C’è una questione che non può essere liquidata con un’alzata di spalle, quella dell’estensione dell’orario di voto durante le elezioni presidenziali brasiliane.
Il presidente del Tribunale Superiore Elettorale, Kassio Nunes Marques, ha contestato la decisione di prolungare di due ore le votazioni, sostenendo che non esistesse una norma specifica che autorizzasse una simile estensione.
È un’affermazione pesante, in una democrazia, le regole elettorali non possono essere trattate come dettagli secondari, né modificate con leggerezza nel corso di una consultazione. La certezza delle procedure, la loro uniformità e la trasparenza delle decisioni sono condizioni essenziali affinché i cittadini possano riconoscere come legittimo il risultato delle urne.
La questione, dunque, non è soltanto chi abbia vinto, è anche se le regole siano state rispettate da tutti e applicate nello stesso modo.
Se l’orario ufficiale di chiusura viene modificato senza una base normativa chiara, è legittimo chiedere chi abbia autorizzato la decisione, con quali poteri, sulla base di quali motivazioni e con quali conseguenze sul conteggio finale. Sono domande alle quali le autorità elettorali devono rispondere in modo documentato, non con dichiarazioni generiche.
La posizione espressa da Nunes Marques rende necessario un chiarimento istituzionale, se una decisione ha modificato le condizioni operative del voto, occorre stabilire se fosse legittima, se abbia rispettato la parità di trattamento fra gli elettori e se abbia prodotto conseguenze rilevanti sul risultato.
Non basta, tuttavia, che una procedura sia contestata per concludere automaticamente che vi sia stata una frode o che il risultato debba essere annullato, occorre esaminare gli atti, ricostruire la sequenza delle decisioni e verificare i dati elettorali.
Ma vale anche il principio opposto, non si può pretendere che ogni interrogativo sulla regolarità di un’elezione venga ignorato fino a quando qualcuno non confessi apertamente di aver violato le regole. Il controllo democratico serve precisamente a verificare i fatti, le responsabilità e le eventuali irregolarità.
La trasparenza elettorale non è un favore concesso ai cittadini: è un obbligo delle istituzioni.
Se la proroga dell’orario di voto non aveva una base giuridica adeguata, la questione merita un esame serio e indipendente. Se invece esistevano motivazioni e poteri sufficienti a giustificarla, le autorità devono renderli pubblici e dimostrarne la legittimità.
In entrambi i casi, la risposta deve arrivare dai documenti, dalle procedure e dal diritto, non dalla propaganda politica.
Perché la credibilità di un’elezione non dipende soltanto dal nome del vincitore, dipende anche dalla certezza che le regole siano state rispettate e che ogni contestazione fondata venga esaminata senza pregiudizi.
Quando è in discussione la regolarità del voto, la domanda non è chi abbia il diritto di protestare. La domanda è se le istituzioni siano in grado di fornire risposte verificabili.
