“Il mondo sta cambiando a una velocità senza precedenti nella storia dell’uomo. Il progresso scientifico apre nuove opportunità ma anche sfide inedite e profondi dilemmi morali” Umberto Veronesi
Tutti in questi anni hanno visto sventolare la bandiera arcobaleno in qualche manifestazione o da qualche balcone, simbolo in natura di bellezza, pace, speranza e rinascita. Per questo significato simbolico essa è stata scelta dal movimento LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Queer, Intersessuali, Asessuali-movimento di gruppi e associazioni per il cambiamento delle condizioni sociali, culturali, giuridiche e politiche nel mondo delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali), sorto in America negli anni sessanta, e sventolò per la prima volta nel 1978 al Gay Freedom Day a San Francisco.
Negli anni il movimento ha portato avanti una politica sempre più pervasiva della realtà comune, la realtà di tutti gli eterosessuali, che sono la maggioranza, spingendosi a rivendicare il riconoscimento giuridico e dei privilegi per i transessuali e i transgender; dimentichi degli omosessuali che al contrario di loro sono accettati da tempo da tutta la civiltà occidentale. Hanno spostato la narrativa, dall’identità binaria, maschile e femminile, alla non binaria, creando tante nuove identità di genere, tra le quali i transgender, i genderfluid, i bigender, i demigender e chi più ne ha più ne metta.
Hanno usato gli omosessuali come teste d’ariete per poter giungere alla fine ad imporre attraverso il segno + dell’acronimo, che in realtà non esistono solo due identità di genere, corrispondenti ai due sessi biologici maschile e femminile, ma tanti generi quanti l’individuo ne percepisce: 120 almeno stando ai loro conteggi, in forza del loro diritto all’autodeterminazione a sentirsi chiunque o qualunque cosa si percepiscano di essere.
Uno dei loro primi slogan, una volta sdoganata la loro esistenza e la loro aggressiva battaglia di riconoscimento è diventato: “We are everywhere!” “Noi siamo ovunque!”, che fa rabbrividire quasi più della festa di Halloween.
Ma si limitassero a questo, pazienza, il mondo degli esseri umani è folle, follia più follia meno, ci siamo abituati a quasi tutto, tra la bestialità e il transumanesimo si sta andando spediti verso la perdita della natura umana. No, il movimento è entrato a gamba tesa sulla vita dei bambini e degli adolescenti, e sventolando tesi scientifiche formulate tra l’ ‘800 e il ‘900, da studiosi francesi e tedeschi, quali Magnus Hirschfeld, Richard von Krafft-Ebing, Havelock Ellis, John Money, Michel Foucault etc., nonché il famoso Sigmund Freud che proiettando la propria perversione nel mondo esterno riuscì a definire il bambino un ‘perverso polimorfo’, hanno ammantato la loro ideologia woke di valenza scientista.
Con lo studio della sessuologia, le prime ricerche fatte sulla biologia dei bambini portò alla conclusione che i bambini avessero impulsi sessuali sin dall’infanzia e che la la loro ricerca del piacere fosse ‘maliziosa’. Da questo assunto, questi pseudo scienziati, poco scienziati e molto disturbati, conclusero anche che stando così le cose gli adulti potevano legittimamente avere rapporti sessuali con i bambini, quando c’era il consenso di questi ultimi, e dunque chiesero a gran voce la depenalizzazione del reato di pedofilia. Per fortuna esistevano anche gli studiosi sani di mente, i quali contestarono decisamente questa deriva pedoideologica, che purtroppo però attualmente fa da sponda all’ideologia woke.
Insomma, per gli LGBTQIA+ i bambini sono sessuali sin dalla nascita, e il movimento lotta, per mera filantropia e umanità compassionevole, per fare riconoscere il loro diritto alla sessualità come diritto all’autodeterminazione, promuovendo la sessualizzazione precoce dell’infanzia. Gli strumenti usati per pubblicizzare questa politica sono i più disparati, strumenti privati ma purtroppo anche pubblici, come il mondo dell’istruzione, in cui dirigenti scolastici e insegnanti progressisti vogliono a tutti i costi educare alla sessualità i bambini sin dalla scuola materna, nonostante la legge Valditara lo vieti.
