L’esposizione curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala, una visione sui sogni e sulle utopie degli anni Sessanta Settanta, uno sguardo al futuro per un desiderio di un domani migliore,attraverso arte design e fantascienza, con opere di grandi artisti, fino al 15 novembre 2026
La mostra, allestita al MAN “Futurama. Nostalgia di futuro”, curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala,
assolutamente da non perdere nelle prossime vacanze estive, per alimentare la speranza e il desiderio di un domani migliore. Con “Futurama” si conclude con successo, la trilogia che il museo negli anni passato ha dedicato all’ambiente e al tempo. Dopo “Sensorama”, in quella occasione è stato indagato la percezione come struttura cognitiva, seguita poi da “Diorama”, che ha esplorato le nuove ecologie post-naturali e il ripensamento del legame tra umano e non umano. L’ultimo evento in programma fino al 15 novembre 2026, esplora le utopie tecnologiche del Novecento attraverso arte design e fantascienza.
Il titolo della mostra “FUTURAMA” si ispira alla celebre esposizione
Futurama organizzata dalla General Motors alla New York World’s Fair del 1939, evento spettacolare che offrì a 5 milioni di visitatori una visione idealizzata dell’America del domani. Grazie a giganteschi plastici immersivi, progettati da Norman Bel Gedds, il futuro prendeva la forma di metropoli razionali attraversate da grattacieli e superstrade sopraelevate, spazi urbani organizzati attorno al dominio dell’automobile e al mito dell’efficienza tecnologica.
Era un futuro ordinato, luminoso, privo di conflitti, una garanzia di prosperità e controllo del mondo. Il percorso espositivo unisce dipinti sculture e oggetti iconici del design anni Sessanta, caratterizzato da un approccio estetico che materializzava visioni fantastiche con forme e colori; ma è anche arricchito da una sezione di moda a cura di Michela Gattermayer. Parallelamente, la fantascienza popolò l’immaginario collettivo di robot, viaggi interplanetari e società ipertecnologiche.
In questo orizzonte, anche la cultura popolare giocò un ruolo decisivo. I primi robot giocattolo giapponesi degli anni Cinquanta, ispirati alla fantascienza americana e anticipatori dei grandi super robot dell’animazione, traducevano in forma ludica la
fascinazione per la macchina come alleata dell’uomo. Le collane di narrativa scientifica contribuirono a diffondere su larga scala visioni del futuro come spazio di avventura, scoperta e possibilità illimitate. Ne è esempio la preziosa selezione di Urania proposte in mostra, proveniente dalla Fondazione Arnaldo Mondadori.
Le opere dei vari artisti di fama internazionale, Vittorio Adami, Vincenzo Agnetti, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Davide Boriani , Fabrizio Dusi, Mario
Schifano, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Pietro Gallina, Gianni Colombo, Sergio Lombardo, Gino Marotta, Pino Pascali, Giulio Turcato e Grazia Varisco – raccontano il modo in cui il secolo scorso ha plasmato l’idea di futuro e innovazione. Il secondo dopoguerra segnò l’avvio di una stagione di ottimismo radicale, alimentata dalla crescita economica, dalle conquiste scientifiche e dall’accelerazione tecnologica.
La corsa verso lo spazio, l’automazione industriale e la nascita dell’informatica generarono, la convinzione che l’umanità stesse entrando in una fase di emancipazione definitiva dai limiti materiali e biologici. Questa speranza si tradusse in un’estetica
diffusa del futuro che attraversò ogni ambito della cultura visiva. L’arte sperimentò nuovi materiali industriali – esemplificati dal bestiario in metacrilato di Gino Marotta – e nuove concezioni dello spazio – come accade con le “Superfici lunari” di Giulio Turcato e i Concetti spaziali di Lucio Fontana. Il design e l’architettura concepirono ambienti modulari e superfici dinamiche, mentre la moda incorporò linee e geometriche, tagli astratti, in dialogo diretto con la ricerca artistica.
Nelle varie sezioni del percorso espositivo, il visitatore incontra le sculture futuristiche di Regina Cassola Bracchi, un delle protagoniste del secondo
futurismo e del movimento concreta di Valerio Adami “La poltrona in vetrina” dove sono indagati ambiente urbano e società consumista. I ritratti su smalto industriale di Kennedy e Kruscev di Sergio Lombardo, di Enrico Baj sono presenti le celebri “sculture meccano” degli anni Sessanta e Settanta, “Concetti spaziali” di Lucio Fontana.
