Seconda missiva di Gaia: epitaffio o malinconico inno alla vita? “Essere o non essere” è all’apice del dubbio
Che caldo fa! Condizionatori; ombra; black out in città; poca acqua nei fiumi; afa; siccità! Cose che passano in tv quasi distrattamente, poi c’è la guerra e la pace in Medioriente, quasi come fosse la cosa più importante, con tutto il suo oro nero color del sangue.
Cari bambini umani, lo dico a voi, che ancora non sapete: questo solstizio d’estate è stato segnato da temperature senza precedenti. Se ne parla sottovoce, quasi con vergogna consapevole, come se davvero non stesse succedendo niente!
Che caldo che fa stasera! È perché la temperatura è aumentata più di 1,5° rispetto al periodo preindustriale. Succede nell’emisfero Boreale, il più popoloso, il più disboscato, asfaltato e affamato di inquinante energia. Le Statistiche dell’ARPA e dell’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) concordano: non stiamo andando arrosto d’un colpo, ma questa casa e Madre Terra si sta riscaldando con una progressione che non trova riscontro nella memoria del pianeta. È la metafora della rana bollita.
Lo sapete bene, ingombranti abitanti, è colpa dell’attività umana, delle emissioni di anidride carbonica e di metano che disperdete nel cielo come fastidiosa spazzatura. Sono causa dell’effetto serra, tutti lo sanno, nessuno la nota: invisibile coperta di fumi che galleggia dentro l’atmosfera.
Non conosco gli anfratti del cervello umano, non so se è per paura, ignoranza, pigrizia o innata sudditanza delle decisioni altrui, ma per porre rimedio a un movimento distruttivo, frutto di un’intelligenza malamente funzionante, non si sta facendo niente.
E allora io lo grido ai vostri bambini, ancora ignari e innocenti, così stupiti di essere al mondo, giocosi e sorridenti. E poi lo grido agli altri bambini, quelli che muoiono dilaniati dalle bombe senza sapere perché. Infine, lo grido ai bambini dalla pelle marrone che, dentro baracche con i tetti di latta, muoiono di fame: occhi grossi e lacrime, senza colpa né peccato.
Quindi lo grido a me stessa, Terra umiliata, sfruttata, bruciata, sfregiata nel nome di una indifferenza e di una violenza umana che mi ridurrà come una landa arida e disabitata. Ero bellissima, fino a poco tempo fa.
Il riscaldamento è totale, cresce sempre di più. Gli incendi delle raffinerie, i fumi delle bombe e delle esplosioni sono altre polveri nere che offuscano il cielo. E io che assisto a tutto questo non capisco, è un immotivato olocausto totale. Questo Paradiso Terrestre si basava su delle regole in cui la forza e l’amore erano due entità contrapposte che garantivano l’equilibrio magico della vita, una vita meravigliosa e avventurosa per miliardi di forme di vita.
E se non potete ascoltarmi voi, arroganti uomini sedotti dalla lusinga del dollaro e del demonio-petrolio, e che continuate a distruggere sistematicamente questo equilibrio divino, ditelo almeno ai vostri figli. Saranno loro a raccogliere i frutti secchi della vostra colpa. Privi della memoria di estati calde, ma non roventi, che non hanno vissuto mai, e di quelle stagioni che si susseguivano con metrica e regolarità, saranno loro che subiranno l’atto finale di un destino amaro e che non si può più fermare.
Qualcosa si muove in senso contrario tra certe menti di buona volontà. Energie rinnovabili? È un business, non una meditata impellenza. Leggi, divieti, balzelli. Solite idiozie dell’umanità.
Comunque, mi adeguo al linguaggio spiccio: “non si cammina più per strada con il sole a picco in questo giugno 2026! Sarà l’anno più caldo di sempre, il prossimo ancora di più!”.
Lo lascio scritto in eredità per i vostri figli. Forse capiranno perché le immagini di un mondo bellissimo sono state consegnate a documentari di una natura perduta, bollita, cotta a fuoco lento dai raggi UV che non restituiscono più il calore verso l’infinito.
Ebbene sì, lo lascio detto ai bambini, ai ragazzi delle scuole primarie, ai giovani rampanti che studiano ai piani alti, ai professori, agli scienziati e ai loro no! Ci sono poche cose da sapere ormai.
L’obiettivo è uno solo: trovare il modo di riavvolgere il nastro, di ritornare a un pianeta verde e azzurro che ruota nell’universo infinito, non continuare la corsa verso una sfera dalla tinta sbiadita, un pianeta tra tanti, sterile palla senza atmosfera, niente più acque evaporate nell’universo, niente più piante, né gente, né vita. Che tristezza siderale! Pure Dio, a quanto pare, ci sta restando male.
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Sono sulla stessa lunghezza d’onda condivido in pieno la tua chiara esposizione della situazione attuale
come hai ragione!
Anni fa parlavamo del cambio climatico da antropocene e ribattevano che gli antichi romani andavano in battaglia col gonnellino per il caldo (balle).
Ora lavoriamo alla Comunità Energetica Rinnovabile e sono interessati ai tempi di ritorno della quota di iscrizione…
Ma noi continuiamo a crederci.
Il mondo cambia da solo ma spesso l’essere umano ci mette lo zampino. Piano piano ci si abitua a delle comodità a cui poi non puoi più rinunciare e sei inchiappettato. Come la rana bollita. Ma noi che abbiamo ricevuto il libero arbitrio dovremmo saperlo usare per bene. Invece facciamo tutto il contrario. Il Pianeta ringrazierà quando ci saremo tolti dalle pelotas.
Hai tristemente ragione. Tra negazionisti, indifferenti e affaristi procediamo verso un mondo sempre più inquinato, ingiusto e conflittuale.
La cosa incredibile è che esistono ancora i negazionisti! Che tutti sudati, con la camicia madida, dicono che anche trent’anni fa’ era successo! Che non significa nulla! E poi finiscono a parlare di calcio…
La situazione è drammatica..e non c’è sensibilizzazione sufficiente per fare fronte a questo disastro …..ottimo articolo!