Di Francesco Cordero di Pamparato
Secondo le enciclopedie il confine è una linea comune (con-) che separa e segna la fine di due territori; si differenzia dal limite proprio per il fatto di essere riconosciuto da entrambi i confinanti. Il limite (limes) è invece stabilito unilateralmente, come nel caso relativo all’Impero Romano (civiltà) e terre germaniche (barbarie).
Il concetto di confine è elementare. Sembra tanto facile tracciare una linea sulla carta geografica e, il più delle volte, convincere l’altra parte ad accettarle come confine. Per gli italiani sembra ancore più semplice. L’Italia è una penisola, per tre lati ha il mare per confine e per un ultimo lato le Alpi, le montagne più alte d’Europa.
In effetti non c’è quasi bisogno di tracciare una linea, tranne che per le cime delle Alpi e il gioco è fatto. Il confine diventa chiaro e definito.
Talvolta diventa più complicato. Se il concetto è chiaro per i geografi e per certi governi, non è per chi vicino al confine vive e lavora. Dalla Germania agli Urali i confini nel corso dei secoli sono cambiati in continuazione. La Polonia e il Granducato di Lituania si sono estesi o rimpiccioliti numerose volte sino a sparire e a ricomparire.
Al di là delle considerazioni politiche, esiste una realtà di fatto di cui i governi o non vogliono o non sanno prenderne atto.
In moltissimi casi la linea tracciata sulla carta non ha nessun riferimento pratico nella realtà. Non esistono punti per terra che possano indicare che quello è il confine deciso dall’alto. Una realtà che non si può ignorare è che certe popolazioni si mescolano e sono la risultante di due culture. In Alsazia e Lorena incontrai persone che si dichiaravano francesi, ma che tra di loro parlavano in tedesco. Le popolazioni latine e germaniche si sono mescolate.
In Africa è molto peggio, i confini sono frutto di accordi internazionali. Decisioni prese da paesi terzi che non hanno tenuto conto delle etnie. Lo stesso concetto di confine è totalmente estraneo alla mentalità di certe popolazioni nomadi. Per di più non ci sono riferimenti terrestri che possano indicare che in quel punto preciso finisce uno Stato e ne inizia un altro. Né un fiume né una montagna.
Pensiamo ai confini tra paesi arabi, come per esempio tra Tunisia e Algeria. Molte persone sovente non sono in grado di capire se hanno sconfinato. Quindi se nelle regioni di confine le popolazioni sconfinano e si mescolano nei due sensi, bisogna prendere atto che in quelle aree gli abitanti sono mescolati anche loro e che i confini non chiariscono una situazione, ma addirittura la complicano.
Pensate alle regioni sub desertiche divise da confini arbitrari. Forse che le tribù nomadi, in caso di siccità si pongano il problema del confine? Vanno dove sanno di trovare l’acqua, costi quello che costi.
Dovunque, nelle regioni di frontiera (o confine) è molto facile trovare al di là della linea teorica popolazioni di etnie e lingue diverse rispetto a quelle della maggioranza degli abitanti.
Non si può non terne conto.
Disgraziatamente i trattati di pace delle due guerre mondiali hanno dimostrato che di fatto esiste solo il diritto della forza. Moltissimi confini furono imposti dai vincitori senza tenere conto delle realtà storiche. Non vi fu nessun rispetto per le composizioni etniche e culturali di molte regioni. Fu la continuazione del comportamento di Francia e Inghilterra, che tra la fine dell’Ottocento e il Trattato di Versailles si erano spartite le aree di controllo basandosi solo sulla carta geografica e il doppio decimetro. Tanti centimetri a uno e tanti all’altro. Loro ne furono soddisfatti. Tuttavia, furono i soli ad esserlo.
La realtà e molto più complicata. Non poche popolazioni furono divise, metà con uno e metà con l’altro. In altri casi degli Stati furono inventati ex novo. Per questo è assurdo pensare che dei popoli accettino delle Risoluzioni in cui viene loro tolto del territorio. Chi lo ha fatto ha commesso un esproprio basato sulla legge del più forte. Neppure è giusto che certi stati si siano annessi ampi territori senza il consenso degli abitanti. Purtroppo, le moderne Democrazie hanno deciso i confini di moltissimi Stati, ma quasi mai hanno consultato le popolazioni, per sapere se erano d’accordo.
Bisognerebbe tenere presente che i confini, comunque indispensabili, sono la causa di tanti danni collaterali. Soprattutto quando imposti con violenza morale da Stati terzi.
Questa violenza morale è la causa di molte tensioni e guerre. Lo è sempre stato, ma raramente i politici studiano la Storia. Preferiscono la perseveranza negli errori.
Francesco Cordero di Pamparato
