Due sono le caratteristiche fondamentali della dittatura
Dalle informazioni che ho potuto ricavare dai vari blog o giornali pare che il neopresidente del Cile Josè Antonio Kast, abbia infranto il “tabù Pinochet”, lo scrive atlanticoquotidiano, “Uno dei meriti politici di Kast è stato quello di rompere il tabù storico. Per anni, la sinistra ha imposto una lettura moralistica e unidimensionale del periodo di Augusto Pinochet. Kast ha osato dire ciò che molti cileni pensano ma pochi politici ammettono apertamente: il Cile fu salvato da un comunismo violento ed eterodiretto dalla Avana e trasformato economicamente proprio in quegli anni. Le riforme liberali introdotte allora – apertura ai mercati, disciplina fiscale, attrazione di capitali – sono state la base del cosiddetto miracolo cileno. Senza quelle fondamenta, il Cile non sarebbe mai diventato la Nazione più prospera dell’America Latina. Difendere quell’eredità economica non significa ignorare le ombre del passato, ma rifiutare la cancellazione ideologica di ciò che ha funzionato. Kast non guarda indietro per nostalgia, ma avanti con metodo. (Massimo Bassetti, Il Cile dice basta e vince Kast: non una fiammata populista, una scelta razionale, 15.12.25, atlanticoquotidiano.it).
Certo, scrive Marco Respinti, “ogni governo che limita l’espressione dei diritti politici è da combattere. Condanna assoluta, per il totalitarismo e nessun rimpianto per le dittature”. (“Lui è peggio di me”, 16 dicembre 2006, n. 50, Il Domenicale) Ma subito dopo sostiene, che c’è una differenza enorme tra il totalitarismo e la dittatura. “Il totalitarismo mira a occupare ogni ambito della vita pubblica e privata, imponendosi ideologicamente e considerandosi imperituro. La dittatura è invece un intervento d’urgenza a fronte di un evento traumatico: limita le libertà nel caos allo scopo di ristabilire la normalità. Temporanea per natura, il problema maggiore della dittatura è, di solito, il procrastinare troppo la propria fine, abborracciando la transizione e la successione”.
Per capire meglio l’azione politica del dittatore Augusto Ugarte Pinochet, continuo la lunga digressione, affidandomi alla tesi dello studioso di scienze politiche, fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni che nel 1999, in un intervento presso i corsi di politica del Dipartimento di Formazione di Alleanza Nazionale della Federazione Provinciale di Frosinone ha fatto un interessante intervento, il testo inedito viene riportato integralmente nel recente libro, “Scritti di dottrina sociale 1961-2005” di Giovanni Cantoni, (Cristianità, Piacenza, 2024; e.20,00) Il titolo del capitolo è “Dittatura e totalitarismo”. Intanto prima di sviluppare l’argomento in merito ai due termini di dittatura e totalitarismo, è indispensabile sapere che cos’è la società, lo Stato, e quindi la politica. Ogni società, ha la necessità, ha bisogno delle regole, è la natura che lo impone, per questo nasce lo Stato che organizza la società stessa.
Tuttavia, la società può avere dei problemi, perché convivere non è semplice, ci sono infinite relazioni, ognuno fa esperienza oggettiva personale di queste relazioni a partire dal matrimonio, dal lavoro, la scuola. Perfino ai monaci serve una regola di convivenza. Chiaramente un conto è amministrare un condominio, un piccolo comune, una città, un altro conto è il Paese intero di milioni di persone. Si ha una dittatura, quando a fronte di turbative che colpiscono il corpo sociale, provenienti dall’esterno o dall’interno, si è costretti a irrigidire l’organizzazione sociale del Paese. Allora si dà incarico a “un signore al quale viene detto pro tempore, cioè fino a quando dura questa condizione, che bisogna che sia lui il responsabile di tutto”.
Due sono per Cantoni le caratteristiche fondamentali della dittatura: la 1°: “la pendenza di un surplus di problemi, rispetto alla norma, della vita organizzata”. Esempio quando arrivano dei nemici dall’esterno, oppure vi è un marciume nella società, si prende qualcuno e si irrigidisce la struttura. Cantoni ama fare degli esempi per far capire meglio, se ti rompi un braccio, vai all’ospedale e lo ingessano. Ma se non hai niente e per caso ti presenti all’ospedale e chiedi di essere ingessato, ti mandano da un’altra parte. “La dittatura è una ingessatura del corpo sociale”. “Quindi, perché ci sia dittatura occorre che vi sia un pericolo per il corpo sociale o di natura interna o di natura esterna, un pericolo inconsueto, perché, se è consueto, evidentemente, essa non serve più a niente”. A questo punto Cantoni, fa un esempio concreto con esplicito riferimento al generale cileno, Augusto Ugarte Pinochet [1915-2006]. Che cosa ha fatto Pinochet? Il dittatore. “Ha deciso di fare il dittatore dopo che per giorni e giorni la popolazione di Santiago del Cile – cinque milioni di persone – stazionava fuori dalle caserme urlando ‘vigliacchi, conigli: dovete salvarci! ‘ Ecco nel caso del Cile c’era una
evidente gravità inconsueta della situazione.
La 2a: la temporaneità dell’intervento. C’è scritto da qualche parte quanto deve durare una dittatura? Certamente No. Il medico che vi ha ingessato non potrà mai dire quando vi toglierà l’ingessatura. Tradotto in politica, “il dato certo è che l’”ingessatura” non è una condizione normale del soggetto: è una condizione utilissima per il soggetto fratturato, ma non si può dire: l’uomo nasce per farsi ingessare. Nessuno di noi ragionerebbe così”. Tornando al discorso della società e dello Stato. Lo Stato serve alla società, “quando la società ha particolare bisogno, lo Stato interviene di più. Però, non per sempre”. Quando lo Stato interviene sempre sulla società e pretende di avere un primato stabile e non temporaneo, non solo ma sostiene di aver generato la società, proprio in questo caso abbiamo il regime totalitario, per intenderci come in Cina. Cantoni precisa, “Lo Stato interviene dove può intervenire, ma non sempre e non per sempre: questo è il distinguo radicale, fondamentale”. Ecco noi oggi, sostiene Cantoni, “siamo stati abituati a considerare ogni dittatura obbligatoriamente come un regime totalitario”.
Mi avvio verso la conclusione, rendendomi conto che il tema è abbastanza difficile e scomodo, (Ancora ieri un “amico” su Fb mi redarguiva scrivendo ‘ma Pinochet ha assassinato Allende‘) siamo stati abituati a adorare il sistema democratico, ci sono momenti in cui si è costretti a sospendere le istituzioni democratiche. Continuando con l’esempio del Cile del generale Pinochet, Cantoni afferma che il generale “è intervenuto quando è stato chiamato: non è stata una decisione da Stato Maggiore. Giorni e giorni di invito da parte della pubblica opinione perché intervenisse”. In pratica Pinochet non appena ha ritenuto che all’”arto” si poteva togliere il gesso, lo ha fatto, ritirandosi in buon ordine. Come ha fatto dopo aver perso il referendum. Certo poteva farlo qualche giorno prima, per qualcuno era meglio invece qualche giorno dopo. “Il totalitarismo assomiglia a una dittatura, ma non lo è. Per Cantoni, non è obbligatorio che abbia le caratteristiche della dittatura, cioè un capo, con i baffi o senza baffi, pelato o non pelato, che si fa vedere o non si fa vedere: non è quello il problema”.
A questo punto per completare l’argomento avevo previsto di presentare il testamento politico del generale, lo faro in un’altra occasione.
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