Sono d’accordo con questa politica le organizzazioni dei pedofili che si spendono per fare riconoscere il sacrosanto diritto dei bambini alla sessualità precoce, ma anche le organizzazioni delle femministe progressiste che vogliono evitare che questi bimbi, soprattutto i maschi bianchi europei, da adulti diventino patriarchi e femminicidi. Mah! La logica non ha più patria.
Successivamente, ai bambini ipersessualizzati o ai bambini difficili e ai loro genitori bisogna proporre come soluzione alle loro problematiche il cambio di sesso, la transizione dal genere biologico con il quale è nato al diverso genere percepito. “Ma forse soffri perché non sei nel corpo giusto! Ti aiutiamo noi a trovare la felicità! Se cambi sesso vedrai che troverai la tua vera natura e potrai sconfiggere le tue sofferenze! Il mondo sarà fantastico!”. Queste sono alcune delle frasi che vengono elargite dagli addetti ai lavori, insegnanti e psicologi, che entrano in contatto con bambini con difficoltà emotive, relazionali o semplici disturbi adolescenziali, o quando i genitori sono preoccupati se al loro bimbo piace giocare con la bambola della sorellina.
Il fenomeno dei bambini e adolescenti che vengono sottoposti al percorso di transizione di genere è ormai molto diffuso anche in Italia, mentre nei paesi del Nord (Svezia, Belgio, Olanda), visti i danni arrecati a tanti bambini, si comincia a fare dietro front. Al disagio o alla debolezza dei bambini non si risponde con il preventivo percorso psicoterapeutico, si certifica fin da subito che è in atto una disforia di genere, e il bambino viene subito inserito nel progetto a tappe di transizione da un genere all’altro, per diventare un transessuale.
Dapprima si somministrano i bloccanti della pubertà, la triptorelina, la crescita delle ossa si interromperà per sempre e li condurrà verso una vita di sofferenza fisica e ad una precoce manifestazione dell’osteoporosi; ma le pubblicità del movimento sostengono che gli effetti del blocco pubere sono reversibili.
Dopo gli verranno somministrati ormoni (testosterone o estrogeni) per favorire lo sviluppo delle caratteristiche fisiologiche del sesso biologico opposto in cui si identificano, e le sofferenze dei ragazzini, mentali e fisiche aumentano, ma gli viene falsamente garantito che presto vedranno la luce e saranno liberi da ogni tipo di sofferenza. Ultima tappa, se il ragazzino resiste, lo si conduce verso la transizione chirurgica di cambio di sesso, definitiva in ogni senso.
Il giro d’affari del settore è enorme, primi tra tutti i medici e gli psicologi, i centri privati e pubblici deputati a trattare i ragazzi con disforia di genere si buttano a capofitto su questo nuovo filone del businness, sotto la falsa bandiera del ricercare il benessere dei bambini e dei giovani.
Ecco perché, stanchi quanto basta, anche le persone omosessuali di buon senso e di sani principi, ad un certo punto si sono ribellati a questa politica pedosatanista del movimento. Hanno dichiarato che “che una donna lesbica resta sempre una donna, non potrà mai diventare un uomo, e viceversa”, e nel 2025 prendendo decisamente le distanze dal movimento LGBTQIA+ hanno creato il loro movimento LGB International, composto solo da lesbiche, gay e bisessuali, escludendo le persone transgender, transessuali e tutte le altre identità che rientrerebbero sotto l’ombrello del +.
Il movimento LGB International sostiene che l’orientamento sessuale di una persona (chi si desidera amare) e l’identità di genere (genere biologico di appartenenza) non sono la stessa cosa e non possono essere accomunati. Non si può decidere di essere qualcosa d’altro dal sesso biologico di appartenenza (identità) solo perché lo si desidera (orientamento psicologico) e ci si percepisce secondo ciò che si desidera. Oggi i desideri comandano! E vengono ritenuti e confusi con i diritti: ho il diritto di cambiare sesso perché mi percepisco diversamente, ho il diritto di abortire in qualunque fase della gravidanza, ho il diritto di spaccare le vetrine perché mi sento incompreso etc.
