Un allievo di Giovanni Martino Spanzotti “Alla conquista del Rinascimento”, dal 31 marzo al 6 settembre 2026
Giovanni Antonio Bazzi, detto “Il Sodoma” arriva a Torino. Ancora una volta la Fondazione Accorsi – Ometto, con il suo eccellente staff di lavoro che si pregia della presidenza di Costanzo Ferrero, della vicepresidenza di Luigi Quaranta e della direzione di Luca Mana, presenta al suo pubblico una mostra di eccezionale rilevanza. Questo nuovo percorso artistico unisce un pittore piemontese, Giovanni Antonio Bazzi (detto “il Sodoma”), allievo di Giovanni Martino Spanzotti, al momento creativo e artistico che passa alla storia col nome di Rinascimento Italiano, nel quale Bazzi gioca un ruolo non secondario, in Toscana e a Roma, proprio nel cuore di quel Rinascimento che ha le sue luci anche nella nostra regione.
A quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva, svoltasi nel 1950 a Vercelli e a Siena, la mostra allestita dalla Fondazione Accorsi – Ometto, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore di origini vercellesi, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze da lui maturate, che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio pittorico del tutto personale. Il suo talento, inquieto ed eccentrico, lo porta a sviluppare con effetti personali le storie di arte sacra, alle quali dona il suo personale spettro di luce.
Bazzi apprende l’arte, come detto, nella bottega piemontese di Giovanni Martino Spanzotti, di cui diremo qualcosa in biografia. Sviluppa, poi, la sua creatività nei cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503 – 1504) e nel chiostro del monastero di Monte Oliveto (1505 – 1508), in terra senese, per giungere a straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza del banchiere e mecenate Agostino Chigi. Nel suo percorso, Sodoma compie un viaggio che la mostra, suddivisa in sette sezioni, tenta idealmente di ricostruire.
Le oltre cinquanta opere presentate al pubblico, alcune delle quali inedite o mai esposte prima d’ora, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche. Le sezioni della mostra vogliono rendere omaggio alle diverse tappe del viaggio intrapreso da Sodoma nel corso della sua attività giovanile.
Il percorso si apre con l’Ecce Homo (circa 1510 – ante 1516), che illustra perfettamente l’arte più nota di un Sodoma ormai maturo ed evidenzia gli importanti esiti raggiunti dall’artista durante il suo percorso formativo. Nella prima sezione è esposto anche l’originale del contratto di apprendistato di Giovanni Antonio Bazzi presso Martino Spanzotti, nella cui bottega il pittore si forma a partire dal 1490 e che segna l’inizio della sua vicenda artistica.
Si prosegue con le opere degli artisti vercellesi e casalesi conosciuti da Sodoma, come Alvise De Donati, Eleazaro Oldoni, Aimo e Balzarino Volpi (il primo dei quali è cognato di Spanzotti).
Si continua con l’attività di Giovanni Martino Spanzotti negli anni Novanta del Quattrocento e di alcuni artisti che affiancano il maestro in bottega. Tra questi, oltre al giovane allievo Defendente Ferrari, lo stesso Sodoma, che è rappresentato da una recente scoperta attributiva: la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista e un angelo di collezione privata, che si può finalmente vedere dal vero.
Tra gli artisti della Milano leonardesca, non potevano mancare Bernardo Zenale, il Maestro della Pala Sforzesca (forse Giovanni Angelo Mirofoli da Seregno?) e Giovanni Antonio Boltraffio. In questa sezione è possibile ammirare un dipinto del Musée Jacquemart – André di Parigi, il Martirio di san Sebastiano la cui attribuzione, dibattuta tra Zenale e lo stesso Sodoma, può essere verificata dal vero. L’ambiente culturale lombardo segna, inoltre, il percorso giovanile di Sodoma, come dimostra lo straordinario Compianto sul Cristo morto, opera del 1503 circa.
Il Rinascimento in centro Italia è rappresentato da due opere di Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, artista a cui Sodoma a Roma guarda con particolare attenzione: si tratta di un affresco staccato di collezione privata raffigurante Gesù Bambino benedicente, che si suppone provenga dagli appartamenti Borgia in Vaticano, e di un tondo con la Sacra Famiglia appartenente alla Pinacoteca Nazionale di Siena. Le due rare Pietà di Sodoma, prestate dalla Confraternita di Santa Maria dell’Orto e dalla collezione romana Patrizi di Montoro, benché simili dal punto di vista compositivo, documentano la precoce maturazione dello stile dell’artista vercellese. Contribuiscono a illustrare il contesto centro italiano, soprattutto romano e senese, alcune miniature, placchette, medaglie e maioliche.
A confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia, dalla fine del Quattrocento agli inizi del Cinquecento, sono esposte importanti opere di Macrino d’Alba (la Madonna col Bambino in trono tra i santi Nicola di Bari e Martino, della Pinacoteca Capitolina di Roma, e una inedita predella con Cristo benedicente e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo) e di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orléans di Raffaello.

