A Torino nasce il “Tavolo della Speranza” per mettere assieme Islamici, Cattolici ed Ebrei in favore della pace.
Nei giorni scorsi, in un clima di dialogo schietto e fraterno, “i membri delle confessioni religiose alle quali appartengono le popolazioni coinvolte nella tragedia in corso a Gaza e, con loro, i membri di altre tradizioni spirituali” si sono incontrati per “costruire dialogo là dove oggi sembra infuriare solamente l’affermazione delle rispettive posizioni”.
Questa è una notizia dalla portata storica perché in un momento di conflitto e di ostilità è straordinario che qualcuno pensi alla pace, al dialogo e alla reciprocità delle opinioni.
Il 20 luglio scorso, a Torino, capitale del Risorgimento, si è costituito il “Tavolo della Speranza” animato da esponenti religiosi e laici di diverse realtà a cominciare da quelle direttamente coinvolte nel conflitto in corso.
In un mondo che vive per creare tensioni e violenze, questi volenterosi uomini di speranza si sono sentiti “incoraggiati da chi vive sul campo il dramma della morte e della violenza” a fare qualcosa di concreto.
Tutti loro, ciascuno animato dal proprio credo, “ritengono che gli incontri fra le confessioni religiose possano e debbano costituire un segnale, dalla base della nostra società, con il fine di invocare la fine delle azioni militari e sottolineare la necessità di raggiungere, al più presto, una pace giusta per l’intero Medio Oriente”.
Al di là di come la si pensi, al di là delle simpatie personali, “non si può non condannare l’immensa catastrofe umanitaria che il conflitto nella striscia di Gaza sta provocando, con migliaia di palestinesi al limite della sopravvivenza a causa della carestia, auspicando che acqua, cibo e medicinali raggiungano direttamente la popolazione civile al più presto”.
Il diritto ad una vita dignitosa, il rispetto per la vita umana in ogni sua forma, non può mai prescindere. “D’altro canto, non si può non condannare il rifiuto di Hamas a restituire alle loro famiglie i 50 ostaggi ancora nelle loro mani in buie prigioni sotterranee da quasi due anni. Tutto questo non è umanamente accettabile”.
Bellissimo è che si parli di coscienza e di azioni concrete da mettere in campo. Il “Tavolo della Speranza”, infatti, insiste: “La coscienza dei credenti, indipendentemente dalla fede di appartenenza, non può non essere fortemente turbata dalle notizie provenienti dal teatro di guerra e l’impegno personale nella preghiera e nel dialogo è l’unico modo per liberarsi dal senso di impotenza che, per ammissione dello stesso Papa Leone XIV, sta attanagliando chi invoca la tregua e l’accordo”.

Va detto che “devono proseguire le pressioni sulla politica e sulla diplomazia per dare soluzioni nell’immediato” ma è quanto mai “necessario disinnescare i pregiudizi che stanno alla base degli atteggiamenti di conflitto, per sperare che il “cessate il fuoco” duri oltre il tempo della cronaca”.
Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e Daniele De Paz, Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, hanno detto: “Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi”.
Parole di buon senso, qualcuno direbbe ovvie, anche se così non è visto che bisogna “ricordare che oggi nel mondo vi sono 57 conflitti “principali” che purtroppo, come a Gaza, coinvolgono anche i civili. Donne e bambini spesso utilizzati come soldati o scudi umani”.
L’ipocrisia di certa politica che si straccia le vesti per i civili palestinesi ma ignora tutti gli altri popoli vessati ed oppressi è insopportabile.

Chi vi scrive ha avuto la fortuna, l’onore ed il privilegio di poter fare una lunga chiacchierata con il Presidente della Comunità Ebraica di Torino, Dario Disegni, il quale ha insistito sulla necessità di una “responsabilità di superare le contrapposizioni storiche andando alla radice del messaggio salvifico delle rispettive fedi in una città che vanta una lunga tradizione, culturale ed istituzionale, di promozione del dialogo interreligioso come mezzo imprescindibile per la realizzazione di una società giusta ed inclusiva”.
Impossibile non concordare.
Al “Tavolo della Speranza” prendono parte Amir Younes, Presidente del Centro Islamico “Dar Al Imam”, Ariel Finzi, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Torino, Dario Disegni, Presidente della Comunità Ebraica di Torino, Hajraoui Mustapha, Presidente della Confederazione Islamica Italiana, Idris Abd al Razzaq Bergia, Responsabile della Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS) per la Regione Piemonte, don Augusto (Tino) Negri, Presidente del Centro Studi Peirone, Paolo Girola, Vice Presidente del Centro Studi Peirone, Piero Maglioli, Membro del Centro Studi Peirone, Younis Tawfik, Presidente del Centro Culturale Italo-Arabo Dar al Hikma, Raffaele Lantone, Rappresentante degli Studenti Cattolici dell’Università di Torino, Giampiero Leo, Vice Presidente del Comitato Diritti Umani e Civili Regione Piemonte – Portavoce Coordinamento Interconfessionale “Noi Siamo con Voi”, Valentino Castellani, Presidente del Comitato Interfedi della Città di Torino, Walter Nuzzo, Membro del Comitato Diritti Umani e Civili Regione Piemonte – Cofondatore Coordinamento Interconfessionale “Noi Siamo con Voi”, Antonio Rocco Labanca, Giornalista e Membro del Coordinamento Interconfessionale “Noi Siamo con Voi”.
