I cacciatori nuovamente nell’occhio del ciclone
Le novità relative al disegno di legge, relative alla riforma nazionale della caccia, non sono ancora entrate in vigore: al 19 ottobre 2026 risulta ancora all’esame della Commissione Agricoltura della Camera come proposta C.2984.
Nonostante la riforma non sia ancora stata approvata, ogni volta che si solleva il problema della liceità della caccia esplodono polemiche che interessano milioni di cittadini.
Il testo in discussione prevede alcuni punti estremamente sensibili:
Per i cacciatori il testo preannuncia soprattutto:
Maggiore libertà nella modalità di caccia, eliminando l’obbligo di scegliere fra caccia vagante e appostamento fisso.
Ambiti territoriali potenzialmente più grandi, anche provinciali, con maggiore possibilità di spostamento.
Estensione degli strumenti ottici e optoelettronici, come i visori notturni, nella caccia di selezione ad altri ungulati oltre al cinghiale. Questo, da solo, non autorizzerebbe a cacciare a qualsiasi ora.
Modifiche alla pianificazione delle aree cacciabili, comprese determinate aree demaniali: non equivale a un’autorizzazione generale a sparare sulle spiagge o nei parchi.
Queste sono dunque modifiche proposte, che possono ancora cambiare, non nuove facoltà già utilizzabili.
Nel testo è previsto un aumento non significativo delle specie cacciabili, tuttavia restano aperti alcuni punti di domanda.
Gli uccelli e i mammiferi attualmente cacciabili son i seguenti:
Uccelli:
Gruppo Specie
Anatre Germano reale, alzavola, canapiglia, fischione, codone, marzaiola, mestolone, moriglione, moretta
Rallidi Folaga, gallinella d’acqua, porciglione
Limicoli e beccaccia Beccaccino, frullino, combattente, pavoncella, beccaccia
Galliformi Quaglia, fagiano, starna, pernice rossa, pernice sarda, pernice bianca, fagiano di monte, coturnice
Colombiformi Colombaccio, tortora selvatica
Turdidi e allodola Merlo, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello, allodola
Corvidi Cornacchia nera, cornacchia grigia, gazza, ghiandaia
L’elenco comprende anche specie per le quali possono esserci forti restrizioni o esclusioni nei calendari regionali, quindi va distinto dall’elenco effettivamente autorizzato nella singola stagione.
Mammiferi:
Gruppo Specie
Ungulati Cinghiale, cervo, capriolo, daino, camoscio alpino, muflone — esclusa la popolazione sarda
Lepri e conigli Lepre comune, lepre sarda, lepre bianca, coniglio selvatico, minilepre
Caso territoriale specifico Lepre italica, limitatamente alla popolazione della Sicilia
Carnivori Volpe
Queste sono le specie previste dalla normativa nazionale per la caccia ordinaria; gli interventi di controllo faunistico seguono una disciplina distinta.
Le domande che sorgono spontanee riguardano proprio la maggior parte delle specie cacciabili.
Se escludiamo i cinghiali che sono aumentati considerevolmente di numero, creando qualche problema di convivenza con gli umani, e che potrebbero essere considerati una specie da “controllare”… gli altri animali, mammiferi e uccelli creano forse dei problemi che possano giustificare una riduzione degli esemplari?
Non mi si venga a dire che la caccia sia uno sport e quindi un diritto ad essere praticato, Questo tipo di affermazioni lasciano intendere che dietro all’atto di uccidere un essere vivente vi sia un piacere personale a compiere un gesto che per leggerezza o poca consapevolezza consideriamo una preda da abbattere.
Senza contare che così facendo deliberatamente priviamo tutti gli altri esseri umani e non, della presenza di animali selvatici che hanno la sola colpa di essere presenti nelle liste delle specie cacciabili.
Ma non basta!
Un altro dato gravissimo riguarda l’avvelenamento da piombo, dovuto alle munizioni, usate dai cacciatori.
Si tratta di un problema ambientale serio e ben documentato, soprattutto per gli uccelli acquatici e i rapaci. La gravità dipende sia dalla quantità dispersa sia dal fatto che il piombo può essere ingerito ed entrare nella catena alimentare.
