Marco Chiaravalle: la nozze di Rod e Sidna
Un contributo di Marco Chiaravalle
Link della prima parte:
La guardia costiera deve essere unica e divisa dal soccorso in mare che è una estensione della protezione civile nel settore marittimo: noi abbiamo quattro corpi in loco: la polizia portuale di Stato, la capitaneria di porto con bandiera di Guardia Costiera – immeritata – la finanza navale, i carabinieri di porto. Le polizie locali non sono riformate, i testi di riforma sono fermi da quasi trent’anni – ero assistente parlamentare nella XIII legislatura, so quello di cui parlo – le guardie private e giurate che negli altri paesi sono forze ausiliarie di polizia, idem, aspettano la riforma dallo stesso periodo e sono soggette non solo alle limitazioni della legge che risale al 1936 – si, il lettore ha capito bene non è un errore di battitura, è proprio il 1936! – ma anche a quelle dei giudici, altro e decisivo punto dolente.
La Cassazione ha stabilito che per le guardie giurate e la vigilanza privata – tenete conto che entrambe all’atto di indossare distintivo e divisa della società, prestano giuramento repubblicano nelle mani del prefetto – non si applica neanche l’articolo 383, ovvero il cittadino privato può in presenza di flagranza, operare l’arresto e consegnare l’arrestato alla polizia, ma la guardia giurata e privata, che ha giurato dal prefetto no.
Questo perché la Cassazione ha smesso da tempo di essere l’organo di controllo della corretta interpretazione delle norme, per trasformarsi in luogo ove si “producono” nuove norme. Non si applicano più le norme del codice penale vigente, ora si crea ex novo il Fantacodice; la Cassazione ha cambiato pelle, ora è un luogo a metà strada tra l’Areopago del pensiero magico-giuridico e un set dove si girano sequel cinematografici della serie Monty Pyton.
Nel 1976 Carpenter, il regista, gira un film criminale, Distretto 13 – Le brigate della morte – una storia di poche parole, che però la dice lunga, insieme all’indimenticabile “Fuga da New York”, sulla percezione del dominio criminale in città abbandonate dal controllo statale.
In Distretto 13, le bande criminali sono talmente pervasive – è il distretto di Anderson – e armate fino ai denti, da attaccare nella notte il “precint 13” di polizia per massacrare tutti coloro che vi sono all’interno, dove staziona anche un delinquente di un certo calibro come Napoleone Wilson, un killer della criminalità organizzata. Si salveranno combattendo fianco a fianco poliziotti e criminali.
Ora non è esagerato dire che con sfumature diverse in Europa, che ne dica la sinistra – sedicente – progressista, il clima sta rapidamente virando verso il Distretto 13, siamo a un passo dal passare dalla violenza diffusa e singola o di piccoli gruppi, alla violenza militare per bande organizzate e non siamo pronti per niente. L’Italia in particolar modo risente tutt’ora della pervasività della ideologia antifascista chiliastica e anarchica, che contaminata da residui di cultura cattolicista democratica rende ingestibile qualsiasi aspetto del sociale.
Questa cultura è divenuta post ’68, come scrivevamo in un articolo precedente, la cultura della classe generale in Italia ed è posta a sua protezione; chiunque governa, anche con largo mandato, deve fare i conti con il potere ostativo di questa cultura che antepone, sempre, socialmente parlando, gli ultimi ai primi, in un tentativo di realizzare in terra la Città di Dio, in luogo di quella dell’Uomo. Evidemtente trattasi di pseudocultura indigerita, perchè se avessero studiato S.Agostino, invece che FantAgostino freudomarxista – peraltro non avendo capito niente di nessuno dei tre autori – saprebbero che l’unica a essere autorizzata a realizzare la massima evangelica è solo la seconda, non mi pare che la città dell’uomo debba essere una versione speculare di quella celeste, in essa infatti non vivono gli angeli e le anime redente in contemplazione dell’onnipotente, ma uomini in carne e ossa, corruttibili, corrotti e corruttori, di qui la necessità di leggi umane che inquadrino la società e tengano i rapporti tra gli uomini all’interno della ragionevolezza e della civiltà.
