La Sanità Pubblica è per “Civico 20 News” un chiodo fisso. Gli italiani vogliono essere curati, gratuitamente, e bene.
Nella passata settimana non si è fatto altro che parlare di sanità pubblica, Servizio Sanitario Nazionale, salute e medici. In moltissime trasmissioni lo si è fatto santificando i “camici bianchi”, facendoli passare per le vittime di un sistema “brutto e cattivo” che non li valorizza.
Il Capogruppo di “Fratelli d’Italia” in Commissione Bilancio al Senato, Senatore Guido Liris, ha detto che “sulla sanità oggi paghiamo uno scotto che non è di un governo o un altro ma di una mancata programmazione”. Mai parole furono più ben dette.
A rispondergli, con la sua consueta aggressività, l’ex Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “Partito Democratico”, che a “Di Bella sul 28”, trasmissione di TV2000, ha replicato: “Oggi la sanità è in una crisi strutturale. Il Governo Meloni sta applicando le stesse logiche del 2012. Oggi è cambiato il contesto di sistema. O decidiamo tutti che la sanità è una priorità e che vogliamo salvare la salute pubblica altrimenti così non andiamo avanti”.
Parole condivisibili se non fosse che ad introdurre il regime di “intramoenia”, ossia la libera professione all’interno delle strutture pubbliche, è stato l’ex Ministro della Salute, Rosy Bindi, nel 1999.
Rosy Bindi, oltre ad essere del “Partito Democratico”, è anche una nota catto-comunista formatasi alla scuola di “Azione Cattolica”, una delle realtà peggiori nella Chiesa Cattolica.
La signora Bindi, intervistata sul tema, ebbe solo a dire che l’intramoenia “è nata per abbattere le liste d’attesa, ma è stata gestita da apprendisti stregoni”.
Che un ex Ministro della Repubblica parli in questo modo fa venire i brividi. Eppure la Bindi persevera: “Se in tutta Italia si fossero seguiti i sacri canoni della riforma che introdusse l’intramoenia, forse avremmo potuto rispondere ad esigenze di ieri ma soprattutto di oggi”.
Peccato che a vigilare su Direttori Generali di ASL e Ospedali pubblici dovrebbe essere lo Stato, lo stesso Stato che fa accordi indecenti con i grandi gruppi della sanità privata. Lo Stato che non fa nessun controllo su come le Regioni spendono i soldi messi a bilancio per la sanità pubblica.
Ad insistere sulle pessime condizioni in cui si trova la sanità pubblica anche il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, che, il 20 novembre, ha dichiarato: “Lo sciopero di oggi ha un valore simbolico. Vogliamo che torni il dibattito sul tema della sanità. La politica ci deve dire dove vuole andare”.
Esagerazione? Forse.
Un fatto è certo: esiste una sanità pubblica eccellente e “Civico 20 News” la narra sempre con dovizia di particolari.
Esiste però, purtroppo, una sanità privata, spesso “a gettone”, che entra prepotentemente nelle strutture di sanità pubblica, senza che nessuno ponga la benché minima vigilanza in merito.
Dispiace dover essere d’accordo con il Presidente della Fondazione GIMBE, Ente indipendente di ricerca e formazione che difende un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, Nino Cartabellotta, che ha seccamente dichiarato: “Nella sanità abbiamo indebolito il capitale umano. E oggi abbiamo superato il limite perché c’è un disinnamoramento di tutti i professionisti sanitari per il Servizio Sanitario Nazionale. Sono in continua crescita gli abbandoni e i licenziamenti volontari”.
Del tema si è occupata anche “RAI Radio1” che ha sottolineato come vi sono medici sempre più anziani e pesante carenza di personale infermieristico. La questione non è di poco conto visto che queste valutazioni le ha fatte l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Il mondo guarda con interesse all’Italia e si meraviglia del declino che sta avendo in scuola e sanità.
La situazione non è delle migliori. Il Governo Meloni qualcosa ha fatto anche se, va detto, davvero troppo poco. Ci vuole più coraggio e bisogna fare delle leggi che mettano la sanità privata in difficoltà.
Una sanità pubblica avversata dalla sanità privata che, spesso, è l’unica a fornire terapie e cure che il Servizio Sanitario Nazionale non eroga, è davvero poco allettante e per nulla competitiva.
In ambito dermatologico, da Nord a Sud, si fatica a trovare un posto per una mappatura dei nei, per non parlare dell’eventuale asportazione che, per quanto concerne la dermochirurgia, ha tempi biblici.
Non parliamo poi dell’odontoiatria e dell’odontostomatologia. Ciò che il dentista privato offre al paziente è di gran lunga più evoluto rispetto a quello che offre il Servizio Sanitario Nazionale.
Per la sanità pubblica italiana il dermatologo e il dentista sono un lusso, un vezzo, un di più. Se così non fosse si implementerebbero le asportazioni di lipomi, cisti, nei, e l’implantologia dentale, la correzione dei disturbi della masticazione, ecc…
Il tema è complicato, non si risolve in poche battute.
La speranza è che il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, presti maggior attenzione a queste tematiche perché ormai “Fuori dal Coro”, trasmissione del collega Mario Giordano, spende il 40% del suo palinsesto a parlare di “Ladri di salute”.
E’ questa l’immagine di sé che l’Italia vuole dare all’estero?