Per capire le dimensioni: le stime ECHA attribuiscono alla caccia nell’Unione europea circa 14.000 tonnellate di piombo disperse ogni anno.
Altre stime parlano di circa 44.000 tonnellate, tuttavia queste cifre comprendono anche tiro sportivo e pesca, quindi non vanno attribuite tutte ai cacciatori.
Dai quantitativi di piombo disperso si può facilmente risalire al numero delle munizioni utilizzate e al valore commerciale delle medesime. Aggiungiamo il costo delle armi e giungiamo, forse a comprendere quali interessi vi siano dietro…
Attorno alla caccia ruotano interessi economici con stime che superano gli oltre 3 miliardi di euro (Università di Urbino–ANPAM sui dati 2023) e gli 8,5 miliardi di euro annui di valore economico e ambientale (Studio Nomisma del 2023, commissionato da Federcaccia). Quest’ultimo valore include anche tiro sportivo, industria armiera e indotto.
Riprendendo il discorso del danno da piombo osserviamo che si manifesta attraverso tre vie principali:
- Ingestione dei pallini. Anatre e altri uccelli li raccolgono insieme al cibo o ai sassolini usati per triturarlo. Nel loro apparato digerente il piombo viene solubilizzato e assorbito: anche un solo pallino può uccidere un piccolo uccello acquatico.
- Avvelenamento dei predatori. Rapaci e animali necrofagi possono ingerire frammenti di munizioni mangiando prede ferite, carcasse o viscere lasciate sul terreno. Vengono così colpite anche specie che non sono bersaglio della caccia.
- Esposizione umana. La selvaggina abbattuta con munizioni al piombo può contenerne residui. Il rischio riguarda soprattutto chi la consuma frequentemente; il comitato scientifico dell’ECHA ha individuato un rischio da moderato ad alto per i bambini più piccoli delle famiglie di cacciatori che la mangiano.
Quanto alla mortalità, una valutazione ECHA del 2018 stimava circa un milione di uccelli acquatici morti ogni anno nell’UE per avvelenamento da piombo. È una stima storica, non un conteggio aggiornato al 2026, ma rende l’ordine di grandezza del problema.
Gli effetti collaterali della pratica venatoria possono raggiungere animali che nessuno intendeva cacciare.
Il piombo delle munizioni offre un esempio concreto e documentato: può avvelenare uccelli acquatici e rapaci, anche attraverso l’ingestione di animali colpiti o dei loro resti. ISPRA ne descrive anche la contaminazione ambientale.
La concessione ragionevole che potremmo fare ai cacciatori è riconoscere che questo specifico danno può essere fortemente ridotto passando a munizioni senza piombo, per le quali esistono alternative tecnicamente praticabili. Questo permetterebbe di chiedere una misura concreta anche a chi non condivide l’abolizione della caccia.
Tuttavia non vorrei ridurre la polemica verso la caccia e i cacciatori, denunciando il reale pericolo di inquinamento da piombo, o l’evidente mancanza di empatia verso animali di varie specie. Quello che mi disturba di più è osservare che l’atto di uccidere gratuitamente animali del tutto innocui possa creare piacere.
Il punto essenziale di questo breve articolo è proprio questo.
Il divertimento di una minoranza è una ragione sufficiente che giustifica una privazione all’ambiente che appartiene alla maggioranza delle persone?
Non sto parlano di un prelievo che possa mettere in pericolo specie di mammiferi, uccelli o altri animali. Sto chiedendo se abbia senso uccidere per ragioni sportive, quando solamente per puro divertimento.
La fruizione della natura è un interesse collettivo.
Peraltro ritengo importante distinguere la caccia ricreativa dagli interventi motivati da una necessità dimostrata.
Ora tornando alle tabelle sopra riportata, relative ad Uccelli e Mammiferi… potremmo forse immaginare che la maggior parte di quelle specie costituiscano un problema e che debbano essere decimati o ridotti di numero?
Forse per ogni specie cacciabile sarebbe opportuno dimostrare la necessità o la legittimità dell’abbattimento
Per concludere questa brevissima serie di considerazioni, vorrei ancora aggiungere che chi propone di uccidere un animale dovrebbe dimostrarne la necessità; la sua vita non dovrebbe aver bisogno di una giustificazione per essere rispettata.