Il percorso è arricchito dalle copertine dei libri di fantascienza “Urania” di Mondadori, “Posteros’s degli anni Sessanta di Pino Pascali, le sculture in polvere di ferro di Davide Boriani, il “Portagiri”di Vincenzo
Agnetti; il sedile “allunaggio” del 1965 di Achille Piergiacomo Castiglioni. Tra i nuclei più intensi, sono le video installazioni di una filmografia fantascientifica, dedicata alla corsa allo spazio, dove la guerra fredda tra le due super potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica
Tonino Rocca – Presidente MAN – “FUTURAMA,invita così il pubblico a confrontarsi con una domanda quanto mai attuale:cosa resta oggi di quella fiducia nel domani?In un presente segnato da crisi e trasformazioni continue, la mostra propone una riflessione sul desiderio collettivo di immaginare nuovi
scenari possibili, confermando il museo come luogo in cui arte, pensiero e società possono incontrarsi e generare nuove prospettive”. Il progetto espositivo ricostruisce, dunque, questa stagione di fiducia radicale nel progresso come una vera e propria utopia estetica, in cui la tecnologia non era percepita come minaccia, ma come promessa di liberazione dal lavoro, dalle privazioni e perfino dalla morte.
L’esposizione mette progressivamente in luce le crepe di questo scenario. Le stesse forze che avevano alimentato l’ottimismo modernista produssero anche nuove forme di disuguaglianza, alienazione e fragilità ecologica. La crescita industriale intensiva, l’espansione urbana incontrollata e l’affidamento totale alla tecnologia hanno
generato conseguenze ambientali e sociali che l’utopia del progresso non aveva previsto,ma che artisti come Piero Gilardi avevano colto precocemente. Con la crisi delle grandi narrazioni moderniste e l’emergere del postmodernismo, il futuro smise di apparire come speranza condivisa e divenne un territorio instabile, spesso rappresentato attraverso scenari distopici o paradossali.
Negli ultimi decenni, eventi traumatici globali hanno ulteriormente incrinato l’orizzonte futuribile: conflitti, crisi finanziarie, catastrofi ambientali, pandemie, e nuove guerre hanno riportato al centro la vulnerabilità sistemica delle società contemporanee. In questo contesto, le narrazioni sul futuro oscillano tra rinnovato “tecno-ottimismo”, che affida al progresso digitale e scientifico la soluzione di ogni problema, e un ripiegamento nostalgico verso identità e modelli del passato. La mostra introduce il concetto di nostalgia di futuro: una tensione emotiva in cui il desiderio di un domani migliore persiste, pur confrontandosi con l’incertezza del presente.
Il progetto espositivo, è accompagnato da un catalogo bilingue italiano – inglese con contributi critici di Carlo Antonelli, Paolo Campiglio, Silvia Casagrande e Michela Gattermayer.
Descrizione immagini:
Foto: copertina catalogo
Foto 1 © Regina Cassolo Bracchi “Sputnik (Linee di volo), 1952, gesso, 32x32x38cm. Collezione Fermani. PH. Paolo Borrelli, Milano.
Foto 2 © Sergio Lombardo “Kennedy 1961-1963”, smalto industriale su tela 230×180 cm. Courtesy Archivio Sergio Lombardo.
Foto 3 © Enrico Baj,”Meccano A/34”, 1965, scultura in meccano, 170x80x35 cm. Archivio Enrico Baj, Vergiate (VA) PH. Filippo Armellin.
Foto 4 © Una copertina dei volumi della collana Mondadori “Urania” stampati in brossura 1952-1969. Fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori . Biblioteca storica Mondadori
Foto 5 © Kriminal “Conto alla rovescia”, numero 234, pubblicato dall’Editoriale Corno nel 1969
Foto 6 © Pino Pascali, Studio per”I Posteros’s”, 1966, collage su carta fotografica, 30x24cm. Collezione R.C., Milano
Foto 7 © Grazia Varisco, SLV”R:N”, 1964, oggetto cinetico luminoso,legno,perspex,neon e motore elettrico,51x51cm, Archivio Varisco, Milano
Foto 8 © Vincenzo Agnetti, “Portagiri”, 1970 scultura polimaterica,80 x 80 x 40 cm. Collezione Musei Civici di Cagliari. PH. Nicola Castangia.
Foto 9 © Valerio Adami “La poltrona in vetrina “, 1970,acrilico su tela, 198,7×147,5cm. Collezione privata, courtesy Giò Marconi Gallery, Milano. PH. Fabio Mantegna
Foto 10 © Gino Marotta, “Giraffa artificiale”, 1972, metacrilato, 192x88x79cm. Courtesy Archivio Gino Marotta
Le immagini che documentano il testo sono tratte dal catalogo bilingue italiano- inglese della mostra:
“Futurama. Nostalgia di futuro”, a cura di Chiara Gatti e Elisabetta Masala “ pp.124 a colori. MAN ( Museo d’arte provincia di Nuoro).
