Cartolina Villa della Regina, dall'Archivio Delcampe, www.delcampe.net
L’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari di Torino aveva sede alla Villa della Regina
Uno studio recente su questo Istituto è stato prodotto da Demetrio Xoccato, su “Storia delle Donne”, dicembre 2016:
« La città di Torino rappresenta un interessante case study per la storia della filantropia e della pedagogia in età liberale. Tra l’unità d’Italia e l’avvento del fascismo, infatti, l’élite cittadina s’impegnò ad ampliare l’offerta formativa dando vita a iniziative pionieristiche con il preciso compito di fornire un’educazione al passo coi tempi e una cittadinanza attiva e consapevole ai ceti più umili.
La storia dell’Istituto nazionale per le figlie dei militari s’inserisce all’interno di questo contesto di spinte riformatrici e tentativi d’individuazione di nuovi modelli educativi.
Sino a quel momento, infatti, erano state le congregazioni religiose e le opere pie a preoccuparsi dell’educazione femminile. Inoltre, i collegi e gli istituti ecclesiastici a loro afferenti s’inserivano ancora pienamente in un’ottica religiosa e caritatevole legata all’Ancien Régime.
Limitando lo sguardo alla sola capitale subalpina, gli esempi in quest’ambito erano diversi: si pensi all’Orfanotrofio femminile (fondato nel 1579), alla Casa del soccorso delle vergini (edificata tra il 1589 e il 1683 dalla Compagnia di San Paolo), alla Regia Opera della Provvidenza (1700), al Ritiro delle Rosine (1742), al Conservatorio del SS. Rosario (1813), al Ritiro della Concezione (1814), all’Istituto del Rifugio dell’Opera Pia Barolo (1823), al Ritiro Alfieri per le Figlie della Misericordia (1835), all’Istituto delle Maddalene e delle Maddalenine dell’Opera Pia Barolo (1842), al Ritiro del Buon Pastore (1843), all’Istituto della Sacra Famiglia (1853) e all’Istituto pio di San Pietro in Vincoli (1854). »
Il cambio di passo avviene nel 1859, con la approvazione della Legge Casati nel Regno di Sardegna, poi estesa a tutto il Regno d’Italia. L’obbligatorietà dell’istruzione elementare per ambo i sessi e l’istituzione di sezioni femminili per la formazione secondaria sanciscono per la prima volta sia il valore dell’istruzione pubblica e laica sia l’educazione femminile come elemento non più accessorio di un percorso formativo, da affidare a istituzioni religiose o precettori per le famiglie abbienti o a circuiti alternativi per le classi sociali più deboli.
In questo contesto, sei anni dopo la Legge Casati, il primo progetto di un Istituto per le Figlie dei Militari a carattere nazionale è concepito e propagandato dalla Marchesa Maria Luisa del Carretto di Santa Giulia. Su sua iniziativa viene costituita, nel 1865, una Commissione Promotrice, sotto la presidenza di G. B. Cassinis, Presidente della Camera dei Deputati. Nel mese di aprile la Commissione rivolge una petizione al Re Vittorio Emanuele II, chiedendo l’approvazione dell’Istituto e la donazione di una sede. Il Re concede l’assenso alla iniziativa e concede l’uso della Villa (Vigna) Reale della Regina, riservandosi di donare la stessa solo quando l’ente avesse avuto “elementi di stabile esistenza”. La Commissione promuove, quindi, un appello per una sottoscrizione, rivolto all’Esercito, alla Guardia Nazionale, ai consigli comunali e provinciali. Il successo è immediato e cospicuo: oltre 25.000 oblatori per un importo di circa 400 mila lire. Il 27 maggio 1866, con Regio Decreto, l’Istituto è eretto in ente morale.
In attesa dei lavori di adattamento della Villa della Regina, il Governo concede l’uso dell’ex Convento delle Cappuccine, nel centro di Torino, situato tra le vie Nuova (ora via Roma), Arcivescovado e della Provvidenza. L’inaugurazione di questa sede ha luogo il 27 aprile 1868 e le prime 150 allieve, in maggioranza orfane di guerra, vi trovano ricovero.
La sede della Villa della Regina viene, finalmente, inaugurata il 4 luglio 1869. Qui trovano posto le figlie di militari di più elevata condizioni economica: a differenza delle allieve della Casa Professionale di via Nuova, accolte gratuitamente, esse pagano una retta variante fra 37 e 50 lire annue. Inoltre, possono essere accolte anche le figlie di civili, nel qual caso la retta è fissata in lire 100.

Il 21 giugno 1869 è approvato con Regio Decreto lo statuto organico dell’Istituto; quattro anni dopo, con R. D. del 2 febbraio 1873, è sancita l’incorporazione del settecentesco Regio Ritiro per le Figlie dei Militari, nato nel 1779 come istituto di carità che accoglie orfane di soldati indigenti.
