Letture natalizie recensioni
Siamo nell’Islanda dell’est ed è la prima domenica dell’Avvento. Il cinquantaquattrenne Benedikt, insieme con il montone Roccia e il cane Leó, chiamato affettuosamente Papa dall’uomo, parte, per la ventisettesima volta nella sua vita, alla ricerca delle pecore sfuggite ai raduni autunnali delle greggi e che, smarrite, si aggirano per i monti rischiando di morire assiderate. Il protagonista nulla ricava da questa ricerca, parte all’avventura per spirito altruista.
In paese chiamano il terzetto la santa trinità, perché appaiono strettamente legati fra loro. Non vi sono altri uomini che aiutano Benedikt nella cerca, non vi sono altri esseri umani desiderosi di sfidare il buio e il gelo dell’inverno per radunare pecore, non di rado, di altri proprietari. Accanto all’uomo, quindi, ci sono Leó, il cane dal pelo bianco e giallo, e Roccia, il montone scorbutico e saldo, ma soprattutto è presente la volontà ferrea di radunare le pecore recalcitranti e di portarle in salvo.
L’autore non si limita a raccontare una storia che emoziona e commuove ma la dipinge nella mente del lettore. Si vede la neve, si sente il vento, si percepisce il freddo: una vera e propria magia; la neve, il silenzio, l’amore per la vita, qualsiasi essa sia, sono gli ingredienti che creano la storia.
Il protagonista, proprio nel mezzo della tempesta, quando è totalmente consapevole della sua piccolezza dinanzi alla forza della natura, riflette sul senso della vita: Benedikt si pone alcune domande esistenziali, rispondendosi d’essere “padrone di se stesso soltanto per un breve periodo”, quello in cui, durante il solito viaggio annuale, può godersi la natura ed essere sereno. Infatti, nel tempo rimanente vive nella fattoria dove lavora per altri o si occupa del gregge in cambio di vitto e alloggio.

Leggendo «Il pastore d’Islanda» incontriamo un uomo che non si preoccupa di morire, ma di non sapere se, quando non ci sarà più, qualcuno prenderà il suo posto per continuare la missione di salvataggio.
In conclusione, Benedikt non è un eroe, ma un uomo comune che si sente umile, che non si lamenta e che procede nelle avversità spinto dalla fede in se stesso e in chi lo accompagna, è un uomo che prima del viaggio fisico compie un viaggio spirituale, convinto che l’«Avvento», questo è il titolo del romanzo breve in lingua origin
ale pubblicato per la prima volta nel 1936, sia un tempo speciale, in cui nessuno deve rimanere indietro.
La storia del cinquantaquattrenne Benedikt assomiglia a quella dell’ottantaquattrenne Santiago, il pescatore protagonista di «Il vecchio e il mare» scritto da Ernest Hemingway che pare si sia ispirato proprio a questa opera di Gunnarsson. Infatti, in entrambi i racconti troviamo argomenti molto simili: il coraggio e la tenacia dell’uomo, il tema della fusione dell’essere umano con la natura, l’incombere della morte.
Tuttavia, a nostro avviso, il libro di cui ci stiamo occupando possiede qualcosa in più; è un inno agli esseri viventi di ogni specie, un canto poetico che, nella semplicità evocativa, narra una parabola universale. Un messaggio forte che ben si integra con le descrizioni dell’ambiente naturale, aspro, ostile e tuttavia affascinante.
Come direbbe Saint-Exupéry: “E persino il semplice pastore, che veglia sulle sue pecore sotto le stelle, se prende consapevolezza del suo ruolo, scopre di essere più di un pastore. È una sentinella. E ogni sentinella è responsabile dell’intero impero.”
Gunnar Gunnarsson
Il pastore d’Islanda
Iperborea, 2016, Pag. 135 € 15,00

Alcuni anni fa lessi la novella “Il pastore d’Islanda”.
Trovai la storia commovente.
Ho immaginato Benedikt come il nonno di Heidi che, con gli “amici” Leo’, il cane, e Roccia, il montone, scrive una pagina di vero e proprio altruismo.
Gunnarsson non si affida a effetti speciali per creare un capolavoro
Mi è piaciuta molto la recensione fatta, il libro deve essere interessante e viene voglia di acquistarlo!!
Ho sentito parlare molto di questa novella natalizia. Confesso di non averla letta. La recensione l’ha resa “appetibile”.
Grazie
Felice Natale.
Rosa
Verissimo , questo libro è un innno alla vita, un difesa di tutte le sue espressioni. Grazie per la bella e profonda recensione.
Una recensione profonda che promette una lettura affascinante.
Molto interessante.
Si preannuncia una bella e interessante lettura già dalle poche righe che ho letto. L’ultima di queste la trovo molto significativa.
Non ho ancora letto il libro ma la recensione ne stimola la lettura.
Grazie.
Una novella che in qualche modo conoscevo, mi era stata raccontata e raccomandata. Ora , leggendo la recensione, ho il desiderio di conoscerla meglio leggendo il libro.