Cento trentanove immagini firmate dai fotografi Robino nel corso di tre quarti di secolo raccolti nel volume curato da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino pubblicato dalla Nomos Edizioni
Il volume” Robino. Eredità visive di tre generazioni”, curato da Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, accompagnava la mostra fotografica allestita alla Reggia di Venaria, terminata alcuni mesi fa, lungo la Promenade della Galleria Alfieriana, venivano
esposte cento trentanove scatti (raccolte nel libro pubblicato dalla Nomos Edizioni di Busto Arsizio) presentando una produzione di una singolare genealogia, quasi una saga, che ha per protagonisti tre membri della famiglia Robino.
Tre generazioni di autori torinesi che nel corso di tre quarti di secolo si sono dedicati – e tuttora si dedicano- all’uni
verso delle immagini fatte a macchina: dalla fotografia analogica a quella digitale fino all’immagine di sintesi e all’Intelligenza Artificiale. Tre storie che raccontano anche il progressivo passaggio dalla pratica amatoriale a quella professionale nei distinti ambiti della documentazione del patrimonio artistico e architettonico e della fiction.
Questa vicenda per immagini si apre con le fotografie del padre Stefano, autore di ottantacinque stampe fotografiche realizzate tra il 1948 e il 1970, tutte in bianco e nero, che raccontano una Torino del passato fatta di fabbriche, figure, luoghi e racconti, di una Torino che cresce nelle diverse trasformazioni sociali, paesaggi urbani. Accanto a questa serie per sfatare il grigiore della città, una selezione di nudi e
composizioni dal sapore più classico, che testimoniano un interesse nell’eleganza formale e nella dimensione più intima della città. Le immagini venivano reinterpretate e animate digitalmente dal nipote Filippo.
La seconda sezione del volume è dedicata alle fotografie di Paolo Robino che racchiude con una selezione antologica, raccogliendo,
l’eredità artistica del papà Stefano, iniziando dagli anni Settanta, presentando cinquantaquattro fotografie che documentano il passaggio dal bianco e nero al colore, dalla fotografia analogica all’immagine digitale, raccontando la trasformazione della città di Torino da polo industriale a culturale, ritraendola in un ruoloda natura regale, prima capitale d’Italia a dimora storica dei Savoia, aggiungendo alcuni ritratti e figure ambientate legate a personali dettati professionali. Una pubblicazione molto bella.
Biografie
Stefano Robino, nato nel 1922 a Torino inizia la propria attività lavorativa comedisegnatore tecnico alla FIAT Grandi Motori nel 1939 e nei due anni trascorsi in Marina si avvicina alla pittura per poi frequentare, nel dopoguerra, l’Accademia Albertina di Belle Arti, perfezionandosi sotto la guida di Luigi Spazzapan e Filippo Sartorio ed esponendo in mostre
personali e collettive. A partire dalla fine degli anniQuaranta si dedica sistematicamente alla fotografia aderendo al Gruppo Fotografi Fiat e partecipando a numerose mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale, nei quali si aggiudica vari premi quali, a titolo di esempio, il 1°premio alla V Gara fotografica Motta Ferrania(1955 e ancora nell’edizione del 1958); “l’Obiettivo d’Argento” alla mostra annuale di Fotografi FIAT (1956); l’Orso d’Oro al 2° Salone Internazionale d’Arte Fotografica, Biella (1957) e il 1° premio al concorso Carlo Erba “Bimbi e Ragazzi d’Italia” del 1961.
