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Torna attuale il rapporto Chiesa Massoneria
Il Gran Maestro Victor C. Major, come riporta un comunicato ufficiale, nel corso di un evento privato ha conferito a Biden, con tutti gli onori, il giorno prima che lasciasse l’incarico a Trump, l’iscrizione alla Most Worshipful Prince Hall Grand Lodge of Free and Accepted Masons dello Stato della Carolina del Sud. Non sappiamo se in quell’evento, privato, Biden sia stato semplicemente ammesso alla Istituzione, avendo accettato in modo formale l’appartenenza alla Loggia o se, come pare più probabile, facendone già parte, sia stato invece insignito del grado di Master mason, Maestro massone, che è il terzo della Massoneria, al quale si arriva dopo aver meritato i due gradi precedenti, apprendista e quindi compagno. Ma di ciò, poco si è parlato sui media. La loro attenzione, pur senza troppo rumore, si è focalizzata invece su questi fatti: che furono dichiaratamente massoni almeno 14 Presidenti degli Stati Uniti i quali, anche per questa appartenenza, molto si distinsero, a cominciare da George Washington; che prima di J. Biden, solo J. F. Kennedy fu cattolico, ma non massone; che sono significative le divergenze tra Chiesa e Massoneria; che Biden è cattolico e quindi potrebbe incorrere in reprimende ecclesiastiche… e non solo, almeno fuori dagli Stati Uniti, dove invece i massoni godono di un certo pubblico prestigio.
La Massoneria è stata fondata a Londra nel 1717. Da parte della Chiesa ci sono stati circa 600 pronunciamenti magistrali di condanna nei suoi confronti. Il primo, del 1738, è la lettera “In eminenti apostolatus specula” di Papa Clemente XII. La scomunica è entrata nel Codice di Diritto Canonico del 1917, scritto nella lingua della Chesa, che è il latino, col Canone 2335, il quale così recitava: “Coloro che danno il loro nome (vuol dire si associano, ne fanno parte, si iscrivono) alla setta massonica o ad altra associazione della medesima specie che complotta contro la Chiesa (contra Ecclesiam machinatur – si legge nel testo originale) e contro le legittime Autorità Civili, contraggono ipso facto la scomunica riservata alla santa Sede”.
Il nuovo Codice di diritto canonico del 1983, anch’esso scritto in latino, nel Canone 1374 stabilisce invece: “Chi dà il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa (contra Ecclesiam machinatur – si riprende il testo del Canone abolito) sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto”.
Dunque, la scomunica per i massoni è stata abolita nel 1983. Anche un partito politico ad esempio, un sindacato, una bocciofila, sono associazioni. Il termine latino machinatur è voce del verbo machinare, che possiamo tradurre così: complottare, tramare, macchinare, progettare e, con accezione negativa, anche ordire con inganno, di nascosto, in modo astuto. Le sanzioni ecclesiastiche vigenti si distinguono oggi in questo modo: giusta pena, per chi dà il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa; interdetto, per chi promuove e dirige l’associazione, cui ha dato il nome, che complotta contro la Chiesa.
Con un salto improvviso, cambiano dunque nel 1983 i rapporti Chiesa/Massoneria. Forse però i tempi non erano ancora maturi e non c’era preparazione ad accettare queste straordinarie novità, per cui il Prefetto della Congregazione della fede, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, poi Papa Benedetto XVI, il giorno precedente l’entrata in vigore del nuovo Codice di Diritto canonico, sostenne che: «Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita”.
