Immagine creata da Fabio Mandaglio
Una botta e via?
Il tempo cosa è? Sant’Agostino diceva: “Se nessuno me lo chiede, lo so. Se devo spiegarlo, non lo so più”. In effetti, è un concetto complesso, che può essere analizzato sotto diversi aspetti.
Dal punto di vista psicologico, ad esempio, la capacità di ricordare il passato e di anticipare il futuro può influenzare la percezione del nostro tempo, che è soggettiva, per cui può sembrare, per certi nostri stati emotivi o per altre cause riconducibili alle nostre esperienze, che scorra più celermente o più lentamente.
Dal punto di vista fisico, invece, il tempo è la misura che ci permette di percepire la durata degli eventi e di prendere atto della loro progressione irreversibile, dal passato verso il futuro, passando per il presente. In questo contesto, la corrente filosofica del presentismo, che nel mondo del lavoro ha per antitesi l’assenteismo, tende a considerare reale solo il presente. In certe culture, peraltro, gli avvenimenti vengono sequenziati in progressione lineare, distinta da un inizio e da una fine, mentre altri sistemi di pensiero percepiscono gli eventi in successione ciclica di continua nascita, morte e rinascita.
Sulla ciclicità del tempo, Giovan Battista Vico aveva teorizzato che ci sono “corsi e ricorsi storici” secondo cui la storia non procede in modo lineare, ma attraversa cicli ripetuti in cui eventi simili si ripresentano nel tempo, anche se con modalità diverse, per cui nella umanità si alternano età di progresso ed età di regressione e le società si sviluppano e poi declinano, tornando a uno stato primitivo.
Sulla linearità del tempo, Zygmunt Bauman, invece, ha teorizzato il concetto di “vivere il presente”, secondo cui la cultura dei consumi, gestita per lo più dalla pubblicità con mirate strategie di marketing, incentiva esperienze subitanee e gratificanti, spesso a discapito della pianificazione di progetti a lungo termine. Viviamo pertanto, secondo questo sociologo polacco scomparso di recente, un “tempo puntillistico” frammentato in una serie di momenti isolati, che privilegiano la soddisfazione immediata e rendono più difficile la costruzione di relazioni significative, profonde, durevoli.
Nella società moderna, secondo Bauman, le relazioni sono fragili e instabili e si sciolgono come il ghiaccio. In questo contesto, nascono e si evolvono, quindi, legami temporanei, provvisori, senza impegni a lungo termine e senza assunzioni di responsabilità. La “liquefazione” dei legami sociali, che rende fluide e instabili tutte le relazioni, comporta la perdita del senso di comunità e rende “liquido” anche l’amore, che diventa relazione “usa e getta” e comporta la perdita di quei legami stabili e significativi, i quali molto potrebbero contribuire, invece, a dare un senso all’essere di ognuno. La società contemporanea, caratterizzata da incertezze e cambiamenti, enfatizza l’attitudine a vivere il presente come “modernità liquida” frantumata in spezzoni di “tempo puntillistico” privi di qualsivoglia collante aggregativo.
Senza connessioni né col passato né col futuro, si rifugge così dalle complesse pianificazioni dei progetti a lungo termine, che necessitano di vincoli duraturi. Si vivono pertanto, come esperienze diverse e isolate di godibilità istantanea, tanto le emozioni, che sono in genere reazioni immediate e intense di breve durata, quanto i sentimenti, che sono invece stati affettivi in qualche modo duraturi.
Per queste caratteristiche le emozioni, che albergano nella sfera della sessualità, tendono a prendere il posto dei sentimenti, i quali pure trovano albergo in questa sfera quando vestono i segni dell’amore che, pur così degradato da sentimento a emozione, senza un legame col passato e senza una prospettiva per il futuro, brancola tra gli eventi sconnessi del “tempo puntillistico” e pare di ostacolo alla “modernità liquida”.
E allora? Allora, carpe diem? Allora, cogli oggi l’attimo fuggente per vivere appieno il presente? Quindi, una botta e via? Si, ma ricordiamo Manzoni: “Adelante, Pedro, con juicio, si puedes”.
Si vales, vàleo.