Frammenti di sub culture sincretiche mal digerite, che puntano a realizzare il paradiso in terra ottenendo nella pratica di realizzare solo l’inferno, avvolto con il mantello dei buoni propositi: che poi il mantello sia un ermellino, la dice lunga sul punto di non ritorno in cui ci troviamo.
L’impostazione della nostra classe generale fa si che tutti gli organi preposti all’amministrazione dello Stato subiscano di fatto una svalutazione morale, che ne mina l’efficacia dell’azione alla radice; ci si trova di fronte a un condizionamento delle forze dello Stato tale da scoraggiare il lavoro delle stesse, a stretto giro la loro presenza sul territorio involve e la loro azione subisce forti limitazioni, ci si limita ad agire ex post, stante che – e questa assurdità è contenuta anche nel famoso ddl Sicurezza – l’azione di ufficio degli organi competenti è vietata tassativamente, si agisce solo per denuncia, neanche per segnalazione, ovvero il ddl impedisce nei fatti ciò che si afferma nella filosofia apparente che lo ispira.
Si possono immaginare forze di polizia che non lavorano d’ufficio? Una vera contraddizione in termini. L’amministrazione della giustizia, a seguire, versa in condizioni molto più critiche di quella esecutiva, li si trova il nocciolo dell’ideologia della classe generale, anzi la magistratura è la trincea della classe generale, pensare di risolvere il problema separando le carriere – un semplice allineamento a quanto generalmente previsto in Europa – vuole dire concentrarsi sul dito e non guardare la luna.
La butto li tra il serio e il faceto, facciamo prima a passare i reati criminali alla magistratura militare e rimettere quelli civili al Lodo giudiziario. Lo Stato come concetto esiste perché realizza tre punti, espressi in tutti i manuali di diritto pubblico: esercita il monopolio della Forza, amministra la Giustizia, decide l’allocazione, secondo un principio di equità, delle risorse economiche. L’Italia – potrei estenderlo ad altre Nazioni europee, ma mi limiterò alla nostra situazione – non realizza, in questo periodo storico, nessuno dei tre principi che sottendono all’esistenza dello Stato, quindi esso non esiste più, quantomeno come forma che contiene e organizza l’ontologia dell’essere sociale: detto in parole più semplici, esiste un contenitore privo ormai di contenuti effettivi.
Possiamo spiegarlo meglio con Cassirer, che distingueva il pensiero moderno dall’antico, il primo é definito dal concetto di Sostanza, mentre l’altro da quello di Funzione, quindi nel primo caso ci si chiede “cosa è” e nel secondo caso se “funziona o meno”: lo Stato italiano manca dell’una e dell’altra, non solo non si riesce a definire in sostanza, ma ha perso la funzione, il resto sono, come i discorsi dei politici e dei loro sodali pseudo intellettuali riprodotti dalla lanterna magica: riassuntini da sussidiario elementare. Come se ne esce? Con una presa d’atto che le strutture politico-organizzative ereditate sono marce e la loro sopravvivenza uccide il futuro del Paese.
Prima ancora di elaborare una nuova costituzione, va bene anche quello, si dovrebbe ritornare al Senso originario di questa, che con poche modifiche migliorative nella parte esecutiva funziona come qualsiasi altro testo costituzionale nel mondo. Diciamocelo chiaramente, risulterebbe inutile andare a votare una costituente nuova, stante la presenza velenosa in tutti i livelli dell’ordine giudiziario – amministrativo, civile, penale – della ideologia della classe generale.
Serve capire sopratutto, che questa ideologia non dipende e non difende, come afferma di voler fare la Costituzione, ma la svuota di significato e la deforma in modo caricaturale.
