La violenza jihadista è il terzo fattore
Periodicamente l’Associazione di fondazione pontificia, Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) pubblica un Rapporto sulla persecuzione dei cristiani nel mondo. E’ stato presentato al pubblico il 27 ottobre scorso col titolo: “Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2024-2026”. Ogni volta si ripete una ritualità quasi identica agli altri rapporti a cominciare dal 2003. Come sempre ne danno ampio risalto i giornali i blog cattolici, ma non si riesce a “sfondare” quel muro di indifferenza che pervade la nostra società che si mobilita per altre cause, ma diventa tiepida o meglio silenziosa per la persecuzione dei cristiani. Anna Bono ha presentato il Rapporto su Lanuovabussola del 28 ottobre (Perseguitati e dimenticati? Luce sui paesi in cui i cristiani sono sempre più oppressi).
L’indagine svolta da Acs è essenzialmente una analisi qualitativa dei dati reperiti, raccolti attingendo a diverse fonti che includono dati di pubblico dominio e informazioni fornite dalle chiese locali. Come le edizioni precedenti, il rapporto descrive la situazione generale per poi prendere in esame quella di 18 paesi, scelti – spiegano gli autori – non perché siano necessariamente quelli in cui per i cristiani è più pericoloso vivere, ma perché, per gli sviluppi e le tendenze rilevati nel periodo considerato, sono quelli che hanno destato più preoccupazione. Tuttavia, la persecuzione non riguarda solo l’aspetto religioso, ma anche l’appartenenza etnica, l’instabilità politica, la povertà e la competizione per la terra e per altre risorse si sovrappongono spesso all’identità religiosa. A livello globale l’indagine rivela che 413 milioni di cristiani vivono in paesi in cui si verificano violazioni gravi della libertà religiosa e che 220 milioni sono esposti direttamente a forme di persecuzione.
Rispetto al biennio precedente, i dati provano che l’intolleranza e la persecuzione, le discriminazioni si sono intensificate. Responsabili principali dell’intensificarsi della persecuzione sono i regimi autoritari, i nazionalismi religiosi e l’integralismo islamico. Acs cita la Cina: la repressione si traduce in arresti di massa, incarcerazioni del clero per cavilli legali, chiusura di chiese, un controllo pervasivo su riti, contenuti e pratiche religiose, il divieto ai minori di 18 anni di frequentare le chiese; l’Iran: gli arresti di cristiani sono aumentati nel 2025, con 254 casi documentati, le pene inflitte sono diventate più severe e comprendono l’esclusione da istruzione, occupazione e assistenza sanitaria, si è deciso un netto inasprimento delle restrizioni in ambito religioso; il Nicaragua: il regime del presidente Daniel Ortega ha intensificato la repressione contro i cristiani, arrestando ed esiliando il clero, impedendo le ordinazioni, sequestrando le istituzioni ecclesiastiche e impedendo l’ingresso nel paese a chi porta la Bibbia. India e Pakistan cresce la repressione nei confronti dei cristiani.
La violenza jihadista è il terzo fattore e colpisce in maniera particolarmente dolorosa i cristiani che vivono in Africa, diventata ormai epicentro del terrorismo islamico. I gruppi affiliati ad al Qaeda e all’Isis, lo Stato Islamico, infieriscono sui cristiani con attentati, attacchi, vessazioni e abusi: in Mozambico, in particolare, il gruppo jihadista Ansar al-Sunna, attivo dal 2017, ha aderito alla Provincia dello Stato Islamico in Africa centrale con l’esplicito proposito di costituire un califfato e si è insediato stabilmente nella provincia settentrionale di Cabo Delgado dove ha già causato la morte di oltre mille cristiani; in Burkina Faso si stima che ormai almeno il 40% del territorio nazionale sia controllato dai jihadisti e i cristiani, lasciati alla loro mercè dalla giunta militare golpista al potere dal 2022, sono costretti ad andarsene oppure rimanere pagando un tributo, adattandosi alle norme islamiche e rischiando ogni giorno di essere vittime di attentati e razzie.
E poi la Nigeria secondo i rapporti di Open Doors e della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), la Nigeria concentra la stragrande maggioranza delle uccisioni di cristiani a livello globale legate alla fede (circa il 70% del totale mondiale). Solo nel 2025 sono stati uccisi oltre 3.400 cristiani, mentre negli anni precedenti il bilancio complessivo ha superato le migliaia di vittime. ACS dedica ai paesi scelti per le difficili condizioni in cui sono costretti a vivere i cristiani, delle schede dettagliate. Oltre a quelli già citati, i paesi sono: Myanmar, Egitto, Eritrea, Iraq, Mali, Corea del Nord, Sudan, Siria, Turchia. Vietnam. Il rapporto è introdotto da un testo scritto da Peter Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze, ucciso nel 2011. Si intitola La voce di mio fratello continua a vivere. Ricordando che quest’anno ricorre il 15° anniversario della sua morte, Peter Bhatti scrive: «Al pari di Shahbaz, il rapporto Perseguitati e dimenticati? dà voce alla Chiesa sofferente.
Condividendo queste storie, il documento ci ricorda che, ancora oggi, la persecuzione religiosa rimane una dolorosa realtà per milioni di cristiani. Poco prima del suo assassinio, Shahbaz ha detto: “Credo in Gesù Cristo, che ha dato la Sua vita per noi, e sono pronto a morire per una causa”. È rimasto fedele a queste parole fino al suo ultimo respiro. Mentre riflettiamo sulla sua testimonianza, domandiamoci: cosa siamo disposti a fare per i nostri fratelli e sorelle perseguitati?» Intanto ne “Il Venerdì della Bussola”, Stefano Chiappalone, ha intervistato lo storico Robert Royal, fondatore e presidente del Faith & Reason Institute di Washington, noto per i suoi studi sul cattolicesimo, sulla storia della Chiesa e, in particolare, sul tema del martirio e della persecuzione dei cristiani. Anni fa ho letto un suo corposo testo edito da Ancora: “I Martiri del Ventesimo secolo”.
Royal è autore del recente volume I martiri del nuovo millennio. La persecuzione globale dei cristiani, appena pubblicato in italiano (Rubbettino, Soveria Mannelli 2026). Perseguitati, ma anche dimenticati: al dramma di chi paga la fedeltà a Cristo con l’oppressione fanno da contraltare il silenzio e l’oblio da parte dei media. Il 23 ottobre 9 cristiani sono stati uccisi durante una sparatoria nella chiesa ortodossa di San Giorgio a Hmoud, in Giordania, e ben 60 sono le vittime degli attacchi compiuti – di casa in casa! – tra il 20 e il 24 ottobre contro alcuni villaggi in Etiopia. Ben due casi nell’arco di pochi giorni, ma quanti ne hanno sentito parlare? E in Occidente? La mano islamista agisce anche sul suolo europeo, lo si è visto già dieci anni fa con la decapitazione di padre Jacques Hamel, il sacerdote francese sgozzato ai piedi dell’altare.
Ma la persecuzione c’è anche da parte dell’attuale cultura occidentale, impregnata di “wokismo“, che ha già creato un clima del tutto sfavorevole ai cristiani, in cui (per ora) non si rischia la vita; Il wokismo incita ad odiare il cristianesimo.