Di conseguenza, l’Istituto diventa proprietario dello stabile in cui il Regio Ritiro ha sede nell’isolato San Fedele, tra le vie San Domenico, Santa Chiara, del Deposito e dei Quartieri. Parte dello stabile è affittato, parte è utilizzato per trasferirvi il corso magistrale che si teneva nella sede di via Roma (così chiamata dopo l’Unità d’Italia).
Nel 1877 si realizza la riorganizzazione dei corsi di studio nelle tre sedi dell’Istituto. In via Roma ha sede l’istruzione professionale; in via San Domenico 32, la scuola magistrale; alla Villa della Regina un corso di studi “integrato” con le materie base delle scuole complementari e normali, più musica, canto, pittura e lingue.
Al 1884 risale il progetto del nuovo edificio di corso Gabetti (a firma dell’ing. Angelo Reycend, 1843 – 1925), con ingresso da via Figlie dei Militati 25, che avrebbe dovuto riunire in un solo stabile tutte le sezioni ad eccezione di quella della Villa della Regina. L’avvio ai lavori avviene nel 1885; l’inaugurazione sarà il 13 settembre 1888. Contemporaneamente, la direzione, l’amministrazione, la sezione professionale e quella magistrale vengono riunite in via Figlie dei Militari 25.
Negli anni seguenti, vengono riorganizzati i corsi di studio adeguandoli, man mano, alle direttive ministeriali, al fine di ottenere la parificazione e il riconoscimento legale dei titoli rilasciati alle allieve. Viene istituita la scuola di avviamento industriale femminile, seguita dalla scuola professionale femminile (parificate, rispettivamente, nel 1927 e nel 1932). Infine, nel 1932, nasce la scuola di magistero professionale per la donna, che prepara in due anni all’insegnamento dei lavori femminili e dell’economia domestica.
Nel luglio 1940 l’edificio di via Figlie dei Militari viene requisito dalle autorità militari per collocarvi l’ospedale militare territoriale, che vi funziona fino all’ottobre. L’anno scolastico 1940-1941 può, quindi, svolgersi quasi regolarmente, e anche quello successivo.
La notte del 20 novembre 1942 la Villa della Regina è colpita da spezzoni incendiari e resa inabitabile: si rende necessario il trasferimento delle alunne in via Figlie dei Militari. L’intensificarsi dei bombardamenti impone l’inizio delle operazioni di sfollamento e le famiglie vengono invitate a ritirare dal collegio le figlie. Malgrado ciò, 250 allieve rimangono ospiti dell’Istituto fino a febbraio 1943, quando tutti i corsi sono trasferiti fuori Torino: in parte a Cuneo (presso la Casa Betania e l’istituto Sacra Famiglia), in parte a Chivasso (Istituto S. Giuseppe), con altri gruppi di studenti a Casale, Arignano e Firenze.
Nell’edificio di via Figlie dei Militari trovano sede uffici della Questura e della Banca d’Italia. L’8 agosto 1943 il complesso della Villa della Regina è nuovamente colpito da bombe incendiarie: Palazzo Chiablese (annesso alla Villa) risulta quasi interamente distrutto, mentre la Villa subisce un secondo incendio. Il 30 settembre 1943 il comando militare tedesco requisisce l’intero stabile di via Figlie dei Militari e tutto l’archivio deve essere trasferito, a cura della Questura, nei locali della Villa della Regina. Infine, fra aprile e luglio 1945, la sede di via Figlie di Militari è occupata da truppe partigiane.
Dopo la fine del conflitto l’attività dell’Istituto Nazionale Figlie dei Militari riprende a ritmo ridotto, ricostituiti soltanto la scuola media parificata e l’istituto magistrale. Di conseguenza, alla riapertura, nell’autunno 1945, l’attività e l’operato dell’ente subiscono un ridimensionamento, con le sezioni gradualmente soppresse. Privato di Villa della Regina (il cui restauro, dopo un lungo abbandono, sarà ultimato solo nel 2006, in occasione della Olimpiadi Invernali di Torino) e costretto ad affittare, per motivi economici, parte della propria sede ad altre scuole bisognose di locali, l’Istituto deve ridurre anche le funzioni di convitto, limita la didattica alla scuola media, vedendo gradualmente ridursi il numero delle allieve.
Nel 1965 sorge l’associazione ex allieve, ma le difficoltà non cessano: l’Istituto, ormai sopravvive a se stesso (con un corso per segretarie d’azienda), cessa le attività scolastiche e cede in affitto a partire dal 1978 le proprietà immobiliari al Comune di Torino; nel 1982, in seguito al lungo processo di riforma delle IPAB, viene soppresso con delibera regionale.
Oggi al suo interno vi è un plesso scolastico pubblico.
Un semplice cenno sulla Villa della Regina, Patrimonio Unesco dell’Umanità e scrigno di arte e di storia. Arroccata sulla collina torinese, al termine della omonima via che vi sale a partire dalla chiesa della Gran Madre di Dio, è il più degno fondale scenografico (insieme alla Basilica di Superga), della città. La Villa della Regina fa parte della “corona di delizie”, un ampio sistema di dimore extra urbane dedicate ai piaceri della Corte di Casa Savoia, erette in una particolare disposizione a raggiera.
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