Lungi dall’essere il paladino di questa, il giudice che impiega 13 anni per definire torti e ragioni di una causa civile, la vilipende, la offende, e offende i costituenti prima ancora dei cittadini;
il giudice che sanziona l’azione politica del Governo, quando decide di bloccare il traffico di immigrati clandestini bloccando i porti in emergenza – perché tale si ritiene sia – svilisce la separazione dei poteri espressa dai costituenti, dove all’interno di qualsiasi manuale di diritto amministrativo si può leggere che l’azione politica è sempre libera e trova l’unico limite nelle disposizioni della Carta, quindi o si è in violazione dei principi della stessa o per cortesia, il giudice – che peraltro compare tra i finanziatori della ONG in questione, ragion per cui varrebbe la legittima suspicione con spostamento della sede competente – si astenga dal giudicare cose che non gli competono e se lo fa per ideologia propria, si dimetta ed entri in politica come gli chiede la Costituzione di cui tanto ciancia a sproposito.
La classe politica è impreparata da un lato, sia sul versante tecnico che sua quello pratico dell’azione di Governo, la buona volontà non basta più o si procede alla ri-costruzione dello Stato, ripartendo almeno dal testo della costituzione pre-2000, sgravandola di riferimenti rafforzativi della ideologia generale, al diritto europeo, che poi bestemmia per i costituenti, non è un diritto federale nato politicamente come chiedeva Spinelli – poco conosciuto, tanto citato e tantissimo abusato – all’interno del parlamento europeo, ma un insieme di norme derivate da atti amministrativi e quindi dalla gestione burocratica dei processi: una roba indigeribile per la maggior parte dei giuristi seri, nonché irricevibile se non ci fosse lo scudo della ideologia della classe generale che si richiama, per paura di essere spodestata, a un declamato “vincolo esterno” – esistente solo nella testa della classe generale stessa – che viene invocato quando si vogliono operare delle modifiche sugli assetti di potere, ma non per quanto riguarda i diritti dei cittadini, gli unici peraltro in Europa, la tanto decantata santa patria del diritto, anzi dei diritti, a non poter adire al ricorso diretto in corte costituzionale: anche qui, il regolamento europeo sul Covid docet. Il diritto europeo, è immediatamente applicabile, solo quando non contraddice il potere e le decisioni della classe generale, bisogna ringraziare la parte bassa della magistratura, i giudici del lavoro e i giudici di pace, se ne siamo venuti fuori.
Sono sincero non nutro speranze in merito a interventi riformistici, credo che andremo alla dissoluzione dello Stato o almeno a un passo da essa, continuando le cose ad andare nella stessa direzione.
Il governo attuale cresce nei consensi per merito delle crisi esterne, che vedono un volto rassicurante di donna, madre, grande viaggiatrice, infondere stabilità in una congiuntura storica di trasformazioni mondiali terribili e violente; tutto intorno il mondo cade a pezzi, le vecchie regole non ci sono più o come dice una bella e tragica canzone di una nota cantante americana: “Stanotte la regola è solo una: danza o muori”.
Noi pensiamo ancora – in realtà è il pensiero che la classe generale di riflesso proietta sul popolo – che se ci nascondiamo nell’ombra, eviteremo di dover scegliere tra i due termini, invece finiremo dritti al secondo senza neanche aver provato a danzare. Il cambiamento dobbiamo pretenderlo, attendere che qualcuno faccia il lavoro per noi non paga. Per dirla con un altro Wilson – non Napoleone di Distretto 13 – ma Harold, politico inglese: “Chi rifiuta il cambiamento è un vero e proprio architetto della decadenza e del disfacimento. La sola istituzione umana che può rigettare il cambiamento è il cimitero”.
Spetta, ai cittadini di questa collettività statale chiamata Italia, decidere se continuare a vivere come entità politica viva cambiando lo stato reale delle cose o, restare immobili e avviarla al cimitero della storia: in quel caso però, se proprio dobbiamo seppellirla, per favore, dentro la cassa mettiamoci anche la classe generale prima che, dopo aver pontificato per anni di democrazia e diritti, una mattina prenda l’aereo per Miami portandosi via tutta l’argenteria di famiglia.
