Giuliana Tofani Rossi ci manifesta le proprie perplessità
Salve Direttore Calleri, ho scritto questa lettera ai vertici dell’INPS e sarò grata se vorrà pubblicarla.
Giuliana Tofani Rossi
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Al Presidente dott. Gabriele FAVA
Al Direttore Generale dott.ssa Valeria WITTIMBERGA
I contributi che vengono “obbligatoriamente” trattenuti dalla busta paga rappresentano una percentuale che va dal 30 al 35 per cento dello stipendio lordo. Per i lavoratori in proprio, i contributi vanno dal 24 al 26 per cento del reddito imponibile.
L’INPS è nato nel 1933 con la denominazione “Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale”. La F di fascista è stata tolta, ma rimane il fatto che questi contributi appartengono ai lavoratori.
Invece sono state pagate pensioni a chi non ha mai versato i contributi previdenziali.
Il partigiano comunista Mario Toffanin, comandante il gruppo di gappisti che uccise diciassette partigiani della Brigata Osoppo, condannato all’ergastolo, fu graziato dal presidente Sandro Pertini. Ebbene, Toffanin dichiarato criminale di guerra, ha percepito, fino alla morte, una pensione di 672.000 lire al mese, senza avere i contributi. Inoltre l’INPS ha erogato, in assenza di contributi, circa 30.000 pensioni nell’ex Jugoslavia a combattenti partigiani, inclusi coloro che militarono nelle file nelle formazioni del maresciallo Tito, cioè gli infoibatori degli italiani.
La legge 11 giugno 1974 n.252, meglio conosciuta come legge Mosca, un sindacalista della CGIL, ha dato la pensione a circa 40.000 dipendenti di partiti politici, di organizzazioni sindacali e associazioni della cooperazione, assunti senza pagare i contributi previdenziali. Per anni questa legge truffaldina è stata tenuta nascosta, finché anche i giornali nazionali hanno cominciato a parlarne elencando la lista di beneficiari, tra cui numerosi parlamentari della “Prima Repubblica”. Ci furono diverse interrogazioni parlamentari, ma tutto fu insabbiato.
Il Senatore Giacomo Stucchi, presentò il disegno di legge n 420 del 10/04/2013 per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sull’applicazione della legge Mosca. Nella relazione introduttiva evidenziò che il costo di questi “pensioni” aveva superato i 25.000 miliardi di lire ovvero 17 miliardi di euro. In molti casi, risultò che erano stati dichiarati periodi di attività lavorativa falsi. Molti beneficiari furono scoperti e costretti alla restituzione delle somme indebitamente sottratte all’INPS. Alcuni risultavano aver fatto gli autisti all’età di 12 anni, altri risultavano lavoratori mentre erano detenuti o soldati in guerra.
E’ interessante notare che la legge consentiva la regolarizzazione dei periodi arretrati a partire dalla data dell’8 settembre 1943. Il disegno di legge non è mai stato approvato e il suo iter si è definitivamente concluso con la fine delle legislatura nel marzo 2018. Ormai la frittata è fatta, ma vorrei far rilevare che i politici e i sindacalisti, anziché difendere i lavoratori, si sono appropriati delle loro pensioni.
Poi ci sono i contributi figurativi accreditati a domanda. Chi è in aspettativa non retribuita perché eletto in Parlamento o in Regione, e chi riveste una carica sindacale può chiedere all’INPS che gli siano accreditati “gratuitamente” i contributi figurativi.
Sono andata a cercare in internet le leggi a riguardo ed ecco che cosa ho trovato.
L’art.31 dello Statuto dei Lavoratori – legge 20 maggio 1970 n. 300 – prevede l’aspettativa non retribuita ai lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali. La Costituzione però (art.51) prevede l’aspettativa solo per chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive, non per i sindacalisti.
– Con l’art.8 della legge 23/04/1981 n.155, l’aspettativa non retribuita, è diventata un diritto, per politici e sindacalisti, all’ accredito di contributi figurativi.
– La legge 8 agosto 1995 n. 335 (DINI), che ha tagliato significativamente le pensioni dei lavoratori, ha dato delega al governo di regolamentare la contribuzione figurativa.
– Il Governo PRODI, con l’art.3 del Decreto Legislativo 16 settembre 1996, n. 564, ha stabilito che coloro che sono in aspettativa non retribuita hanno diritto al riconoscimento dei contributi figurativi dalla data del collocamento in aspettativa.
Come se non bastasse i politici si sono attribuiti anche i “vitalizi,” che sono illegali perché la nostra Costituzione prevede che i parlamentari ricevano una indennità, che è pari allo stipendio dei magistrati, ma non la pensione. E così nella Repubblica democratica italiana fondata sul lavoro, vengono pagate le pensioni agli ex deputati, ai senatori e ai consiglieri regionali, sulla base dei regolamenti interni delle Camere e delibere degli uffici di Presidenza.
Anni fa con il signor Benito Sinatora di Torino, ho firmato una petizione per chiedere la sospensione del pagamento dei vitalizi, in attesa che sia modificato l’art.69 della Costituzione. Ovviamente questa petizione è morta prima di nascere. Cosi, ad esempio, il Signor Fausto Bertinotti, che rappresenta il simbolo della sinistra radicale e della difesa dei diritti dei lavoratori – secondo quanto ho rilevato da internet – percepisce una pensione parlamentare di circa 4.852 euro mensili e un vitalizio di circa 8.450 euro al mese, (totale 13.300 euro per 13 mensilità).
Vorrei ricordare che quando l buonanima di Mussolini ha istituito l’NPS, la percentuale dello stipendio da versare era del10%, attualmente va dal 30 al 35%.
Vorrei ricordare anche che nel 1935 erano sufficienti 10 anni di contributi per avere diritto alla pensione.
Invece ora, per aver diritto alla pensione, ci vogliono VENTI 20 anni di contribuzione. Se gli anni di lavoro sono inferiori a 20, al lavoratore non viene nemmeno restituita una parte dei contributi versati.
Per contro ai genitori dei lavoratori stranieri che non hanno mai lavorato in Italia, viene data la pensione sociale di euro 546,24 per 13 mensilità.
In fede.
Giuliana Tofani Rossi
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