale a eventi specifici del settore.
Pertanto, è importante dire che la gestione di quest’ultimo rischio, quello legato al singolo investimento, passa attraverso un principio cardine dell’educazione finanziaria: la diversificazione. In parole semplici, significa non puntare tutto su “un unico numero”, ma distribuire i propri investimenti su più titoli. Ma anche qui sono necessarie le debite specificazioni: diversificare non si esaurisce nel mero acquisto di più titoli. Infatti, per una corretta diversificazione, è fondamentale strutturare il portafoglio in modo strategico. Un mix ben bilanciato di azioni e obbligazioni, ad esempio, è spesso la soluzione più efficace per mitigare anche il rischio sistematico, quello legato all’andamento generale del mercato.
Ma cosa significa, in pratica, una corretta diversificazione?
Ci sono due regole d’oro da seguire. La prima riguarda la (bassa) correlazione tra gli asset finanziari all’interno del portafoglio che dovrebbero avere andamenti il meno possibile simili tra loro, perché minore è la correlazione maggiore è l’efficacia della diversificazione. La seconda regola considera il grado di rischio per cui il portafoglio dovrebbe includere attività con diversi livelli di rischiosità, dagli strumenti monetari a basso rischio fino a quelli più elevati del mercato azionario.
Dunque, attraverso un portafoglio correttamente diversificato è possibile ridurre l’esposizione ai rischi specifici di ogni singola categoria di asset. Così, in momenti di crollo delle Borse che trascinano al ribasso i valori azionari, altri strumenti meno correlati (come le obbligazioni governative tradizionalmente considerate un bene rifugio) potrebbero non subire le stesse perdite e garantire una maggiore stabilità all’intero portafoglio. Ma bisogna fare nuovamente attenzione: le correlazioni non sono statiche, in periodi di forte stress sui mercati, come abbiamo visto nel 2022, possono aumentare drasticamente, portando le principali asset class a scendere nello stesso momento, riducendo in tal modo l’efficacia della diversificazione.
E allora come si mantiene la lucidità quando i mercati sono nella tempesta?
La chiave è non farsi sopraffare dalla volatilità a breve termine, mantenendo sempre la bussola puntata sugli obiettivi finanziari di lungo periodo. Gestire le emozioni di fronte alle oscillazioni dei prezzi è tanto cruciale quanto scegliere l’investimento giusto.
Pochi investitori, infatti, riescono a valutare realisticamente la propria tolleranza al rischio; spesso si fanno scelte di portafoglio azzardate perché si tende a essere audaci nei periodi di rialzo, per poi virare bruscamente verso la cautela non appena i mercati iniziano a scricchiolare.
Se il portafoglio finanziario è stato costruito con una visione di medio-lungo termine (approfondisci in questo articolo su Civico 20 news), concentrarsi sulle dinamiche del breve periodo sovrappone in modo improprio i concetti di rischio e volatilità. Potrebbe sembrare una distinzione accademica, specialmente quando gli investimenti sono in rosso, ma è fondamentale capirne la differenza.
La volatilità indica le fluttuazioni dei prezzi. Non è necessariamente una cattiva notizia per tutti: chi sta costruendo il proprio patrimonio con un piano di accumulo e versamenti costanti, ad esempio, può trarre vantaggio da una discesa dei prezzi, acquisendo più quote dello stesso investimento a costo inferiore (approfondisci in questo articolo su Civico 20 news).
Il rischio, invece, misura l’incertezza del valore futuro di un investimento e, di conseguenza, la probabilità per ognuno di noi di raggiungere i propri obiettivi.
Nel complesso panorama finanziario, la ricerca di rendimenti elevati spinge molti investitori verso strumenti a rischio maggiore, ben oltre la prudenza offerta da BOT e Titoli di Stato. Questa strategia, se da un lato può aprire le porte a traguardi finanziari altrimenti irraggiungibili, dall’altro richiede una condizione imprescindibile: un orizzonte temporale adeguato agli obiettivi prefissati.
La chiave di volta risiede proprio nel fattore tempo. Disporre di un periodo prolungato consente di trascurare le fluttuazioni dei mercati finanziari. Infatti, se ben pianificati, gli investimenti possono beneficiare di questa apparente indifferenza, trasformandola nel metodo più efficace per gestire il rischio. Evitare decisioni affrettate, dettate dalla volatilità a breve termine, si traduce in una salvaguardia dei risultati a lungo termine.
Il rovescio della medaglia emerge quando il tempo stringe e il portafoglio è ancora sbilanciato su strumenti ad alto rischio. A questo punto, ciò che per un investitore di lungo termine è semplice volatilità, per chi ha un orizzonte breve può trasformarsi in un rischio concreto.
È dunque fondamentale che il livello di rischio sia commisurato all’orizzonte temporale. Tuttavia, questa condizione necessaria non è sempre sufficiente. Quando i mercati inevitabilmente subiranno delle contrazioni, l’investitore dovrà possedere un’adeguata tolleranza alle perdite momentanee dettate dalla volatilità degli strumenti finanziari in cui investe.
In conclusione, la vera preoccupazione degli investitori dovrebbe essere il rischio, non la volatilità, che è un aspetto inevitabile dei mercati. Con un orizzonte temporale adeguato al profilo di rischio del portafoglio e agli obiettivi finanziari è possibile trasformare la volatilità in un’opportunità. Purtroppo, non esiste una formula magica che bilanci rischio e rendimento, ma è essenziale assumere solo i rischi che il mercato compensa e con cui ci si sente a proprio agio: pertanto sono le preferenze di rischio degli investitori che dovrebbero guidare gli obiettivi finanziari e non viceversa.
Comprendere queste dinamiche è il primo passo per affrontare il mondo degli investimenti con maggiore consapevolezza.
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