“L’Iran degli ayatollah” non può essere urlato nei talk-show ma analizzato da chi ha competenze in merito.
Più si guarda la televisione e più vien voglia di andare a vivere in una sperduta grotta in una gravina lontana da insediamenti umani.
Non c’è trasmissione di approfondimento giornalistico nella quale non si parli di Iran e di geopolitica da applicare ai Paesi del Medio Oriente. Molti colleghi danno voce e spazio a chi è abituato alle argomentazioni da “Bar Sport”.
La cosa grave è che in Italia abbiamo persone esperte e competenti in materia. Perché non far parlare loro anziché gli opinionisti della mutua che parlano di geopolitica al venerdì e di soubrette alla domenica?

Chi vuole veramente conoscere quel che accade in Iran non può non abbeverarsi all’attenta analisi fatta dal Professore Ordinario di Diritto Pubblico comparato presso l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza Pier Luigi Petrillo che ha scritto un puntualissimo saggio dal titolo “L’Iran degli ayatollah”.
Il prof. Petrillo, esperto giurista dalla fine arguzia analitica, ha scritto che “l’Iran è un paese unico, ma non è un paese solo. Se guardiamo al suo regime, vediamo uno dei sistemi politici più originali del mondo musulmano: uno stato in cui il potere palese e occulto funziona in maniera diversa da tutti gli altri stati islamici (vicini per lo più ostili, che infatti considerano l’Iran una “eresia”)”.
Un pensiero molto serio ed articolato che mette sotto la lente d’ingrandimento un fatto innegabile. L’Iran – pur essendo un regime teocratico maomettano – è pressoché detestato da tutte le realtà islamiche del Medio Oriente. Ammirevole la definizione di Iran eretico.
Perché tanto astio nei confronti dell’Iran che affonda la sua ideologia nelle teorie dell’Ayatollah Komeini?
Il prof. Pier Luigi Petrillo offre un’ottima chiave di lettura: “se guardiamo alla storia e alla geografia, capiamo che l’Iran è un paese cerniera tra mondo arabo e mondo islamico, ma senza appartenere a nessuno dei due: perché ancora oggi è l’antico impero persiano a plasmare la concezione che gli iraniani hanno del loro posto nel mondo”.
Chi si occupa di informazione non può non prendere seriamente in esame queste asserzioni del prof. Petrillo perché è ammirevole un docente universitario che ha il coraggio di spiegare il fatto che l’Iran “si trova al centro di un incrocio geografico e culturale” che collega “il mondo arabo del Medio Oriente con il più ampio mondo islamico e asiatico”.
Le trasmissioni che fanno approfondimento giornalistico e analisi geopolitica dovrebbero prendere in esame questo aspetto della questione. Quando si parla di una nazione è necessario conoscerla bene, in profondità, analizzando le sue origini ontologiche e ideali. Senza questo si parla di “aria fritta” e si fa un pessimo servizio all’uditorio.
Il prof. Petrillo, nel suo ottimo saggio, specifica che gli iraniani non parlano arabo ma bensì il “farsi”, volgarmente detto “persiano”. Il “farsi”, giusto per non essere ondivaghi, è un idioma che “appartiene al ceppo indoeuropeo, a differenza dell’arabo che è afroasiatico”.
Moltissimi studiosi, soprattutto nel mondo della Storia dell’Arte, tengono a dire che “l’Iran è l’erede dell’antica Persia, una civiltà con una forte identità nazionale e culturale autonoma” rispetto ai Paesi arabi confinanti.

Con queste semplici, ma necessarie, informazioni non si può più non capire per quale motivo l’attuale “regime degli ayatollah” è detestato dalle Nazioni del Medio Oriente, oltreché naturalmente dall’Occidente.
Il pregio di Pier Luigi Petrillo è quello di aver saputo, in meno di 200 pagine, intrecciare la descrizione della forma di governo dell’Iran con il “regime fondato da Khomeini nel 1979” e con “dati culturali, politici, sociali ed economici di lungo periodo”.
In questo modo è tutto decisamente più chiaro.
Ne “L’Iran degli ayatollah” emerge “un paese dai tanti volti e dalle tante voci, caratterizzato, da un lato, dal diffuso desiderio di costruire un futuro diverso e, dall’altro, dal rifiuto di ogni egemonia straniera che possa intaccare il forte orgoglio popolare”.
Mentre in televisione si strilla, ci si azzuffa, si fanno asserzioni prive di fondamento, negli ambienti accademici italiani ci sono docenti di altissimo profilo, spessore, competenza.
Il professor Pier Luigi Petrillo, uno dei massimi esperti in materia di comparazione del Diritto, offre un’analisi garbata, non urlata ma decisamente graffiante sull’Iran e su quanto accade in Medio Oriente.
