L’anima vera del lago di Piazza Navona
Roma, estate del 1703.
È un sabato pomeriggio d’agosto, e il sole batte impietoso sui sampietrini. Ma in Piazza Navona, la scena è surreale: l’acqua scorre lenta e invade il centro della piazza come un fiume obbediente. I tombini delle fontane sono stati accuratamente tappati, e nel volgere di poche ore la spianata si è trasformata in un lago effimero. I ragazzini vi si tuffano, i nobili lo attraversano in carrozza, e le risate dei popolani si mescolano agli spruzzi e al suono lontano della campanella di Sant’Agnese.
Sembra un sogno, ma è solo Roma che continua a stupire.
L’idea risale al 1652, sotto papa Innocenzo X Pamphilj. Era l’epoca delle grandi scenografie urbane, e la sua piazza — progettata per stupire il mondo — poteva diventare anche sollievo dal caldo. Fu probabilmente Olimpia Maidalchini, la sua ambiziosa cognata, a suggerirgli di allagare Piazza Navona nei fine settimana estivi. L’operazione era semplice quanto spettacolare: si chiudevano gli scarichi delle fontane, l’acqua traboccava e si raccoglieva sul fondo naturale della piazza, allora concava.
Così, per più di due secoli, ogni sabato e domenica d’agosto, la piazza si trasformò in uno scenario fantastico. I carri sfilavano sull’acqua, si improvvisavano competizioni, e la gente comune vi trovava un’insperata occasione di festa.
Uno dei testimoni più suggestivi fu Giacinto Gigli, cronista romano del Seicento. Scrive:
“Io mi ricordo d’essece ito co’ mmio padre a sguazzà, che doppo ch’avemo visto co’ li occhi nostri l’acqua salì fina ar mezzo de le rote, ce semo messi a tirà le pietre e a ffa’ sciacquà’ le róte infangate de la carozza. C’era un’allegria che pareva carnevale! I ragazzini s’arzavano le sottane e s’azzuffaveno pe’ chi arrivava primo ar centro, dove ce stava la fontana grossa…”
Questa testimonianza popolare restituisce l’anima vera del lago di Piazza Navona: non solo una bizzarria barocca per il piacere dei nobili, ma un rito urbano condiviso, una tregua dal caldo e dalle fatiche quotidiane.
Eppure, come sempre, arrivarono le paure. Nel 1676, il lago venne vietato: l’acqua stagnante, si diceva, generava “aria cattiva” e poteva diffondere malattie. Solo nel 1703, con il parere favorevole del medico papale Giovanni Lancisi, si riprese la tradizione, almeno per qualche tempo.
Ma il secolo XIX portò cambiamenti definitivi. Nuove regole igieniche, nuove pavimentazioni. Piazza Navona fu ristrutturata con una leggera convessità al centro, proprio per evitare ristagni. La magia si dissolse. L’ultima estate “bagnata” si registra attorno al 1866. Poi, il silenzio.
Oggi Piazza Navona è ancora uno dei cuori pulsanti di Roma. Non si allaga più, certo. Ma se vi fermate una sera d’estate, seduti sul bordo della Fontana dei Quattro Fiumi, magari vedrete nei riflessi qualcosa di diverso: un carro che avanza sull’acqua, dei ragazzini che si spruzzano ridendo, e un padre che racconta al figlio di quando “s’annava a sguazzà”.
Vi invito a visionare il breve filmato sull’argomento pubblicato sul mio canale YouTube: https://www.youtube.com/shorts/IgbNkC1oFKQ
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