Bonifacio VIII
I presupposti giuridici che hanno assoggettato il mondo
Nel precedente articolo abbiamo esaminato la bolla pontificia Unam Sanctam Ecclesiam, quale concreto e determinante passo nella direzione della soppressione del riconoscimento degli esseri umani come esseri viventi in corpi di sangue, carne ed ossa e del libero arbitrio che ne è prerogativa.
La Chiesa di Roma era sempre stata, fin dalle sue fasi iniziali, alla ricerca del controllo e l’enciclica di Bonifacio VIII costituisce nei fatti, come abbiamo visto, il primo Trust globale della storia ossia un affidamento creato da libero e deliberato atto delle parti interessate (la chiesa ed il suo papa), in base a documenti scritti (la Bibbia), che coinvolge l’intera compagine umana ed i territori da essa abitati.
Non essendo mai stato contestato, assunse un valore giuridico effettivo i cui effetti si perpetrano ancor fino ai giorni nostri. Si diceva che non fu tuttavia l’unico documento volto a delineare i presupposti completi sui quali basare la relazione tra autorità costituita e sudditi (o cittadini in tempi più recenti).
Alla bolla di Bonifacio VIII ne seguirono altre, tra le quali evidenziamo, a questo riguardo la bolla “Romanus Pontifex”, creata dal papa Niccolò V nel 1454 (https://it.cathopedia.org/wiki/Romanus_Pontifex).
Questa ulteriore enciclica potremmo definirla di natura, per così dire, più testamentaria. In essa, cioè, il papa dispone come deve funzionare in perpetuo il diritto d’uso di tutti i privilegi e di tutte le proprietà derivanti dalla bolla precedente di Bonifacio VIII.
Citiamo un paio di estratti significativi:
«Niccolò vescovo, servo dei servi di Dio, a ricordo perpetuo della cosa.
Il romano pontefice, successore del celeste chiavigero (san Pietro) e vicario di Gesù Cristo, interessandosi con paterna considerazione a tutti i climi del mondo e alle qualità di tutte le nazioni che vi dimorano, desiderando e cercando la salvezza di ogni singolo, salutarmente ordina e dispone con attenta deliberazione le cose che egli sa gradite alla Divina Maestà e con le quali può condurre le pecore, affidategli per ordine divino all’unico ovile del Signore e acquisti per esse il premio della felicità eterna e venga il perdono per le loro anime. E crediamo che ciò potrà più sicuramente provenire dall’azione di Dio, se ricompenseremo con particolari favori e speciali grazie quei re e principi cattolici, di cui conosciamo fatti evidenti che come atleti e intrepidi combattenti della fede cristiana non solo reprimono la ferocia dei Saraceni e degli altri infedeli nemici dei Cristiani, ma anche conquistano i loro regni e luoghi, anche se esistenti in lontanissime e incognite parti da noi, per la difesa e l’aumento della fede, li sconfiggono e li assoggettano al loro dominio temporale, nulla risparmiando in fatiche e spese; affinché gli stessi re e prìncipi, sollevati da ogni possibile ostacolo, siano animati a proseguire sempre più tale salutare e lodabile opera. […]»
Ed ancora:
«[…]5. Noi, pensando con debita meditazione a tutte e alle singole cose premesse, con altre nostre lettere, abbiamo già concesso, tra le altre cose, piena e completa facoltà al suddetto re Alfonso di invadere, conquistare, espugnare, sconfiggere e soggiogare tutti i Saraceni e pagani e altri nemici di Cristo ovunque vivono e i loro regni, ducati, principati, signorie, possessi e tutti i beni mobili e immobili da loro detenuti o posseduti e le loro persone ridurre in perpetua schiavitù e di occupare, appropriarsi e convertire a proprio uso e profitto proprio e dei suoi successori tali regni, ducati, contee, principati, signorie, possessioni e beni.[…]»
Quindi, riassumendo, Dio avrebbe dato tutto il mondo al papa (Unam Sanctam Ecclesiam-Bonifacio VIII) e il papa concederebbe pezzi di questo mondo in amministrazione ai Re cattolici in termini di concessioni di territori e possedimenti, esortandoli, inoltre, ad invadere e ridurre in schiavitù perenne i popoli contrari alla sua dottrina (Romanus Pontifex-Niccolò V).
È così che, a partire da questo momento, i Re del mondo cattolico hanno un mandato esplicito, arbitrariamente ritenuto di origine divina.
La bolla Romanus Pontifex di Niccolò V, essendo frutto di una decisione pontificia, in virtù della pretesa infallibilità papale, non potrà mai venir smentita e di fatto mai lo verrà. Ragion per cui i suoi effetti si protraggono ancora fino a giorni nostri.
