Perché il documento nel sito del Ministero della Giustizia sulla macellazione equina ci obbliga a guardare negli occhi una verità scomoda.
Ci sono immagini che non dovrebbero mai essere cancellate dalla memoria collettiva: i cavalli che attraversano le praterie nei western americani, criniere al vento, la testa alta come un vessillo di libertà; i cavalli che hanno portato eserciti, esploratori, viaggiatori; i cavalli che hanno condiviso con l’uomo la pace e la guerra, la fatica e la gloria.
Sono stati compagni di storia, non strumenti. Eppure, oggi, nel cuore dell’Europa, rischiano di diventare animali usa e getta.
Un documento pubblico che cambia il tono del dibattito
Il testo pubblicato sul sito del Ministero della Giustizia (iniziativa 7100000), relativo alla proposta referendaria promossa da Animal Equality, non è un manifesto animalista. È un documento istituzionale, pensato per sostenere la raccolta di 50.000 firme necessarie all’avvio del referendum. Proprio per questo pesa di più: non nasce da una campagna emotiva, ma da una ricognizione ufficiale che porta alla luce criticità normative, sanitarie ed etiche che non possono più essere ignorate.
Vi si legge che: “Non essendo pienamente qualificati come ‘animali d’affezione’, vengono tuttora macellati per la produzione alimentare.”
E ancora: “Le carni provenienti da equidi macellati a fine carriera […] rappresentano il prodotto di un’attività illecita.”
Due frasi che, da sole, basterebbero a spiegare la gravità del problema.
Una filiera che non regge più né eticamente né sanitariamente
Il documento ministeriale conferma ciò che associazioni come Animal Equality denunciano da anni: cavalli dopati che restano nel circuito alimentare – falle nelle banche dati e nei controlli – animali a fine carriera che, tramite raggiri, finiscono al macello – trasporti lunghi e stressanti che causano lesioni, disidratazione, disturbi respiratori e ulcere gastriche.
Non è solo una questione di benessere animale. È una questione di legalità, di sicurezza alimentare, di trasparenza istituzionale.
Dal Palio alle praterie: la contraddizione italiana
In un precedente articolo abbiamo raccontato la sofferenza dei cavalli nel Palio e nelle Giostre: cadute, fratture, abbattimenti, incidenti che ogni anno si ripetono a Siena, Asti e altrove.
Ma qui il tono cambia. Qui non si parla solo di spettacolo, di tradizione, di folklore. Qui si parla di sistema, di filiera, di norme aggirate, di carne dopata che può finire sulle tavole dei cittadini.
È come se l’Italia vivesse una doppia narrazione: da un lato celebra il cavallo come simbolo di identità, storia, eleganza – dall’altro lo tratta come un rifiuto quando non serve più. Immaginate un animale che per secoli ha portato sulle spalle il peso dell’umanità. