Oltre 80 tra dipinti, disegni, documenti originali e un’istallazione multimediale provenienti dai musei italiani europei e collezioni private rendono omaggio all’illustre cittadino cortonese a sessant’anni della morte dell’artista
La città di Cortona rende omaggio all’ illustre cittadino Gino Severini. Gli ambienti di Palazzo Casali, ospitano fino al 1° novembre 2026
una retrospettiva “Gino Severini. Modernità come dialogo”. L’evento celebra i sessant’anni della scomparsa di uno dei principali protagonisti dell’Arte del Novecento. La città, che custodisce le spoglie del Maestro – nato a Cortona nel 1883 e deceduto a Parigi nel 1966, da diversi anni è impegnata a ridefinire e riannodare il legame e a valorizzare l’eredità culturale e artistica che Gino Severini ha lasciato.
L’impostazione scientifica del grande progetto espositivo è curata da Daniela Fonti massima esperta del pittore e dalla storica della Normale di Pisa Margherita d’Ayala Valva, con un percorso espositivo costruito per evidenziare le dinamiche di scambio
culturale che attraversano l’intera carriera dell’artista. Il progetto riunisce oltre 80 opere tra dipinti e disegni, originali provenienti da importanti musei italiani e internazionali e da collezioni private di rilievo. Tra i prestiti più interessanti spicca la monumentale tela futurista di 4 metri x 2.80 metri “la danse du Pan-Pan à Monico” del Centre Pompidou di Parigi, tornata in Italia dopo 35 anni dalla sua realizzazione avvenuta a Roma nel 1950-1960, quando l’artista quasi ottantenne volle a tutti i costi far rivivere, basandosi su antichi cliché a stampa, l’iconica opera del 1911, purtroppo andata dispersa.
Le altre istituzioni museali che hanno prestato capolavori sono l’Estorick Collection di Londra, il Musée d’Art et Industrie Saint Etienne, fino al Museo del Novecento di Milano,
alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina. Il percorso contempla poi documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori. Completa l’eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti, studi e una inedita documentazione fotografica, degli affreschi realizzati da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda – momento centrale del suo confronto con l’arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del 1923.
Questo grandioso evento, disponibile al pubblico fino al 1 novembre 2026, si è potuto realizzare con l’intervento di tanti soggetti e istituzioni: iniziando dai promotori: Comune Città di Cortona in collaborazione con Accademia Etrusca e MAEC e in co-produzione con il Ministero della Cultura; i sostenitori fondamentali Regione Toscana, Fondazione CR Firenze e Banca Popolare di Cortona; l’organizzazione generale di Villaggio Globale International; Andrea Mandara con Claudio Pescatori per il progetto allestimento e Francesca Pavese e Sara Rinaldi per la grafica; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere, e infine la figlia di Gino,
Romana Severini.
“Sessant’anni dopo la sua scomparsa, scrive il Sindaco di Cortona Luciano Meoni, Cortona rende omaggio a Gino Severini con una mostra che rappresenta un momento di profonda riflessione sul significato della sua eredità culturale attraverso un progetto culturale che ne celebra la grandezza artistica. Per Cortona questa esposizione rappresenta un motivo di orgoglio e una straordinaria opportunità di crescita culturale”.
Nel percorso tra i paesaggi fondamentali che la mostra rievoca, si trova prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi anni del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con “Autoritratto” di Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; “Paesaggio”(1903) documenta l’adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con “La Vela” opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l’attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra “Il Cantiere” di
Severini (1908) e “La casa in costruzione” di Boccioni (1907-1908) – entrambe di rivisitazioni di opere di Giacomo Balla.
La piena adesione al futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l’Autoritratto “del 1913” Ritmo plastico del 14 luglio”, da importanti ritratti “astratti” e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni del 1913 e 1914, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.
“Il tema di questa mostra, afferma Romana Severini Brunori, voluta dalle autorità e amici cortonesi, tocca uno degli aspetti più sensibili e peculiari del carattere altruista di mio padre, cioè la mancanza totale di gelosia e diffidenza nei riguardi degli altri artisti legati alle arti plastiche. La mostra a Cortona, oltre che commemorare il sessantesimo della sua scomparsa, penso riesca, attraverso la maestria del gruppo che ci ha lavorato, a ricostruire in parte quel periodo magico dei primi decenni del XX secolo,
dove si condivideva povertà e ricchezza di idee, ingredienti oramai quasi impossibili da amalgamare”.
La mostra suddivisa in cinque sezioni, si concentra sulle stagioni del Maestro, che sono sempre di formazione ma anche di elaborazione di un linguaggio personale, frutto di una riflessione mai superficiale sul lavoro degli artisti contemporanei. “Un ponte tra la ‘macchia’ e il Divisionismo 1903-1906”, la fondamentale mediazione, la dinamicità di “una mediazione tra Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo tra, Parigi, Milano e Firenze 1910-1915”; il passaggio “dal Cubismo al Classicismo”, la pittura decorativa in relazione con l’architettura e il tema delle maschere, il “dialogo fra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona”.
