Ceuta continua a far discutere. Il Vescovo Ortodosso Avondios dice quel che pensa con grande senso di responsabilità.

Il Vescovo della Chiesa Ortodossa, titolare della Metropolia di Aquileia, con sede a Milano, Monsignor Avondios, ha fatto delle considerazioni su quanto accaduto a Ceuta e non si può non tenerle in considerazione.
Monsignor Avondios, su “Facebook“, ha scritto che “le immagini che arrivano da Ceuta, in Spagna, non possono lasciare indifferente nessuno. Decine di migliaia di persone hanno tentato di raggiungere l’enclave spagnola in Africa in poche ore. E’ una scena che scuote la coscienza e che pone molte domande”.
Domande che le persone con un minimo di senno si sono poste. La prima: com’è stato possibile un afflusso di tale portata?

Con grande saggezza, monsignor Avondios insiste: “È lecito chiedersi quale sia stato il ruolo delle autorità marocchine e come reti di trafficanti abbiano potuto alimentare una simile tragedia. Su questi aspetti è necessario attendere che siano i fatti e le indagini a parlare”.
La Sinistra italiana ha immediatamente gridato al razzismo e alla xenofobia. I “compagni” italici, come sempre, non riescono a fare un ragionamento di senso compiuto, buttano sempre tutto in caciara e dimostrano la loro minorata capacità nel formulare un concetto politico sensato.

Monsignor Avondios – per chi non lo sapesse – è di nazionalità romena e, dunque, difficilmente può essere accusato di avercela con gli stranieri. Anche per questo il suo pensiero è assai rilevante.
Il pastore d’anime che guida la Metropolia di Aquileia ha asserito che si deve guardare alla Spagna, “travolta da un’ondata migratoria senza precedenti, con cittadini che vivono paura, smarrimento e incertezza”. Come dargli torto?
In fondo, diversamente da come fanno “Partito Democratico”, “Alleanza Verdi Sinistra” e “Movimento 5 Stelle”, “non si può liquidare tutto questo come semplice xenofobia. Ogni popolo ha il diritto di chiedere sicurezza e ordine, così come ogni persona ha diritto alla dignità”.

A leggere un Vescovo che parla così si resta di stucco. Come mai nella Chiesa Cattolica si fanno discorsi che sembrano scritti da Togliatti, Berlinguer e Cossutta?
Nel suo lungo ed articolato pensiero, monsignor Avondios spiega che “l’integrazione non è una parola magica. Esistono differenze culturali profonde, differenti concezioni della libertà, del rapporto tra religione e società, dei diritti e dei doveri. Ignorare queste differenze non è segno di apertura mentale, ma di superficialità. Affrontarle con equilibrio significa costruire una convivenza autentica”.

Robert Francis Prevost, alias Leone XIV, dovrebbe prendere esempio dal Vescovo della Metropolia di Aquileia anziché dire banalità come “seguo con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia”.
Il Vaticano – che ha la diplomazia più capillare del globo – cosa sta facendo per metter fine all’invasione maomettana di cui l’Occidente è mira?

Prevost ha mai letto il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2013? Evidentemente no perché altrimenti saprebbe che “ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune”.
Benedetto XVI non ha avuto paura di dire che “prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che “diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione” (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998)”.
Dispiace vedere che Robert Francis Prevost è ideologico come e più del suo predecessore Jorge Mario Bergoglio.

Non stupisce il fatto che migliaia di Cattolici stiano seguendo ed ammirando la Chiesa Ortodossa che, a differenza del Vaticano, parla con chiarezza del fatto che “qui in Italia non si è vissuto direttamente il terrore di settant’anni di dittatura comunista; noi che proveniamo dall’Europa dell’Est, invece, sappiamo bene cosa significhi vivere sotto un sistema che controlla il pensiero, limita la parola e reprime il dissenso”.
Sentire un Vescovo che – in modo assolutamente pertinente – stigmatizza l’ideologia comunista fa quasi impressione.
I Cattolici soffrono ancora per il fatto che “nel febbraio 2016, durante un incontro informale a Casa Santa Marta, il Papa elogiò pubblicamente Emma Bonino inserendola in cima al pantheon delle figure italiane di spicco”, come fanno notare i colleghi de “Il Fatto Quotidiano”.

E’ una boccata d’aria fresca quella che giunge dalla predicazione profetica di monsignor Avondios: “i problemi reali non si risolvono con gli slogan, ma con il coraggio della verità, con la responsabilità politica e con un autentico rispetto della dignità di ogni persona, senza dimenticare il diritto dei popoli alla sicurezza e alla pace”.
Le persone oneste, per bene, Cattoliche, Ortodosse, hanno diritto a vivere in sicurezza e in pace. Non si può diventare prede alla mercé di maomettani senza rispetto per la Bibbia e senza voglia di rinunciare alla loro indecente “legge coranica”.
Servono pastori d’anime coraggiosi, intrepidi, senza peli sulla lingua. Non si può lasciare che monsignor Avondios resti voce solitaria “di uno che grida nel deserto” (Giovanni 1:23).

Il rappresentante di una sorta di Lefebvriani dell’Ortodossia Greca, per la precisione.
Il Santo Sinodo di Milano, chiamato anche Metropolia ortodossa di Aquileia, infatti è una chiesa vera-ortodossa autocefala, originariamente del ramo dei veterocalendaristi greci, non riconosciuta da nessun’altra chiesa ortodossa tradizionale al mondo, sebbene si consideri riconosciuta dalla Chiesa Ucraina in Esilio, che nel frattempo si è conciliata con il patriarcato di Kiev.