Il presidente polacco rappresenta oggi un modello di leadership europea.
In un continente attraversato da incertezze politiche, crisi identitarie e difficoltà economiche, la Polonia sembra indicare una strada diversa, quella di un Paese consapevole delle proprie radici, orgoglioso della propria storia e determinato a difendere la propria identità.
La Polonia è oggi, più di altri Paesi europei, l’essenza di un’Europa che non vuole dimenticare se stessa, un’Europa che riconosce nella propria tradizione cristiana un patrimonio culturale e spirituale da custodire, che considera la famiglia un pilastro fondamentale della società e che non rinuncia ai propri valori in nome di un indistinto conformismo culturale.
Non si tratta soltanto di una questione identitaria, la Polonia ha saputo costruire un’economia dinamica e competitiva, attrarre investimenti, sviluppare le proprie infrastrutture e rafforzare il proprio ruolo internazionale. Ha dimostrato che crescita economica e identità nazionale possono convivere, che modernizzazione e tradizione non sono necessariamente in contraddizione.
Anche sulla questione migratoria Varsavia ha scelto una linea coerente, mettendo al centro la sicurezza dei confini, la sovranità nazionale e il diritto di uno Stato a decidere le proprie politiche di accoglienza, una posizione che può essere discussa, ma che ha il merito di rispondere a una visione politica riconoscibile.
Il confronto con l’Europa occidentale appare inevitabile, la Francia attraversa una stagione di profonde difficoltà politiche e sociali, segnata da divisioni e problemi di integrazione, la Germania, per lungo tempo motore economico del continente, vive una fase di sofferenza industriale, energetica e politica, pagando anche le contraddizioni di un modello che per decenni è stato considerato un riferimento indiscutibile.
La Polonia, invece, guarda avanti con maggiore consapevolezza della propria identità e delle proprie priorità. Non è un Paese senza problemi e il suo modello non è necessariamente perfetto o interamente esportabile, tuttavia, rappresenta un’esperienza che l’Europa dovrebbe osservare con attenzione.
Per troppo tempo il progetto europeo è sembrato coincidere quasi esclusivamente con la visione franco-tedesca, con l’integrazione economica e con una progressiva omologazione politica e culturale. Ma l’Europa è molto più di questo, è una civiltà, una storia, un insieme di popoli, tradizioni e valori che hanno contribuito a costruire la nostra identità comune.
Forse è arrivato il momento di riconoscere che il futuro dell’Europa non può essere deciso soltanto a Parigi e Berlino. L’Europa centro-orientale, e la Polonia in particolare, devono avere un ruolo più importante nella definizione delle sue prospettive.
L’Europa deve tornare a essere orgogliosa di ciò che è, consapevole delle proprie radici e capace di difendere la propria identità.
In questo senso, oggi si guarda alla Polonia come a un possibile modello europeo, non perché rappresenti una soluzione a ogni problema, ma perché ricorda al continente che il progresso non deve necessariamente comportare la rinuncia alla propria storia, alle proprie tradizioni e ai propri valori.
L’Europa non può vivere soltanto di burocrazia, regolamenti e mercati, ha bisogno di una visione, di una direzione e soprattutto di un’identità.
Forse, per ritrovare se stessa, l’Europa dovrebbe ricominciare a guardare a Est.
