Una nazione matura non elimina la paura
Non quella paura antica che si prova davanti al pericolo immediato. Non quella che il nostro istinto riconosce e affronta.
Parlo di una paura diversa. Più profonda. Più contemporanea.
È quella che nasce osservando un mondo sospeso in una perenne instabilità, dove ogni giorno porta con sé una nuova crisi, una nuova frattura, una nuova incertezza. È la paura che si insinua quando il futuro smette di apparire come una promessa e comincia a mostrarsi come un’incognita.
Hai mai paura!!?
Paura di un domani che nessuno sembra più riuscire a decifrare.
Le guerre si moltiplicano, le tensioni internazionali si stratificano, le economie oscillano tra illusioni di ripresa e fragilità strutturali. L’intelligenza artificiale ridefinisce il lavoro prima ancora che la politica ne comprenda le conseguenze. Le democrazie vacillano sotto il peso della polarizzazione.
E dentro questo scenario globale, l’Italia appare spesso prigioniera del suo limite più antico: l’incapacità della propria classe politica di trasformare le differenze in una sintesi utile al Paese.
Hai mai paura!!?
Quando osservi un dibattito pubblico ridotto a scontro permanente. Quando vedi ogni emergenza trasformarsi in terreno di propaganda, ogni problema in occasione di contrapposizione, ogni proposta respinta non per ciò che contiene ma per chi la formula.
Mentre il mondo corre, noi troppo spesso restiamo immobili, immobili nelle divisioni, immobili nei personalismi, immobili in una logica di c
onsenso immediato che sacrifica qualsiasi visione strategica.
Ed è forse questa la paura più autentica: non quella generata dalle minacce esterne, ma quella provocata dall’incertezza interna. Dalla sensazione che, davanti ai grandi cambiamenti del nostro tempo, manchi una capacità collettiva di scegliere una direzione.
La politica dovrebbe essere il luogo dove la paura viene trasformata in coraggio.
Coraggio di assumersi responsabilità, di costruire soluzioni comuni, di rinunciare a una rendita elettorale per un interesse nazionale.
E invece, troppo spesso, accade il contrario: la paura viene alimentata, amplificata, utilizzata perché una società impaurita è più semplice da dividere e un popolo diviso è più semplice da governare.
Hai mai paura!!?
Forse dovremmo avere il coraggio di ammetterlo: sì abbiamo paura, paura dell’incertezza di un futuro che non riusciamo più a leggere, paura di una politica che sembra aver smarrito la capacità di elevarsi al di sopra delle convenienze di parte, paura di ritrovarci spettatori mentre altri decidono il nostro destino.
Ma il punto non è negare la paura: il punto è ciò che scegliamo di farne.
Una nazione matura non elimina la paura; la attraversa, la riconosce, la comprende e la trasforma in coraggio civile, in visione, in responsabilità condivisa.
Il vero banco di prova dell’Italia non sarà evitare le difficoltà che verranno: sarà dimostrare, finalmente, di saperle affrontare insieme.
Alberto Scafella

Se gli americani ritirano i loro contingenti dall’europa cosa può succedere? Potrebbe essere l’occasione di costituire un vero esercito EU?
quello che mi fa più paura è quanto la logica del profitto abbia sopraffatto ogni logica di convivenza sostenibile con il nostro stanco mondo, quello che mi fa più paura è una paura strisciante proprio di quello che verrà e poi, fanno paura i giornalisti di partito, le grandi firme che devono fare audience con un continuo dividi la gente, mi fa paura il riscaldamento globale, chi lo potrà fermare? Si, ho paura…