Immagine realizzata da Fabio Mandaglio
Parola dell’anno 2024
Certe istituzioni culturali o linguistiche, in varie parti del mondo, selezionano ogni anno parole che, avendo guadagnato popolarità e rilevanza nella sfera pubblica, sono ritenute indicative per stigmatizzare lo spirito dell’anno appena trascorso con le sue tematiche più significative, per comprenderne il contesto sociale, politico, culturale e, in qualche modo, prevederne le variabili e le tendenze future.
Per la nostra Enciclopedia Treccani, parola dell’anno 2023 è stata FEMMINICIDIO, a sottolineare l’urgenza di affrontare il problema della violenza di genere, radicato nella nostra società e bisognevole di una maggiore sensibilizzazione e di responsabilizzazione. A rimarcare la perdurante violenza verso le donne, come parola del successivo anno 2024 la Treccani ha selezionato RISPETTO, considerato valore condiviso, rilevante anche socialmente, per una equilibrata convivenza civile da contrapporre alle prevaricazioni che dominano il nostro tempo. Per l’anno in corso ci sono già alcune aspettative, ma la parola dell’anno 2025 sarà estratta dalla bussola solo a consuntivo.
Il RISPETTO è l’apprezzamento che si nutre verso qualcuno o qualcosa, di cui si riconosce il valore, la dignità, l’importanza e che si manifesta, sia nelle parole che nelle azioni, con un atteggiamento di riguardo, di deferenza, di cura. Il RISPETTO è dovuto agli altri ed anche a sé stessi e nei propri confronti si manifesta nel modo in cui ci prendiamo cura della nostra persona, difendiamo la nostra dignità, non permettiamo agli altri di umiliarci o di sfruttarci.
Nelle crisi che logorano il nostro attuale tessuto sociale, gli atteggiamenti di stima e di attenzione, propri del RISPETTO, sono mezzi efficaci di relazioni più armoniose per la liquefazione d’ogni tensione. Come riconoscimento della dignità altrui, come accettazione delle differenze, nel tempo della comunicazione istantanea di social dal linguaggio spesso improntato all’aggressività, il RISPETTO promuove un dialogo consapevole e una partecipazione attiva e corretta.
Il RISPETTO ha molte sfaccettature e, con l’adesione alle norme sociali, che garantiscono la convivenza civile e l’ordine, può essere pietra d’angolo per la costruzione di una società democratica; ma doverosi atteggiamenti di RISPETTO mancano talvolta in politica, dai politici.
Vicende che dalla cronaca finiranno certo nelle pagine della storia e forse già ne fanno parte, sono, ad esempio, la scarpa che nel 1960 Nikita Krusciov sbatté sul tavolo dell’Assemblea delle Nazioni Unite e i ripetuti “vaffa” di Beppe Grillo degli anni 2000. Quanto a Trump, sin dalla campagna politica che lo portò al primo mandato di Presidente USA, si è reso protagonista, in politica, di ragguardevoli episodi di mancanza di rispetto, che si sono distinti non tanto per carenza di educazione personale, ma soprattutto come metodo di polarizzazione di pubblici consensi, quali segni di forza, di determinazione e di rifiuto del “politically correct”. Un tempo ne usò anche Silvio Berlusconi, che durante una visita in Russia, nel novembre del 2008, qualificò Obama “bello e abbronzato”, e ne abusò nel corso di una telefonata privata, che non risulta smentita quando divenne pubblica anche grazie ad Internet, nel corso della quale apostrofò “culona” la Merckel, con l’aggiunta di un ulteriore termine da trivio, di più pesante volgarità sessuale.
Scorrettezze come queste, debordanti addirittura nella geopolitica, insieme con tutte le molte altre, spesso al limite della decenza e della educazione e parte comunque attiva del vivere comune, per contrapposto, dovrebbero ricondurre a considerare i pregi del RISPETTO e le sue qualità di colonna portante, per valore intrinseco, di una società equa e civile, garante per tutti degli stessi dritti e delle stesse opportunità di inclusione sociale, con piena partecipazione democratica alla vita collettiva. Tanti figli hanno già discusso in modo ampio l’argomento e tanti padri non sono pronti alla tenzone verbale con loro, in quanto hanno forse poco ancora da insegnare e molto da imparare.
Per la prima prova scritta del recente esame di maturità 2025, infatti, ben il 40 % degli studenti italiani ha scelto, e ci sarà un perché, di svolgere la traccia che ha preso spunto dalla parola dell’anno 2024: RISPETTO!
Si vales, vàleo.