La situazione si precisa maggiormente alcuni anni dopo ad opera del papa Sisto IV, che nel 1481 emanò la “Aeternis Regis Clementia” che si diversifica di poco (https://la.wikisource.org/wiki/Aeterni_regis) dalle Bolle precedenti.
Tale enciclica conferma sostanzialmente la “Romanus Pontifex” del 1454 di Niccolò V, che abbiamo appena visto e la bolla “Inter Caetera” del 1456 di Callisto III, la quale, in sintesi, oltre a confermare a sua volta l’estensione territoriale indicata nella “Romanus Pontifex”, concedeva in aggiunta all’Ordine di Cristo l’autorità ecclesiastica in quegli stessi territori acquisiti e da acquisire.
Su questa base, la “Aeternis Regis Clementia” pone ufficialmente nel 1481 il suggello pontificio al trattato di Alcáçovas, siglato nel 1479 tra i rappresentanti del re del Portogallo e dei re cattolici di Castilla ed Aragona determinando, tra le righe, che il “bene” concesso ai Re per la loro opera siano gli esseri umani che abitano le terre conquistate.
Citiamo:
«Sisto, vescovo, servo dei servi di Dio. Per un ricordo perpetuo.
Poiché, per la clemenza dell’Eterno Re, per mezzo di cui i re regnano, siamo stati posti nella più alta torre di guardia della Sede Apostolica, cerchiamo ardentemente la stabilità, la prosperità, la quiete e la tranquillità di tutti i re cattolici, sotto la cui auspicabile guida i fedeli di Cristo sono custoditi nella giustizia e nella pace, e desideriamo ardentemente che la dolce pace possa prosperare tra loro. Inoltre, applichiamo benevolmente il potere rafforzativo della conferma apostolica a ciò che troviamo sia stato fatto con questo scopo dai nostri predecessori, i papi romani e da altri, affinché rimanga per sempre saldo, incrollabile e lontano da ogni rischio di controversia. […]»
Tirando, a questo punto, un po’ le fila di tutto il discorso, Dio avrebbe dato tutto il mondo al papa (Unam Sanctam Ecclesiam-Bonifacio VIII) e il papa concederebbe pezzi di questo mondo in amministrazione ai re cattolici esortandoli ad invadere e ridurre in schiavitù perenne i popoli contrari alla sua dottrina (Romanus Pontifex-Niccolò V). Infine, ai Re solerti nel compiere l’opera di Dio secondo la particolare visione papale, vengono dati in premio gli esseri umani che abitano i territori conquistati ed amministrati (Aeternis Regis Clementia-Sisto IV).
A questo punto viene totalmente offuscata la visione naturale di “essere umano vivente” dotato di libertà personale e di libero arbitrio. Non essendo stata fino ad oggi contestata alcuna di queste disposizioni, esse hanno assunto valore giuridico a tutti gli effetti, cosa che, ancorché arbitrariamente come vedremo, ha radicalmente condizionato fino ai giorni nostri la giurisprudenza che pretenderebbe di determinare le regole della comune convivenza; il diritto positivo, argomento sul quale ritorneremo.
Divagando ora un pochino, è interessante notare come la bolla “Inter Caetera” di Callisto III confermasse, come abbiamo detto, la validità di una precedente bolla papale, la Romanus Pontifex del 1455, che concedeva al re del Portogallo il controllo di tutti i territori “dai capi di Boujdour e Nam attraverso tutta la Guinea e oltre fino alla costa meridionale” e concedesse inoltre all’Ordine di Cristo l’autorità ecclesiastica in questi stessi territori, il che significava che non vi sarebbero state costituite diocesi, ma che l’autorità normalmente esercitata dal vescovo sarebbe stata esercitata dall’Ordine.
Fin qui siamo tuttavia in linea con la tendenza denotata dalle altre bolle enunciate. Fatto nondimeno degno di nota è che all’enumerazione dei territori concessi al Portogallo viene aggiunta alla fine la frase “senza interruzione fino alle Indie” (usque ad Indos). Questa frase è intrigante perché implicherebbe che già nel 1456 i portoghesi prevedessero di poter raggiungere navigando l’India o le Indie, una trentina d’anni prima della scoperta ufficiale del Capo di Buona Speranza (1487) e del continente americano (1492).
