Le Guardie Giurate, troppo spesso ignorate dalle Istituzioni, parlano per voce del Sindacato Autonomo Vigilanza – SAV.
Occuparsi dei lavoratori e dei loro diritti è compito del giornalismo perché chi ha il privilegio di poter esercitare la libertà di espressione, e di poter comunicare con ogni mezzo idee e informazioni, non può non usare un così potente strumento a fini benevoli.
Per questo motivo è bene segnalare la grande depressione che alberga nel cuore di tante, troppe, Guardie Giurate – GPG che, quotidianamente, sono oggetto di aggressioni immotivate ed ingiustificabili.
Il “Sindacato Autonomo Vigilanza – SAV”, in queste ore, ha diramato un comunicato stampa significativo e degno di esser preso in considerazione.
“Anche oggi, dopo l’ennesima aggressione a danno del personale delle Guardie Giurare impiegate presso il Policlinico Tor Vergata, a Roma, ancora una volta siamo costretti a dover porre l’accento e a richiamare l’attenzione delle Istituzioni, degli Organi di Stampa e della categoria su un tema che da tempo suscita la nostra preoccupazione”, fanno sapere dalla Segreteria Nazionale del SAV.
Secondo i membri della Direzione Nazionale del SAV, uno dei problemi principali della situazione è la “sottovalutazione del ruolo delle Guardie Giurate da parte delle Istituzioni e delle cosiddette parti sociali, nonché dagli Organi di Stampa, che continuano pervicacemente a utilizzare terminologie inesatte nel citare le Guardie Giurate in servizio, utilizzando i sostantivi più disparati, da vigilantes a metronotte e via discorrendo”.
Se si vuole ottenere rispetto, bisogna dare rispetto. Questa dovrebbe essere la base per qualsiasi relazione sociale, specialmente quando si parla di lavoratori e posti di lavoro.
In un mondo in cui il tema della sicurezza è fonte di preoccupazione per milioni di cittadini onesti e per bene, “è ora che tutti inizino a mettere da parte la figura del classico metronotte ridicolizzato e messo alla berlina, rievocando personaggi anni ’80 del “Drive In”, come Vito Catozzo o Gorilla K2, interpretato ancor prima dal grande Alberto Sordi”.
La richiesta è lecita quanto legittima. Non sarebbe neppure necessario dover arrivare al punto di doverlo esplicitare. Le categorie professionali, tutte, vanno rispettate e considerate per quel che fanno.
Quando si parla di Guardie Giurate, inoltre, bisogna dire che esse “non sono semplicemente figure passive, un complemento d’arredo di uffici pubblici, banche o quant’altro, semplici addetti a un controllo visivo e statico di ciò che accade”.

Dal SAV non vanno per il sottile: “A seguito delle tante norme che hanno aggiornato il settore della Vigilanza Privata, esse operano in contesti delicati e cruciali, quali porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, metropolitane e ospedali, uffici pubblici, spesso impegnandosi nella prevenzione di reati e, in alcuni casi, anche nella loro repressione”.
Chiamare gli incaricati di pubblico servizio con l’appellativo di “vigilante”, non solo non ha valore giuridico, ma sminuisce “il valore del loro operato. Tale terminologia non solo non riconosce adeguatamente l’importanza del loro lavoro, ma spesso contribuisce anche a invisibilizzare il loro contributo nella sicurezza e nella protezione dei cittadini”.
Il Dirigente Nazionale e Consigliere Direttivo SAV, Tairon Angeloni, tiene a specificare come “il termine Guardia Giurata viene utilizzato però quando qualche appartenente al settore si macchia di un reato o rimane coinvolto in eventi che, purtroppo, gettano fango e discredito sulla categoria”.
Purtroppo questo è straordinariamente vero. Spesso nei telegiornali si sente puntualizzare quando un reato viene compiuto da una Guardia Giurata ma raramente, però, si esprime gratitudine quando a fare qualcosa di positivo è una GPG.

“Troppo spesso”, fa sapere Il Segretario Generale del SAV, Alberto Giovanni Cordioli, “le Guardie Giurate si vedono ridotte a mere comparse in un contesto che, invece, le vede protagoniste nella gestione della sicurezza. I fatti di cronaca, che più volte hanno messo in evidenza il loro fondamentale apporto e supporto in situazioni di pericolo, vengono distorti o attribuiti a figure professionali diverse, facendo sì che il loro contributo venga omesso o minimizzato”.
Parole importanti che, però, vanno aggiunte al fatto che le Guardie Giurate operano “con dispositivi di protezione individuale inadeguati e talvolta assenti, causa la cieca visione da parte di certe istituzioni che agiscono ancora con un modus operandi basato sul non voler prendere in considerazione l’evoluzione che hanno subito la sicurezza attiva e passiva, a danno delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nella vigilanza privata”.
Argomentazioni che sono state ampiamente ignorate sia dalla Prefettura che dalla Questura di Roma, nonché dalle principali sigle sindacali che operano nel nostro Paese.
Alberto Giovanni Cordioli e Tairon Angeloni hanno chiosato: “Siamo determinati a proseguire nella nostra battaglia per il giusto riconoscimento delle Guardie Giurate e continueremo a far sentire la nostra voce, perché sia finalmente valorizzato il ruolo di questi professionisti spesso dimenticati”.
La speranza che molti italiani hanno è che il Ministero dell’Interno, il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Politiche Sociali si siedano attorno al tavolo con le Rappresentanze Sindacali del Settore e mettano, finalmente mano al CCNL, riconoscendo dignità e valore alle GPG.
