Una provocazione nient’affatto banale per stoccare le acque piovane
Estate 2025. È arrivato “Pluto”, suggestivo nomignolo per l’anticiclone africano che ha messo a bollino rosso la Penisola e non solo. Il riscaldamento globale sta dando il meglio di sé.
Il Mediterraneo è a +5°, nelle aree interne temperature a 40°. 10 in più di quarant’anni fa.…. È un argomento che il redattore segue da quarant’anni ormai. Monitorare non basta.
C’è rassegnazione in giro, si percepisce il “non ritorno”. In parlamento ancora ci si azzuffa su cose di secondaria importanza, anziché correre ai ripari con i fatti e con la mente. Ecco dunque….
Una estemporanea provocazione su come darci una mossa!
Il sole è sempre più “cattivo” e l’acqua sta diventando un bene vitale anche in Italia, soprattutto nelle regioni del sud, le più colpite dalle bolle africane, e in più, servite da acquedotti che fanno acqua da tutte le parti, prodotto di una cattiva gestione del territorio.
È tempo di reagire, poiché dall’inizio dell’anno anche il sud della Penisola è stato interessato da piogge torrenziali che hanno causato gravi allagamenti, senza risolvere il problema della carenza d’acqua. È imperativo imbrigliare le acque riparando gli invasi, e allestirne di nuovi.
Operatività che spesso si scontra con amministrazioni comunali e regionali inadeguate e farraginose. Ecco perché è risultata interessante l’idea di un collaboratore che ha individuato in una ipotetica sinergia pubblico-privata, una operazione di “riciclo” virtuosa e fattibile.
Le cisterne industriali
Si tratta di un intervento che può essere spalmato sul territorio in modo flessibile e decentrato come il fotovoltaico, attuabile a costi contenuti. Il concetto di base è: dotare di riserve d’acqua le comunità agricole, paesi, quartieri di città, tramite “pozzi alternativi” anche dove manca l’acqua di faglia.
Numerosi carri ferroviari cisterna, vagoni progettati per il trasporto dei liquidi, sono stati ritirati dal servizio attivo e giacciono inutilizzati in depositi, scali merci o aree di stoccaggio. Pochi sono destinati ad essere riutilizzati per eventi storici, i più sono destinati alla demolizione e allo smaltimento.
Le cisterne dei vagoni ferroviari hanno capacità che variano da alcune decine, ai 100 m³ a seconda dei liquidi a cui erano destinati (ogni m³ equivale a 1000 l). Grandi contenitori che una volta risanati & controllati, anziché finire in ruggine o in fonderia, possono essere destinati ad altro.
Separate dal carrello ferroviario, le cisterne diventano enormi taniche a disposizione per essere interrate in zone agricole e dove una consistente riserva d’acqua è in grado di risolvere le esigenze più immediate.
Necessità e opportunità per le cisterne industriali
In media, ogni mese, per irrigare 1 ha (1000 m quadri) di terreno agricolo, servono tra 500 e 1000 m³ d’acqua, a seconda della coltura e del terreno. Valori calcolati in assenza di normali precipitazioni.
Ecco dunque che, con una normativa mirata al riciclo di cisterne abbandonate, queste potrebbero essere tumulate in prossimità dei siti di necessità, così da eliminare ogni impatto visivo, a loro volta rifornite d’acqua da canalizzazioni che catturano le acque di precipitazione più o meno abbondanti, ogni volta che si manifestano.
La tipologia di cisterne industriali si allarga a quei rimorchi con autobotte una volta dismessi dai trasporti su gomma. Anche questi rimorchi sono sovente destinati a un inglorioso fine vita in depositi dimenticati, oppure ridotti in rottami da fonderia.
La sola cisterna, anch’essa separata dall’autocarro, diventa un recipiente pronto per intraprendere una seconda vita.
La capacità di un’autocisterna è ancora più variabile delle cisterne ferroviarie. A seconda del mezzo e del tipo di impiego, varia tra un minimo di 5 m³ d’acqua, fino 35 m³ che, nel caso di trasporti eccezionali possono arrivare a 60. Una quantità inferiore, ma una maggiore flessibilità di riutilizzo e posa a interrata.
Normative attuali e possibili variabili
Sia le cisterne ferroviarie che gli autobotte sono serbatoi dismessi che nella loro vita hanno trasportato liquidi d’ogni genere, non tutti salubri allo stesso modo. Dunque, una volta ritirati dal servizio, presentano diverse problematiche di smaltimento, tra cui:
- in caso di fluidi infiammabili occorre un trattamento preventivo per scongiurare esplosioni durante le operazioni di spostamento o smaltimento;
- a seconda del liquido trasportato, potrebbero giacere residui pericolosi per la salute, quindi si richiedono procedure specifiche prima dello smaltimento;
- in queste ed altre operazioni di controllo sono impegnate competenze specifiche relative alle normative ambientali, con l’intento di evitare impatti negativi sulla salute e sull’ambiente.
Operazioni necessarie prima di rottamare cisterne che non servono più. Le medesime operazioni di bonifica invece, renderebbero l’impegno finalizzato a un rinnovato ruolo di contenitori già fatti e finiti, facili da trasportare, in grado di supplire alla scarsità d’acqua in quelle zone rurali e non solo, sempre più assetate.
Altri “approcci” per un “modus operandi” alternativo
Avere molti punti di giacenza acquea autonomi, potrebbe favorire le riparazioni degli invasi colabrodo, gli interventi di manutenzione nella rete e alleggerire la servitù dagli acquedotti comunali.
Ogni commento a questa provocazione di riciclo industriale, che può essere vista anche solo con un’utopia generata da uno stato d’animo disilluso e vacillante, sarà utile per valutare un prossimo passo.

Una buona idea ma dal momento che nessuno ne trarrebbe benefici economici non crede che verrebbe utilizzata.
Idealmente dare il buon esempio partendo dal piccolo: nel ristrutturare casa del nonno ho rimesso in funzione la vecchia cisterna interrata, al solo costo di raccordare le varie grondaie e posizionare un pompa: 32 mc disponibili a raccogliere 500 mq di tetto.
Se può servire.
Ottimo esempio di riciclo e di lungimiranza. Così dovrebbe essere per la maggior parte di tante cose che si scartano con troppa leggerezza
Ottima idea.
Ma chi sarà così intelligente da prendere in considerazione una idea così semplice e rapidamente attuabile?
Grazie del commento, è proprio questo il problema: chi ci guadagna? Parlo di moneta e non di prestigio
bell’articolo… geniale visione ma… chi ci guadagna? ee…chi paga?
La speranza è che qualche “potente” super ammanicato ad altissimi livelli… possa mettere a frutto la tua idea… non umporta chi ci guadagna ne chi paga… triste sarebbe arrivare “troooppo” tardi… ma ancor peggio sarebbe il trasformare una idea apparentemente semplice da realizzare… in qualcosa di terribilmente macchinoso da rendere iltutto inefficace!!!
cio trasformando un progetto a
non so cosa sia successo… ecco la versione corretta:
ciao Carletto… bell’articolo… geniale visione ma… chi ci guadagna? ee…chi paga? La speranza è che qualche “potente” super ammanicato ad altissimi livelli… possa mettere a frutto la tua idea… non importa chi ci guadagna ne chi paga… triste sarebbe arrivare “troooppo” tardi… ma ancor peggio sarebbe il trasformare una idea apparentemente semplice da realizzare… in qualcosa di terribilmente macchinoso da rendere iltutto inefficace!!
grazie del commento, spero di leggerne ancora degli altri!*