Che forse la Storia non ci sia stata raccontata nella maniera più attendibile? Ai posteri l’ardua sentenza! A noi, tuttavia, esseri viventi contemporanei, il dubbio sorge veemente.
luca rosso
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vero, ma questa bolla non si limita a questo. Nei fatti esssa costituisce un’auto-legittimazione di una pretesa assoluta di controllo della terra e di tutti gli esseri viventi da parte del Papa, in maniera assoltamente arbitraria, peraltro. Il fatto, tuttavia, di non essere mai stata contestata (silenzio-assenso) ha fatto sì che divetasse pratica giuridica universalmente riconosciuta, cosa che ha avuto e tutt’ora ha, conseguenze terribili sugli abitenti del nostro pianeta. Conto di poter approfondire questo aspetto delle cose in articoli successivi.
Ciao Luca, illuminanti i tuoi articoli e l’effetto è agghiacciante! In che modo concreto possiamo difenderci, opporci e contestare queste pretese disumane ?
buongiorno Olga, mi scuso per la reazione non proprio tempestiva al tuo commento. La questione sollevata dalla sua domanda si riferisce ad un tema complesso e probabilmente le poche righe che posso scrivere qui non potranno essere completamente esaustive. Il modo che si è ritenuto utile al fine di non partecipare a questo gioco è stato quello di auto-dichiararsi esseri umani viventi, incarnati in corpo fisico dotato di carne, ossa, sangue e pensiero cosciente, facendo riferimento alla “Dichiarazione universale dei diritti umani, alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, i trattati di Roma e di New York, ecc.). Il punto, tuttavia, è che questo essere vivente non è riconosciuto da alcun ordine giuridico vigente, il cosiddetto “diritto positivo”, i cui codici (costituzione, codice civile, penale, ecc.) sono pensati e calibrati su finzioni giuridiche (soggetti giuridici, persone fisiche, persone giuridiche) identificati attraverso un codice fiscale ed una carta d’identità. Tutti i servizi che uno stato mette a disposizione dei suoi cittadini, tutti i contratti, i conti bancari, l’assistenza sanitaria ecc. avvengono tra finzioni giuridiche e non tra esseri viventi. Questo è necessario per far funzionare un cosiddetto Stato di diritto, come ci piace pensare che sia il nostro (per maggiori dettagli può leggere il mio articolo sulla repubblica italiana https://civico20-news.it/politica/repubblica-italiana-questa-misteriosa-parte-1-2/26/02/2024/ e https://civico20-news.it/politica/repubblica-italiana-questa-misteriosa-parte-2-2/27/02/2024/). Un essere vivente auto-dichiarato non avrebbe pertanto modo d’interfacciarsi con alcun sistema sociale/statale/privato, in quanto non viene riconosciuto dalla regole, dalle consuetudini e dalla giurisprudenza che li reggono. Per tale ragione, anche volendo dichiararsi esseri umani viventi come descritto sopra, non si avrebbe poi modo di relazionarsi con lo Stato e la sua amministrazione ed alcun altro ente sia pubblico che privato, in quanto semplicemente non si viene riconosciuti poiché non si è contemplati nei codici di legge e nelle consuetudini che stanno alla base di un ordine sociale come attualmente lo consociamo noi. Un essere umano vivente, infatti, non può avere alcuna proprietà, alcuno stipendio, alcun contro bancario, alcuna assistenza sanitaria, alcun servizio o scambio commerciale dove sia previsto un codice fiscale. ovvero praticamente tutto. Fondamentalmente per questo aspetto non si riesce, al momento attuale, a collocarsi totalmente al di fuori da questa situazione. Il fatto stesso che quando siamo nati ci sia stato assegnato un nome, siamo stati registrati all’anagrafe di Stato e ci sia stato assegnato un codice fiscale, fa di noi delle finzioni giuridiche (soggetti giuridici e persone fisiche) e non degli esseri umani viventi. Ciò non toglie che sia possibile muoversi nelle maglie di questo sistema basato su un inganno e far valere con autodeterminazione i propri diritti umani. Un primo passo è appunto quello di cominciare a conoscere il sistema per come esso realmente è, informandosi bene e cominciando a non fornirgli più indiscriminatamente il proprio consenso. Potrebbe essere interessante per te dare uno sguardo anche all’articolo “Essere cittadini del mondo” (https://civico20-news.it/cultura/essere-cittadini-del-mondo/24/02/2024/), dove vengono date alcune altre indicazioni sommarie su una possibile maniera di barcamenarsi in questo marasma. Il tutto va gestito, tuttavia, con molta cautela e competenza. Mi auguro che quanto sopra abbia potuto in qualche modo aggiungere qualche ulteriore informazione utile alla sua domanda. Cordiali saluti. luca