17 Aprile 2026

9 thoughts on “La tanatofobia, ovvero “la paura di morire” accomuna umani, bestie & piante?

  1. L’articolo si muove in un territorio ampio, quasi sconfinato, e apre domande che richiederebbero tempo, ascolto e un dialogo paziente in infinite parole:
    Penso che “paura della morte” sia quasi sempre paura dell’ignoto, paura della perdita di controllo, paura di non sapere “come sarà
    Gli animali percepiscono la minaccia della morte, provano paura, stress, fuga. Non è “sacrificio”, non è “accettazione consapevole”, è istinto di sopravvivenza.
    Le piante non soffrono come gli animali, ma reagiscono
    Per me morire serve a far sì che la vita non sia in possesso, ma un’esperienza. Serve a ricordarci che siamo parte di un ciclo più grande di noi. Serve a dare valore al tempo che ci è dato. Serve a trasformare, non a finire.
    Su questa ultima considerazione, ognuno direbbe la sua: chi non crede parlerebbe di illusioni, chi ha fede vedrebbe nell’aldilà una continuità della vita. Forse la verità non sta in nessuna delle due, o forse le contiene entrambe.

    1. grazie Luciano, in fondo all’articolo analizza, presume, riporta testimonianze, ma il mistero rimane mistero e forse è giusto che sia sempre così. Il prossimo articolo tornerà a occuparsi di cronaca e geopolitica, ma ho in mente un’altra indagine… Un’intervista A sorpresa

      1. Articolo molto profondo e inquietante.
        Un invito alla ricerca con poche speranze di risposte di verità
        Seguo su YouTube Federico Faggin che ricerca tramite la fisica quantistica la dimostrazione dell’esistenza dello Spirito

    2. Forse il mistero più grande in assoluto. Si nasce per poi morire ma finché si è vivi percepiamo ciò che è materialmente reale. L’istinto di sopravvivenza è innato tranne per coloro che non riescono più ad accettare ciò che stanno vivendo, preferendo dare un “taglio “ a ciò che li annienta. Credo che la morte sia solo un necessario e inevitabile processo di vita. L’universo è così grande che potrebbe dare ospitalità a ogni creatura.

  2. Riuscire a parlare con leggerezza, senza essere tuttavia banali, della morte, significa superare uno dei tabù più antichi e persistenti nella cultura umana.
    Carlo pone sul tavolo della discussione molte nuove suggestioni che meritano un ulteriore approfondimento.

  3. Non c’è molto da aggiungere; anzi ci sarebbe moltissimo, ma lasciamo stare…
    Paura della morte, chi è vivo ce l’ha per definizione. Mettiamola come volete: ciò che ci sorregge è l’istinto di sopravvivenza, che si manifesta anche nell’ istinto di riproduzione (in alcuni più che in altri!).
    Tutti gli esempi che il nostro Carlo Mariano ha proposto sono chiaramente segno di questa paura; preferisco non addentrarmi nell’argomento, perché mi disturba un pochino…
    Per esorcizzare la paura della morte si può ricorrere al pensiero epicureo, che afferma che” quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi”; dunque non c’è motivo di temerla. Altra analoga considerazione è che, come prima di nascere non esistevamo e non provavamo nulla, così sarà dopo la morte: non esisteremo più e di conseguenza non proveremo nulla.
    Naturalmente questo comporta una visione materialistica, la convinzione che con il corpo si estingua anche l’anima.
    Aggiungo di mio (ma sono moltissimi a pensarla così) che ciò vale per tutti gli esseri viventi, vegetali compresi. La vita,o anima, cessa di essere quando il corpo muore: perché l’anima altro non è che il soffio vitale che ci permette di respirare, vedere,sentire,provare sentimenti,amare,soffrire (anche incazzarci obviously)…
    Certo,l’idea di non essere più non è piacevole, ma ci riguarda solo fino a quando siamo in vita; dopo…fluff! Il nulla.

  4. Come per tutte le altre cose di cui non siamo pratici, sarebbe utile che le istituzioni promuovessero dei corsi, per trattare in modo costruttivo qualcosa a cui tutti siamo destinati, simulare la nostra dipartita sarebbe un modo intelligente di dare un valore nuovo alla vita, che toglierebbe potere a chi con la paura della morte, da sempre intimidisce e sottomette gli altri.

  5. Ciao Carlo,un articolo pieno di inviti a riflettere,e dopo un mia riflessione
    Ti rispondo così.
    C’era una voce dentro di me
    non parlava, mi arrivava come
    un’eco, un richiamo antico che si faceva sentire nei momenti di disagio
    Io la chiamavo paura.
    Avevo sempre creduto che la paura fosse un nemico. Un’ombra da evitare, qualcosa da sopprimere.
    Ma ogni volta che cercavo di ignorarla, cresceva. Subdolamente diceva sempre la stessa cosa:
    “ Attenzione,stai per attraversare qualcosa che non conosci.”
    Un giorno smisi di scappare.
    Mi sedetti. Respirai. E per la prima volta cercai un contatto profondo e le chiesi:
    “Chi sei davvero?”
    La risposta arrivò come un fremito nel petto:
    “Io sono l’ignoto.”
    In quel momento capii. La paura non era lì per distruggermi, ma per indicarmi una soglia.
    E fu allora che apparvero chiaramente i due volti del mio essere.
    L’Io materico… fatto di carne, abitudini, ricordi. Aveva bisogno di certezze, di controllo, di tempo. Era quello che temeva la fine, perché vedeva ogni cosa come una linea che prima o poi si interrompe.
    E poi c’era l’Io Anima.
    Silenzioso. Immobile. Immenso.
    Non aveva fretta. Non aveva paura. Non cercava di trattenere nulla.
    Non perché fosse forte… ma perché intuisce, forse conosce
    Quando la paura tornò, aprii le braccia e laccolsi
    Fu come morire.
    Ma non nel modo che avevo immaginato. Non c’era buio, né fine.
    C’era dissoluzione… come ghiaccio che diventa acqua.
    #oentrinelghiaccioorimanighicciato
    La morte non era una fine.
    Era trasformazione.
    L’Io materico tremava, si aggrappava, cercava di restare.
    L’Io Anima osservava… e si espandeva.
    E io, per la prima volta, smisi di scegliere tra i due.
    Lasciai che uno si sciogliesse e abbracciasser l’altro
    Quando riaprii gli occhi, il mondo era lo stesso.Ma io no.
    La paura non era sparita… era diventata una porta.
    La morte non era più un nemico… ma un passaggio.
    E dentro di me, una certezza quieta e penetrante prese forma:
    Non sono ciò che finisce.
    Sono ciò che cambia.
    E ciò che cambia… non muore mai.
    Sono immortale
    Kipèwa.

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