Palazzo Lascaris
Le ambiguità capziose e i distinguo artificiosi delle opposizioni di sinistra
Nella seduta di martedì scorso, il Consiglio regionale del Piemonte ha proseguito la discussione sugli atti d’indirizzo relativi alle manifestazioni sediziose che hanno interessato Torino e le principali città italiane nelle ultime settimane, iniziata nella scorsa seduta.
Approvato l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Carlo Riva Vercellotti (Fdi) sottoscritto da Lista Cirio, Fi e Lega di condanna delle violenze e degli episodi di guerriglia urbana verificatisi a Torino e in altre città italiane, di solidarietà alle Forze dell’ordine e per il rafforzamento delle misure di prevenzione e contrasto della violenza di piazza.
Respinti i tre presentati rispettivamente dalle prime firmatarie Giulia Marro (Avs), Gianna Pentenero (Pd) e Sarah Disabato (M5s).
Per meglio comprendere il contenuto delle rispettive posizioni, riportiamo una sintesi di tutti gli interventi pronunciati nel corso del dibattito in Aula. Così il lettore potrà trarre le opportune conclusioni.
Il dibattito e stato aperto da Sergio Ebarnabo (Fdi), secondo cui “non possiamo accettare che ci si abitui a barricate, vetrine distrutte e agenti aggrediti: chi devasta una città deve essere individuato e perseguito senza indulgenze politiche o giustificazioni. L’integrazione richiede rispetto delle istituzioni, delle leggi e delle regole di convivenza. Con un mio ordine del avevo già chiesto alla Regione di costituirsi parte civile, ora si verifichino i presupposti per agire”.
“Sgombriamo il campo da ogni alibi, condanniamo senza esitazione le violenze – ha spiegato Domenico Rossi (Pd) – ed esprimiamo solidarietà agli agenti, ai manifestanti e ai commercianti coinvolti. Ma allo stesso tempo va tutelato il diritto di manifestare, non è ammissibile che persone che manifestano pacificamente vengano manganellate oppure rischino di essere investiti da auto in piazza. Non possiamo permetterci passi indietro nella gestione dell’ordine pubblico: servono prevenzione, risorse e giustizia sociale”.
“Dopo i fatti delle ultime settimane, non basta condannare le violenze – ha sottolineato Alice Ravinale (Avs) – occorre capire cosa è accaduto e contribuire ad abbassare la tensione. Il dissenso e il conflitto sociale fanno parte della democrazia. La gestione dell’ordine pubblico deve tutelare tutti: chi manifesta, chi informa e le forze dell’ordine. Chiederemo di introdurre un codice identificativo per gli agenti impegnati nei servizi di piazza. È una misura di trasparenza e tutela, utile anche agli stessi operatori”.
“Condanniamo le violenze ed esprimiamo piena solidarietà alle forze dell’ordine – ha spiegato Vittoria Nallo (Sue) – chiediamo però che siano ascoltate le ragioni di chi manifesta pacificamente, a partire dalle difficoltà dei giovani tra caro vita, affitti e diritto allo studio. Riteniamo inadeguate le risposte del Governo sulla sicurezza: non bastano nuovi reati e pene più severe, servono invece organici adeguati, risorse e sostegno concreto a chi lavora ogni giorno sul territorio. Crediamo che alla repressione debbano affiancarsi prevenzione e investimenti nella scuola, nella cultura e nelle opportunità per i ragazzi”.
“Condanniamo senza riserve le violenze ed esprimiamo piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine – ha dichiarato Paola Antonetto (Fdi) – difendiamo la libertà di manifestare, ma anche il diritto di studiare, lavorare e vivere la propria città senza paura. Riconosciamo le difficoltà delle famiglie e dei giovani, ma non accettiamo più che diventino un alibi per chi aggredisce e devasta. Sosteniamo una prevenzione efficace, l’identificazione dei responsabili e tutele concrete per gli operatori. Per noi il principio è chiaro: chi rompe paga, perché il conto dei danni non può ricadere su commercianti, famiglie e contribuenti”.
Alberto Unia (M5s) ha invitato a “comprendere le cause delle proteste, che non significa giustificare, ma capire come evitare che si ripetano. Per me esiste anche una violenza silenziosa: aspettare mesi per una visita, perdere il lavoro o non arrivare a fine mese pur lavorando. Chiediamo che il disagio dei giovani e di chi protesta sia ascoltato, senza lasciare che le azioni violente di alcuni cancellino le ragioni degli altri. Siamo convinti che la sicurezza richieda anche una casa, un lavoro dignitoso e pari opportunità per i nuovi italiani. Sentiamo la responsabilità di abbassare i toni dello scontro e lavorare insieme per ridurre le tensioni sociali, anziché alimentarle”.
Per Nadia Conticelli (Pd) “si è parlato di devastazioni nelle scuole, che non sono state però compiute dagli studenti perché la devastazione è avvenuta a opera di persone infiltrate. A questo proposito, ci sono interrogazioni parlamentari che chiedono di sapere chi sono gli infiltrati e cui è necessario dare risposte per la sicurezza di tutti i cittadini. Il Paese è in piazza ma chi si lamenta è espulso. Basta con la criminalizzazione del disagio, come è avvenuto per il caso del mercatino del libero scambio a Torino. Voi li chiamate maranza, noi li chiamiamo per nome i ragazzi delle periferie. Dopo il razzismo di Stato stiamo passando al bullismo di Stato. Riteniamo che le istituzioni e le Forze dell’ordine debbano rappresentare tutti”.
