E’ un primo, pesante stop per Lovaglio, ma non significa ancora che l’OPS sia definitivamente morta.
Il CdA di Banco BPM si è riunito il 25 agosto per meno di due ore e ha adottato all’unanimità le decisioni sull’OPS lanciata da MPS. Il consigliere Domenico Siniscalco ha spiegato la brevità della riunione con un eloquente «eravamo tutti d’accordo».
La posizione formalizzata dal Banco è particolarmente netta:
- l’OPS non è stata concordata né sollecitata;
- secondo Banco BPM, non riconosce un premio agli azionisti;
- soprattutto, viene considerata un’acquisizione, non una fusione tra eguali come quella che Banco BPM aveva immaginato;
- la banca si riserva comunque di esaminare formalmente l’offerta nei suoi dettagli.
Il punto strategico è che MPS non ha incassato il sì che probabilmente sperava di ottenere per rendere credibile il progetto di aggregazione.
Quasi in contemporanea ieri 26 agosto 2026, Intesa Sanpaolo ha presentato alla Consob osservazioni/esposto sulle operazioni annunciate da MPS dopo il lancio dell’Opas di Intesa.
Il punto centrale è la “passivity rule”, cioè la disciplina che, durante un’OPA, limita la possibilità della società target di adottare iniziative che possano ostacolare l’offerta senza il coinvolgimento/autorizzazione degli azionisti. Intesa chiede in sostanza alla Consob di verificare se le mosse di MPS rispettino questa normativa e garantiscano corretta informazione al mercato.
Le operazioni contestate sono soprattutto le due OPS annunciate da MPS su Banco BPM e Banca Generali, con l’obiettivo dichiarato di costruire un gruppo da circa 80 miliardi di euro di capitalizzazione e contrastare l’offerta di Intesa.
Perché è importante
La questione può diventare decisiva perché, se la Consob ravvisasse effettivamente una violazione della passivity rule, le operazioni difensive di MPS potrebbero essere sottoposte a limitazioni, condizioni o rinvii.
Perché Intesa contesta le mosse di MPS
Intesa ha lanciato un’Opas su MPS da circa 30,6 miliardi di euro.
Dopo l’offerta, MPS ha annunciato due operazioni molto grandi:
- acquisizione di Banco BPM;
- acquisizione di Banca Generali.
Il piano di Luigi Lovaglio è trasformare MPS in un gruppo molto più grande, con una capitalizzazione pro forma indicata intorno agli 80 miliardi, rendendo quindi molto più difficile l’operazione di Intesa.
“Queste non sono normali operazioni industriali di MPS, sono iniziative adottate mentre MPS è sotto la nostra offerta e hanno l’effetto evidente di ostacolare la nostra acquisizione. Quindi devono essere sottoposte alle regole della passivity rule” sostiene Intesa.
Se Consob dovesse ritenere che ci siano problemi, potrebbe condizionare o ritardare le iniziative di MPS, ma c’è un ulteriore elemento molto interessante, se MPS cerca di comprare Banco BPM e Banca Generali, anche queste società diventano coinvolte nel meccanismo delle rispettive offerte. È una sorta di effetto domino regolamentare nel risiko bancario italiano.
Relativamente alla delicata questione che vede coinvolte le banche sopra citate, ricordiamo che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato martedì scorso, rivolgendosi ai politici regionali di Siena e della Toscana durante un incontro a Roma, che il Tesoro non venderà la sua quota del 4,8% in Monte dei Paschi di Siena fino a quando non sarà risolta l’attuale battaglia per il controllo dell’istituto di credito toscano.