La modernità di Severini emerge nel percorso grazie a opere singolari e rare e a grandi capolavori del cortonese; oppure attraverso mirati confronti, tanto artisti del tempo, come Elisabeth Chaplin, Vittore Grubicy de Dragon, Benvenuto Benvenuti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Pablo Picasso, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, quanto ai maestri antichi cui egli stesso si richiama nei suoi scritti e nelle riflessioni:
dalla “Madonna in trono con Bambino ed angeli” di Maestro Lucchese(1240-1250) prestata dalla Gallerie dell’Accademia di Firenze, al san Francesco (1260) di Margarito d’Arezzo dal Museo d’Arte Medievale e Moderna del capoluogo, fino ai bronzetti etruschi del MAEC di cui lo stesso Severini manda le immagini fotografiche a Picasso.
L’esposizione si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la chiesa e la modernità, che trova l’appoggio del filosofo Jacques Maritain.
Inoltre, per la prima volta, l’esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925-1947) che impegna Severini in prima persona – da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti – nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad
alcuni fonti, a dagli stimoli che gli derivano dalla visita della mostra giottesca del 1937, evocata a grazie all’eccezionale prestito della “Madonna con Bambino e angeli” della Galleria dell’Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi ragionamenti sulle arti figurative del 1942.
La mostra è accompagnata da uno accurato catalogo dove vengono riportate le immagini ad alta risoluzione, di tutte le opere presenti, completato dai saggi di Giovanni Casini, Margherita d’Ayala Valva, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Daniela Fonti, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué, Romana Severini Brunori e Alessandra Tiddia. Il volume oltre a ripercorrere le stagioni del Divisionismo, del Futurismo, del Cubismo e del Classicismo, rende conto degli studi più recenti sul cosiddetto ritorno all’ordine dell’artista. Il libro è pubblicato da Dario Cimorelli Editore.
Vademecum:
mostra: “Gino Severini. Modernità come dialogo”
curatori: Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva
Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona – Palazzo Casali
Piazza Signorelli 9 Cortona (Arezzo)
Orari: dal lunedì alla domenica 10.00- 19.00
Costo biglietto: Euro 12.00
Telefono per informazioni: +39 0575 630415
e- mail info: [email protected]
Sito ufficiale: htt://cortonamaec.org /it /
Descrizione immagini:
Foto copertina libro Gino Severini “La danse du Pan-Pan à Monico (replica), particolare, 1959-1960(1911), Parigi, centre Pompidou, Musée National d’art moderne – Centre de création industrielle
Foto 1© Gino Severini “Villa Passerini presso Firenze (Veduta di Arcetri), 1903 olio su tavola 26,4x38cm, Roma Collezione privata Courtesy Galleria Russo
Foto 2© Da Gino Severini “La danza del Pan-Pan al Monico”, fine Anni Venti, smalto su ceramica, 35x45x5cm Collezione A. Paolini
Foto 3 © Gino Severini “Danseuse dans la lumière” (Étude de mouvement), 1913 Roma collezione privata “tempera su cartoncino, 39,5×28,5cm Courtesy Galleria Russo
Foto 4 © Gino Severini “Ritratto di Madame M.S., circa 1915, pastello su cartone applicato su tela, 91x65cm Rovereto, Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione L.F.
Foto 5 © Gino Severini “Danseuse” (Ballerina + mare) 1913-1914, olio e pastello su carta intelata, 75×49,3 cm Londra, Estorik Collection
Foto 6 © Gino Severini “Maternità”, 1916, olio su tela, 92x65cm Cortona, MAEC- Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona
Foto 7 © Gino Severini “Bohémien jouant de l’accordéon”,1919, olio su tela, 91×72,5 cm. Milano Museo del Novecento, Collezione Boschi Di Stefano
Foto 8 Gino © Severini “Arlequin jouant du violon”, 1921, olio su tela 92,5×65,2 cm Milano collezione privata
Foto 9 Gino Severini “Simbolo di San Matteo Evangelista” (chiesa di Semsales, Svizzera), 1924, tempera su cartoncino, 68,5x62cm., Roma Collezione Romana Severini
Foto © 10 Gino Severini “Studio per il pannello musivo della Via Crucis”, XIV Stazione – Al Sepolcro, 1944, tempera e tecnica mista su cartone, 100x75cm Cortona Museo Diocesano
Le immagini che documentano il testo sono tratte del catalogo della mostra di:
“Gino Severini. Modernità come dialogo”, a cura di Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, pp.254 riccamente illustrato, Dario Cimorelli Editore,2026, Milano €34.00