L’ultima sezione è dedicata a opere giovanili di Sodoma, eseguite entro il primo decennio del Cinquecento, come l’Allegoria dell’Amor Celeste della Collezione Chigi Saracini di Siena e il tondo con La Natività di Gesù, un angelo e San Giovannino della Pinacoteca Nazionale senese.

Il percorso si chiude con alcuni capolavori della sua piena maturità: il tondo con la Sacra Famiglia con san Giovannino e un angelo del Museo Borgogna di Vercelli e la Morte di Lucrezia della Galleria Sabauda di Torino.
Vi è, infine, un filmato realizzato per l’occasione, che illustra i cicli ad affresco di San Francesco a Subiaco, di Sant’Anna in Camprena e del chiostro di Monte Oliveto, opere fondamentali per la comprensione di questo straordinario artista.
Una breve biografia del pittore.
Giovanni Antonio Bazzi, universalmente noto come il Sodoma, nasce a Vercelli intorno al 1477. Da premettere che egli non deve essere confuso o scambiato con un pittore parmense suo contemporaneo, che porta gli stessi nomi e il medesimo cognome, attivo fra Bologna, Modena e Parma.
Il primo documento noto sull’artista, datato 1490, è relativo all’inizio del suo apprendistato nella citata bottega di Giovanni Martino Spanzotti (Casale Monferrato, 1455 circa – Chivasso, ante 1528), il più importante artista rinascimentale attivo in Piemonte in quegli anni. Nella sua formazione, Sodoma ha modo di conoscere le novità figurative che si elaborano in quegli anni tra Vercelli e Casale, in un intreccio con la Milano leonardesca e gli sfarzi di Mantova; assorbe tutto questo e crea un inconfondibile linguaggio stilistico che caratterizza le opere della sua maturità.

Egli giunge a Roma per la prima volta nel 1497; nella città papale entra in contatto con i fasti delle antichità romane e con le grandi campagne ad affresco realizzate in città da Perugino e da Pinturicchio negli anni precedenti. È possibile che, sotto questi influssi, intorno al 1500, inizi gli affreschi ancora oggi visibili nel monastero di Subiaco.
In seguito si trasferisce a Siena, dove trascorre la maggior parte della sua vita e si afferma come uno dei principali pittori rinascimentali attivi in Toscana. La sua prima opera qui documentata sono gli affreschi del monastero di Sant’Anna in Camprena (1503 – 1504), seguiti da quelli dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore (1505 – 1508).
La fama dell’artista giunge al suo apice: nel 1508 è chiamato a Roma, a collaborare alla decorazione delle Stanze Vaticane. In particolare, nell’attuale Stanza della Segnatura, Sodoma si trova a lavorare fianco a fianco con Raffaello Sanzio.
Sempre a Roma, su incarico di Agostino Chigi, il Bazzi realizza uno dei suoi capolavori, l’affresco delle Nozze di Alessandro e Rossane nella villa della Farnesina.
Rientrato a Siena, continua a produrre opere di grande rilievo, tra cui pale d’altare, affreschi e dipinti di devozione per committenti privati. Tra i cicli più significativi del periodo senese ricordiamo gli affreschi dell’oratorio di Santa Caterina in San Domenico, oltre alle decorazioni nel Palazzo Pubblico.
L’artista muore a Siena nel febbraio del 1549, dove è stato sepolto.

Dopo l’usuale anteprima del 30 marzo scorso, la “summa” artistica raccolta dalla Fondazione Accorsi – Ometto sarà visitabile dal 31 marzo al 6 settembre 2026, secondo gli orari e modalità verificabili sul sito https://www.fondazioneaccorsi-ometto.it/ e, in particolare, seguendo il link https://www.fondazioneaccorsi-ometto.it/2026/03/09/giovanni-antonio-bazzi/
Si ringrazia la Fondazione Accorsi – Ometto per i crediti fotografici.
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