Ordunque, secondo alcuni: questa dichiarazione è una presa d’atto, con riluttanza, della modifica che sarebbe andata in vigore il giorno successivo; il riferimento a princìpi inconciliabili con la dottrina della Chiesa è generico e poiché questi princìpi non vengono puntualizzati, non c’è possibilità di discutere sulla loro portata; le sanzioni ecclesiastiche previste dal Canone 2335 potevano riguardare i fedeli che appartenevano alle associazioni massoniche, ma questo Canone è stato abolito nel 1983 e oggi non ci sono più sanzioni per i massoni in generale; la Chiesa può ben vietare la iscrizione alla Massoneria a chi ricopre ruoli ecclesiastici, ma non può farlo per chi non ricopre questi ruoli; non può esserci pena senza colpa e le pene ecclesiastiche previste dal vigente Canone 1374 potrebbe essere irrogate solo a chi abbia dato il nome ad associazione che, come preventivamente provato, risulti complottare contro la Chiesa; la contrarietà alla Massoneria permane tra gli alti prelati ecclesiastici di veneranda età mentre, nei ruoli connaturati con chi di loro ha età diversa e produttiva, emergono atteggiamenti privi della zavorra di giudizi consolidatisi su preconcetti atavici, che nei tempi moderni mostrano la loro inadeguatezza.
Molto si è indagato nel distinguo religioso tra monoteismo e politeismo e, nel monoteismo, tra religione e religione; poco invece si è indagato nel sociale tra massoneria e Massoneria e, all’interno della Massoneria, tra massoni e Massoni. Quanto ai rapporti tra Chiesa e Massoneria, perdura la mancanza di confronti aperti e chiarificatori sulla reciproca valenza di queste istituzioni nell’ambito della medesima umanità. Tra loro non ci sarebbero contrasti, ma differenze e un dialogo è stato palesemente proposto il 14 febbraio 2016 sul giornale “Il sole 24 ore” dal cardinale Ravasi con l’articolo intestato “Cari fratelli massoni”. Il 16 febbraio dello scorso anno, inoltre, al termine del seminario svoltosi a Milano a porte chiuse per i giornalisti, sui rapporti Chiesa-Massoneria, che aveva l’obiettivo di promuovere un disgelo tra due mondi i quali per secoli si erano osteggiati e combattuti, il cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi, ha proposto un “tavolo permanente” di confronto tra autorità ecclesiastiche e logge massoniche.
Non risultano ulteriori incontri ma, ormai ci saranno, dicono gli analisti, perché li ha chiesti la Chiesa, forse anche per riabilitarsi, dopo tante reiterate accuse alla Massoneria. Nei secoli XVIII e XIX, pervasi da idee illuministiche e rivoluzionarie, fu certo significativa l’influenza politica della Massoneria: promuoveva infatti principi di libertà e di uguaglianza che la ponevano in conflitto con la Chiesa e con i regimi monarchici ed era vista, quindi, come una minaccia all’ordine tradizionale, anche perché molti dei suoi membri occupavano alte cariche in posizioni sociali dominanti e c’era il sospetto della loro appartenenza a consorterie riservate, se non addirittura segrete, passibili di perniciose influenze politiche. Come ormai tanti storici ritengono, le accuse della Chiesa alla Massoneria erano dunque di natura eminentemente politica, giustificabili al tempo in cui il Papato era un regno e il Papa aveva dominio temporale e spirituale; ora ilo Papa è solo capo della Chiesa e ha solo dominio spirituale sui fedeli.
Negli ambienti della Massoneria tradizionale si sostiene che la Massoneria non è una religione, non ha avuto un’origine anticlericale, non ha mai manifestato atteggiamenti anticlericali e non ha mai complottato, tramato o cospirato contro la Chiesa cattolica; come associazione iniziatica, filosofica e di studi esoterici, ricerca la verità e non impone dogmi religiosi, ma lascia sempre, a chi crede, la libertà di credere e considera il Grande Architetto dell’Universo non una divinità, ma una concezione simbolica della divinità. Lì, sanno pure che la Chiesa si muove molto lentamente e ricordano, ad esempio, che dopo la sentenza di condanna, Galileo fu riabilitato solo con Papa Giovanni Paolo II – quel Wojtyla che certo guardava molto avanti, quando firmò la modifica del Codice di diritto canonico nel 1983. In quegli ambienti della Massoneria tradizionale dicono pertanto di sapere che ci vorrà del tempo anche per il completo apparecchio del “tavolo permanente” di confronto tra autorità ecclesiastiche e logge massoniche, prima di raggiungere l’intesa sulle loro diversità, che sono un valore per l’umanità.
Si vales vàleo.
