Nel nuovo libro di Emanuele Ricucci, i ritratti di nove grandi italiane (di Dario Noascone)
Di alcuni libri, abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Sono quei testi in grado di risvegliarci dal torpore letterario che tanta parte della produzione attuale diffonde, spesso anche in modo apparentemente originale, ma del tutto impossibilitato a staccarsi da una narrazione saldamente radicata nel ben-pensiero comune – e guai a staccarsi da questo, garanzia di un posto al sole nei meglio salotti letterari e lasciapassare incontestabile per i luoghi che contano.
Per fortuna esistono ancora autori che dei salotti buoni non sanno che farsene, e che al plauso dei sacerdoti dell’allineamento preferiscono il sussulto degli animi scossi. Emanuele Ricucci, classe 1984, giornalista e scrittore che vanta una lunga collaborazione con – udite udite – niente meno che Vittorio Sgarbi (anche autore della prefazione del suo imprescindibile “Contro la Folla” …), fa parte della diradata schiera di questi autori, ed ogni suo libro è uno schiaffo alla banalità del politicamente corretto.
A dire il vero, la sua ultima fatica – “Rivoluzionarie. Storie di grandi donne per una grande Italia” (Archeoares, marzo 2025) – ha in qualche modo compiuto la magia che nessuno si attendeva, quella di mantenersi fedele allo spirito “eretico” dell’autore, e affascinare testate e programmi tv che, forse per la prima volta, hanno convintamente dedicato spazio al pregevole testo. Senza dubbio segno che qualcosa, piano piano, si sta muovendo, ma questo avviene grazie soprattutto alle rare qualità di Ricucci, che allo spirito guerriero e all’arguzia unisce una rara dimestichezza col miglior italiano letterario.
L’intuizione è semplice, in fondo: dedicare un agile libello a un’accurata e insolita selezione di figure femminili di diverse epoche storiche, ma proporle al di fuori di qualunque retorica femminista e spostare il tutto sul piano del valore individuale. Ciascuna delle figure descritte in “Rivoluzionarie”, infatti, è in grado di suscitare ammirazione nel lettore non per il fatto di essere semplicemente donna, ma per l’essere portatrice di valore e merito. Insomma, l’esatto opposto del principio delle “quote rosa”: donne realizzate in pienezza, che hanno conquistato un posto non perché donne, ma per essere persone realizzate e determinate a un obiettivo, e contribuendo, col loro posto conquistato, alla maggior gloria del mondo femminile. Zero spazio al vittimismo istituzionale, alla lagna d’ordinanza e ai predicozzi politicamente corretti: qui si parla solo di eccellenze, di spiriti audaci quanto e più di certi uomini, di ruoli conquistati e vissuti in pienezza senza sconti da parte della vitaccia: nove vigorosi ritratti nello spazio (d’Italia) e nel tempo, dalla leonessa guerriera Marzia degli Ubaldini ad Anna Maria Luisa de’ Medici, alla quale ancora oggi Firenze deve gratitudine per il proprio status di città d’arte e bellezza, e alla prima donna laureata al mondo, Elena Cornaro Piscopia (correva l’anno 1678, ai lettori il compito di scoprirne l’edificante storia). E poi ancora, la rocambolesca vita di Properzia De’ Rossi – irrequieta scultrice rinascimentale dai pochi amici e dai molti, invidiosi concorrenti -, la geniale compositrice secentesca Francesca Caccini, la memorabile Matilde Serao – prima donna italiana a fondare e dirigere un quotidiano, che sempre rifiutò il femminismo pur avendo ottime ragioni per aderirvi -, e la portatrice di femminil grazia nel mondo della pittura, la nobile cremonese Sofonisba Anguissola.
Inutile nascondervi… già vi vediamo cercare su Google buona parte di questi nomi, occultati da una coltre di immeritato oblio. E la vera ingiustizia è proprio il fatto che la memoria vada aiutata a richiamare nomi il cui contributo alla nostra Storia e alle nostre Arti dovrebbe invece diffondere luce. Perché questa è Storia italiana, storia di genio, storia di vero merito, che dovrebbe far impallidire certe miserabili narrazioni strappalacrime di facile consumo e destinate ad inevitabile oblio. Ricucci, con il suo linguaggio esuberante e la rara abilità di cogliere la poetica dell’agire, ci consegna nove brillanti microcosmi femminili orgogliosamente italiani, nove ritratti di donne la cui determinazione e capacità di visione hanno generato vero valore. Le barriere innalzate dall’illusorio conflitto uomo-donna, tristemente alimentato ogni giorno da zelanti seminatori di disgregazione, qui crollano sotto i colpi della realtà storica di Persone – sì, Persone, prima ancora che donne – portatrici di Valore e di valori, capaci di combattere, cadere, rialzarsi e, soprattutto, eccellere. E l’eccellenza arriva sì scontrandosi con un universo maschile a volte ostile o arroccato nel pregiudizio, ma altrettante volte confrontandosi alla pari con esso e diventandone pienamente complementare: esemplare, in questo caso, la vicenda di Marzia degli Ubaldini, alias Cia Ordelaffi, la cui omogeneità di ruolo con il potente marito suona decisamente contemporanea…
Insomma, un libro praticamente perfetto, capace, in poco più di cento pagine, di dimostrare come di fronte al vero merito (non la sua parodia chiamata “meritocrazia”) lo scontro tra uomini e donne sia futile, di rendere giusta memoria a figure femminili che giganteggiano nella Storia, e di restituire a tutti noi un po’ di sano orgoglio nazionale. Non è poco.
Una nota di merito, infine, va alla bella introduzione di Lucia Esposito, che ben coglie lo spirito dell’autore, e un plauso è dovuto alla notevole cura editoriale, la cui qualità, che va dalle scelte grafiche essenziali ed eleganti alla quasi totale assenza di refusi, è decisamente insolita per una piccola casa editrice. (01/08/2025)
Dario Noascone
