Al Museo MIIT di Torino le visioni “pinocchiesche”di Gianfranco Anastasi
La ricorrenza del bicentenario di Carlo Collodi, nato a Firenze il 24 novembre 1826 e divenuto immortale con Le avventure di Pinocchio, arriva anche a Torino con una mostra che intreccia memoria letteraria e immaginazione visiva. Il Museo MIIT di corso Cairoli 4 ospita infatti la rassegna di arte contemporanea “Pinocchio & il bicentenario collodiano. 200 anni di storia e immaginazione”, con inaugurazione prevista per martedì 15 settembre 2026 alle ore 18:00.

Tra i protagonisti dell’esposizione figura il pittore torinese Gianfranco Anastasi, che presenta cinque opere suddivise in due cicli creativi:
– Musical‑Mente – tre lavori che trasformano icone della musica in figure “pinocchiesche”: Mina, David Bowie, Jimi Hendrix.
– A spasso nel tempo con Pinocchio – due rivisitazioni di celebri capolavori: il Trovatore di Giorgio de Chirico e la Gioconda di Fernando Botero, reinterpretati con ironia e delicatezza.
Anastasi racconta spesso che Pinocchio, per lui, non è un personaggio: è un compagno d’infanzia. Una presenza nata dalla miniserie di Luigi Comencini vista da bambino, sedimentata nel tempo come un’immagine che “ci sceglie”. Da allora il burattino è tornato a bussare, diventando una lente attraverso cui osservare il mondo.
Nelle opere esposte, la bugia non è mai un gesto teatrale. È un’ombra, un’inclinazione del volto, un naso che cresce come un pensiero che sfugge al controllo.
Le figure sembrano sospese in un tempo di attesa, nel momento esatto in cui la verità sta per incrinarsi – o forse lo ha già fatto.
Chi osserva si ritrova a interrogarsi non tanto su chi stia mentendo, ma su perché. E soprattutto su quanto spesso lo facciamo anche noi, senza accorgercene.
La mostra del MIIT si inserisce nel vasto calendario di iniziative dedicate ai 200 anni dalla nascita di Collodi, autore tradotto in 240 lingue e riconosciuto come uno dei grandi narratori della modernità.
Torino, città da sempre attenta ai linguaggi dell’arte contemporanea, offre così un tributo che non celebra solo il burattino più famoso del mondo, ma anche la sua capacità di parlare ancora oggi alle nostre fragilità.