Mauro Fava (Fi) ha ribadito che “manifestare è un diritto, ma quanto è accaduto il 17 ottobre a Torino e in altre città merita condanna certa e senza ambiguità. Condanno con decisione ogni forma di vandalismo, violenza e attacco alle Forze dell’ordine. A ogni reato devono corrispondere pene certe e realmente applicate. Protestare è legittimo ma non autorizza a calpestare la legge e ad aggredire, devastare e mettere a repentaglio la sicurezza degli altri. Chi organizza manifestazioni deve presentare un piano sicurezza adeguato, proporzionato alle dimensioni e a rischi dell’evento, accordarsi con l’autorità e rispondere personalmente delle proprie azioni. La sicurezza non può essere considerata un aspetto secondario: le regole devono essere chiare e certe”.
Silvio Magliano (Lista Cirio) ha espresso “solidarietà alle forze dell’Ordine e a chi ha subito danni” e ribadito “il diritto al dissenso. Ritengo che i ragazzi abbiano sbagliato a permettere che qualcuno rovinasse i loro intendimenti e il senso profondo della loro protesta. Come evidenzia il rapporto dell’Istituto Toniolo sulla gioventù, i giovani hanno incertezza strutturale sul proprio futuro e mancanza di punti di riferimento: un problema che è prepolitico, cioè riguarda la possibilità che offriamo ai giovani di partecipare alla vita sociale e politica delle nostre comunità, e dovrebbe coinvolgere le famiglie in primo luogo. Ma la paura del futuro non autorizza a essere violenti e a distruggere”.
Per Davide Buzzi Langhi (Fi) “chi devasta le città è un delinquente e non va compatito. Una cosa è manifestare e una cosa fingere di manifestare per commettere reati. Il disagio non può essere un alibi per la violenza. Servono equipaggiamenti adeguati e la possibilità di una forza maggiore verso chi delinque per le Forze dell’ordine e valutare la creazione di corpi speciali ‘anti maranza’ per prevenire tali fenomeni con forza e determinazione”.
Roberto Ravello (Fdi) ha ribadito che “dal centrosinistra manca ancora una presa di distanza netta dalla violenza” e osservato che “diversi parlamentari sono scesi in piazza accanto ai ‘bravi ragazzi’ di Askatasuna. Abbiamo sentito in Aula rimproveri perché ci concentriamo su ‘quattro vetri rotti’ ma forse è opportuno ribadire che anche noi siamo lo Stato come i carabinieri e i poliziotti malmenati, i negozianti saccheggiati, gli studenti travisati nella protesta. E abbiamo il dovere di condannare ogni violenza”.
Gianna Gancia (Lega) ha premesso di non amare “indossare casacche” e sottolineato che “la cultura della legalità deve essere trasmessa ogni giorno anche attraverso il nostro esempio. O la politica torna a essere seria o anche quest’Aula rischia di trasformarsi in un teatrino e un talk show”.
Per Davide Zappalà (Fdi) “è evidente che la cosa più importante per l’opposizione sia mettere il codice identificativo ai poliziotti. È necessario comprendere i problemi dei giovani, che dobbiamo comprendere ma non giustificare quando utilizzano la violenza. Dobbiamo capire quali sono i loro problemi nello specifico, non le loro richieste nebulose”.
Prima della votazione finale Ravinale (Avs) ha ribadito che “la violenza in Italia viene punita a livello penale e noi non siamo certo a favore della violenza, ma riteniamo strumentale il dibattito sulla condanna alla violenza che la destra pretende ogni volta di fare. Per noi è sbagliato pensare di ‘rieducare’ attraverso la repressione e la punizione”.
Per Sarah Disabato (M5s) “Il M5S condanna le violenze e ribadisce la richiesta di dimissioni del ministro Piantedosi, come riportato nell’atto discusso oggi in Consiglio regionale. Per prevenire i disordini non servono decreti emergenziali, ma misure di prevenzione concrete, che prevedano interventi sociali ed educativi in grado di contrastare e prevenire fenomeni violenti, come quelli verificatisi sabato”.
Carlo Riva Vercellotti (Fdi) ha dichiarato: “non accettiamo alcuna lezione da parte di una sinistra che parla sempre di diritti, ma si dimentica del diritto alla sicurezza dei cittadini e dei commercianti ostaggio della violenza delle bande di teppisti che hanno devastato Torino e altre città italiane. Per non parlare del silenzio sulle forme di estremismo politico e religioso che sono dietro ai disordini e alle manifestazioni del 17 e del 24 ottobre”.
Gianna Pentenero (Pd) ha – infine – sottolineato che “con il nostro Odg abbiamo cercato di fare quanto il Presidente Mattarella in questi giorni ci ha invitato a fare: osservare, capire quanto sta avvenendo tra i giovani nella società per analizzarli e cercare possibili soluzioni”.
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