Il Costa Rica si prepara a una svolta nella lotta alla criminalità organizzata. La nuova presidente Laura Fernández (insediamento ufficiale alla presidenza l’8 maggio 2026 per il mandato 2026-2030) guarda al modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele, puntando su una strategia di repressione più dura, sulla costruzione di una mega-prigione e su una revisione dei rapporti tra potere politico e magistratura.
Al centro di questa strategia c’è una struttura carceraria progettata per ospitare migliaia di detenuti considerati particolarmente pericolosi, l’obiettivo dichiarato è sottrarre alle organizzazioni criminali la possibilità di continuare a dirigere i propri traffici dall’interno delle carceri e rafforzare il controllo dello Stato sul territorio.
Il riferimento è inevitabilmente al modello salvadoregno. Nayib Bukele ha costruito una parte significativa del proprio consenso sulla lotta alle bande criminali, attraverso arresti di massa, detenzioni prolungate e un sistema carcerario di massima sicurezza.
La sua politica ha coinciso con una forte diminuzione degli omicidi ufficialmente registrati, ma ha anche suscitato critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani per le detenzioni arbitrarie e le limitazioni delle garanzie processuali.
Fernández intende trasferire parte di quell’impostazione nella realtà costaricana, dove la crescita della violenza legata al narcotraffico e alle organizzazioni criminali ha assunto un peso crescente nel dibattito pubblico, il messaggio politico è chiaro: lo Stato deve recuperare capacità d’azione e non può lasciare che le organizzazioni criminali condizionino la sicurezza dei cittadini.
Ma la questione non riguarda soltanto le carceri, il confronto investe anche la magistratura e il ruolo delle istituzioni di controllo. Le critiche rivolte ai giudici e le proposte di riforma del sistema giudiziario aprono infatti un terreno di scontro tra l’esigenza di rendere più efficace la risposta alla criminalità e la necessità di preservare l’autonomia della giustizia.
È proprio questo uno degli aspetti più controversi del modello Bukele, fino a che punto è possibile concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo per accelerare la lotta alla criminalità senza indebolire i contrappesi istituzionali? E quali garanzie devono essere mantenute affinché la repressione colpisca i responsabili dei reati senza trasformarsi in una compressione indiscriminata dei diritti?
La svolta annunciata da Laura Fernández colloca dunque il Costa Rica al centro di un dibattito che attraversa tutta l’America Latina, da una parte, cresce la richiesta di sicurezza e di risposte concrete contro il narcotraffico; dall’altra, rimane aperta la questione del rapporto tra efficacia repressiva, legalità e indipendenza della magistratura.
Il modello salvadoregno rappresenta per la presidente un riferimento politico e operativo, resta da vedere in quale misura potrà essere adattato alle condizioni costaricane e quali conseguenze produrrà sul funzionamento delle istituzioni.
La partita, insomma, non si gioca soltanto dietro le mura di una mega-prigione, si gioca anche negli equilibri tra governo, tribunali e diritti dei cittadini.