Nel 1971 la Grandi Motori Trieste pubblica un volume fuori commercio di sue fotografie eseguite nel vecchio stabilimento FIAT Grandi Motori di Torino, del cui laboratorio fotografico aveva assunto ladirezione nel 1965 per poi passare a dirigere l’Ufficio pubblicità della Grandi Motori Triest
e dal 1971 al 1974. Sue fotografie pubblicate su numerose testate nazionali e internazionali come “Il Corriere Fotografico”, “Ferrania”, “Fotografare”, “Leica Fotografie”, “Life”, “Modern Photography”, “Photography Year Book”, “Popular Photography Italiana”, ”Il Progresso Fotografico”, sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche quali: Circolo Fotografico La Gondola, Venezia; Civica Fototeca Nazionale, Sesto San Giovanni; Fondazione MAST, Bologna; Fondazione 3M, Pioltello; Metropolitan Museum of Art, New York; Museum of Fine Arts, Houston; Regione Piemonte, Torino. Stefano Robino muore nel 2017.
Paolo Robino, nasce a Torino nel 1952 inizia a fotografare negli anni del Liceo, sulle orme del padre Stefano, e diventa
professionista nel 1978. Durante il corso di laurea in architettura collabora come fotografo con studi di progettazione orientati verso il recupero e il restauro degli edifici storici e delle Residenze Sabaude, estendendo poi la sua attività nell’ambito delle catalogazioni ministeriali e delle attività delle Soprintendenze in generale. Per la collana Mirabilia Italiae curata da Salvatore Settis realizza un’importante campagna di documentazione, durata quattro anni, della Basilica di San Vitale e del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e di Palazzo Te a Mantova. Sempre a Ravenna, documenta i restauri dei mosaici di Giustiniano e Teodora a San Vitale e realizza una campagna completa, durata due anni, di Sant’Apollinare in Classe. È accreditato presso istituzioni museali pubbliche e private per le quali documenta allestimenti e svolge campagne fotografiche per mostre e pubblicazioni, collezionisti, galleristi, restauratori, architetti e storici dell’arte.
Filippo Robino, nasce nel 1987 a Forno canavese, dopo il liceo scientifico si iscrive alla facoltà
di Architettura di Torino – come il papà paolo- dove si laurea nel 2012 con una tesi di Modellazione 3D. Dopo alcune esperienze in Italia, inizia il percorso come autore freelance di effetti speciali (FX Artist) lavorando in Inghilterra e Scozia per entrare poi a far parte di Trixter a Monaco di Baviera. Nel 2017 si trasferisce a Melbourne per lavorare presso Iloura, dove ha guidato un team di cinque artisti FX nella produzione di Aquaman, 2018, quindi ha proseguito il suo percorso in Weta Digital a Wellingon in Nuova Zelanda. Nel 2019 rientra in Italia e fonda Alps Studios, con sede a Torino, specializzato in effetti visivi (VFX), collaborando a oltre 40 lungometraggi e serie TV, spot pubblicitari, progetti per videogiochi, documentari e videoclip musicali per clienti internazionali. Nel 2023, ha ricevuto una nomination al David di Donatello per i migliori Effetti Visivi per il suo lavoro nel film Dampyr. Attualmente Alps Studios si impegna a utilizzare flussi di lavoro innovativi, con una ricerca costante di nuove tecnologie, concentrando in particolar modo l’attenzione sullo sviluppodi strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale (AI).
Descrizione immagini
Foto copertina catalogo
Foto 1 Piazzetta Reale di Torino 1947, 18x23cm
Foto 2 Torino 1969 29x19cm
Foto 3 Torino metropoli d’Europa 1969 25x39cm
Foto 4 La Volkswagen che mangia mio cugino 1973 24x18cm
Foto 5 linee morbide 2007 18x24cm
Foto 6 Galleria Grande, Reggia di Venaria Torino 2002 27,5x24cm
Foto 7 Obelisco contemporaneo 2016 29,5x21cm
Foto 8 Merging finale, salone degli Svizzeri Palazzo Reale Torino 2024 69x100cm
Le immagini che documentano il testo sono tratte dal volume:
“Robino. Eredità visive di tre generazioni”. a cura di Pierangelo Cavanna e Paolo Robino, pp. 167, ill. Edizioni Nomos, Busto Arsizio (Varese),2026, €30.00