A confutare questo posizione è intervenuta la conoscenza fornita dall’autorevole studio internazionale sulla genetica e sull’orientamento sessuale Andrea Ganna et al. del 29-30 agosto 2019, condotto su oltre 500.000 soggetti e pubblicato sulla rivista Science nel 2019. Questo studio ha smentito l’esistenza di un gene gay, dimostrando che “l’orientamento sessuale è determinato da una complessa interazione in cui ambiente e vissuto personale sono predominanti sulla genetica” (Pro vita e Famiglia).
Anche uno studio svedese condotto nel 2008 dal Karolinska Institutet condotto su oltre tremila coppie di gemelli omozigoti ha dimostrato che la genetica non determina né la omosessualità nè la transessualità. Nella maggior parte delle coppie di gemelli omozigoti se uno dei due è omosessuale l’altro è eterosessuale, la genetica non determina.
“La sfera della sessualità umana riguarda uno degli aspetti più delicati della personalità. I fatti, le relazioni e le esperienze familiari possono farla fiorire o ferirla” (Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia).
Quindi ‘nessuno nasce nel corpo sbagliato. Nemmeno io!’, dice l’americana Luka Hein che tra le prime ha iniziato a portare nel mondo la testimonianza della propria esistenza da adolescente problematica a transessuale, per tornare indietro attraverso la detransizione.
Nel programma televisivo ‘Fuori dal Coro’ di Mario Giordano, la scorsa settimana ha portato la propria testimonianza una giovane donna che ha concluso il suo percorso di transizione assumendo il sesso maschile e che attualmente sta affrontando il percorso di detransizione per tornare indietro, un tornare ad essere donna solo parzialmente, a causa degli effetti irreversibili quale la sterilità provocati da trattamenti ormonali e chirurgici.
Con grande sofferenza questa ragazza, che è tornata a percepirsi ragazza anche se non ha più i seni, ha il pene e i peli sul corpo, oltre a un tono di voce segnatamente maschile, per smascherare l’inganno e aiutare gli altri giovani ha fatto le seguenti dichiarazioni: “La “setta arcobaleno” chiama transfobia qualsiasi domanda scomoda. La chiamano causa umanitaria. Chi entra viene convinto di essere difettoso, chi esce viene trattato come un traditore. Moltissimi stavano solo male e sono stati spinti nella direziona sbagliata. Il sesso non si decide, è scelto dalla natura alla concepimento, è scritto nei cromosomi e in ogni cellula. Non si cambia con ormoni, con interventi o pronomi nuovi. L’idea di un corpo sbagliato è la menzogna di un’intera ideologia. Hanno patologizzato la normalità e normalizzato la negazione della realtà. Il dogma del corpo sbagliato è una costruzione ideologica che sta producendo danni soprattutto su adolescenti fragili e su persone autistiche. Ha trasformato il disagio in identità, la confusione in bandiera e la critica in reato morale. Chi esce fuori dal coro viene isolato e cancellato. Medicalizzare gli adolescenti è un meccanismo di potere mascherato da compassione. Non è una cura quella che è solo una fuga dalla realtà. Smettete di fare finta che i sessi siano infiniti quando ne esistono solo 2. La sinistra forza questo discorso, è inclusiva?”.
Storie come quella di questa giovane italiana ce ne sono a decine, e diverse/i tra di loro non solo hanno avuto il coraggio di fermare il proprio processo di transizione, anche quando oramai irreversibile, ma stanno anche denunciando a viso aperto il movimento LGBTQIA+, i loro attivisti, e il businness che c’è dietro a questo mondo.
A quei genitori che si sentono tanto moderni, comprensivi e amiconi dei loro figli, che li invogliano o accettano il percorso di transizione loro consigliato, diciamo di rivolgersi a dei bravi psicoterapeuti no woke che li prendano in carico individualmente e come coppia, accettando umilmente e con vero amore di comprendere che molte volte il disagio dei loro figli nasce e matura proprio nell’ambiente familiare. Non permettete a nessuno di manipolare la psiche dei vostri figli, neanche al vostro ego di genitori perfetti.
