Il collezionismo è una malattia dell’anima? Ce lo rivela Balzac, dal cuore dell’Ottocento.
Ci sono scrittori capaci di raccontare il mondo con una tale lucidità da sembrare profeti. Honoré de Balzac è uno di questi. Il suo romanzo Il cugino Pons (1847) non è solo la storia di un povero musicista appassionato di antichità, ma una discesa nell’abisso del collezionismo, dove la bellezza si mescola all’avidità, l’amore per l’arte alla rovina personale.
Pons non è un semplice collezionista: è un uomo che ha trasformato i suoi tesori in un’estensione della sua anima, tanto da perdere il contatto con la realtà. E attorno a lui si muove un mondo di antiquari senza scrupoli, eredi rapaci e mercanti pronti a sfruttare la sua debolezza.
Leggere Il cugino Pons oggi è inquietante: il mercato antiquario e quello dell’arte funzionano ancora nello stesso modo. Ma cosa direbbe Balzac, se potessimo evocarlo per un dialogo impossibile?
È notte. Il silenzio avvolge la stanza. Sul tavolo, una copia ingiallita de Il cugino Pons è aperta, accanto a un antico calamaio. Il lume a olio proietta ombre tremolanti sulle pareti, e l’aria sembra farsi più densa.
Una leggera brezza – da dove proviene? – muove i fogli, e un profumo indefinibile si diffonde. Poi, una voce profonda, con un accento francese inconfondibile, rompe il silenzio.
— Allora, monsieur… mi avete chiamato?
Honoré de Balzac è qui, avvolto nel suo pesante soprabito. Gli occhi brillano con la stessa intensità febbrile che i contemporanei gli attribuivano. Non resta che iniziare l’intervista.
- Monsieur de Balzac, il suo Cugino Pons sembra più attuale che mai. Il collezionismo è sempre una forma di follia?
Balzac: Ah! Il collezionista è un uomo condannato! Egli crede di possedere oggetti rari, ma in realtà sono gli oggetti a possedere lui. Pons amava le sue porcellane, i suoi quadri, i suoi bronzi… ma quale gioia gli hanno dato, alla fine? Solo il disprezzo di chi lo circondava, la miseria, la solitudine.
- Eppure l’antiquariato è anche amore per il passato, per la bellezza…
Balzac: Certamente! Ma attenzione: il collezionista non si nutre solo di bellezza, si nutre di un’illusione. Egli crede di poter fermare il tempo, di sottrarre all’oblio pezzi di storia. Ma la storia è inafferrabile. Gli oggetti non parlano, a meno che non siano dotati di un’anima…
- Un’anima? Crede che gli oggetti possano conservarne una?
Balzac: Mais oui! Ogni oggetto che passa di mano in mano accumula frammenti delle vite che lo hanno toccato. Avete mai sfiorato la superficie di un mobile antico, sentendone il richiamo? Un collezionista autentico percepisce queste presenze, anche se non osa parlarne.
- E gli antiquari? Nei suoi romanzi li descrive spesso come astuti manipolatori…
Balzac: Oh, gli antiquari sono uomini di teatro! Sanno trasformare un mobile comune in un tesoro, se il cliente giusto si lascia incantare. Vi racconteranno che una credenza ha servito Luigi XV, che un bronzetto è appartenuto a un cardinale… È il loro mestiere! E spesso sono più poeti che mercanti. Ma attenzione, perché accanto ai veri intenditori ci sono anche gli impostori.
- Se potesse passeggiare oggi tra le case d’asta e le gallerie, cosa la colpirebbe di più?
Balzac: Il ritmo frenetico! Ai miei tempi, il collezionista corteggiava a lungo un oggetto prima di possederlo. Oggi tutto si vende in pochi minuti, con un click! Ma ditemi: è davvero progresso? L’arte ha bisogno di tempo.
- Eppure oggi il mercato antiquario attraversa una crisi senza precedenti. Gli oggetti antichi sembrano perdere attrattiva rispetto al design moderno. Cosa ne pensa?
Balzac: Quelle horreur! (Che orrore!) Ma non sono sorpreso. Viviamo in un’epoca in cui tutto è sacrificabile: anche il passato. Gli uomini non cercano più la bellezza, ma la comodità. Un tempo, un mobile era un’opera d’arte: intarsi, bronzi, lacca… oggi lo sostituiscono con un oggetto senz’anima, prodotto in serie, come se fosse lo stesso. È la fine di un’epoca, monsieur.
- Quindi il mercato antiquario è destinato a scomparire?
Balzac: Nulla scompare mai del tutto. Ma ci vorrà un nuovo collezionista, un nuovo Pons, per ridare dignità agli oggetti antichi. Un giorno, quando gli uomini saranno stanchi della loro superficialità, torneranno a desiderare il passato. E allora i mercanti d’arte, i veri conoscitori, torneranno a prosperare. Per ora, però, le ombre si allungano…
Balzac sospira, come se il peso del tempo lo richiamasse altrove. L’aria si raffredda per un istante. Poi, il lume trema, la figura si dissolve. Solo un flebile sussurro rimane nell’aria:
— L’arte è eterna. Ma noi… no.
Il libro è ancora lì, aperto. L’inchiostro sembra più scuro. E in fondo, non è questo il potere degli oggetti antichi?
Lettore, che tu sia collezionista, antiquario o semplice curioso, ricorda: il passato è affascinante, ma sa essere anche pericoloso. Honoré de Balzac ce l’ha insegnato con i suoi romanzi. E forse, per una notte, ce lo ha sussurrato di nuovo.
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Godibilissimo! Bravò! 👍
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Grazie infinite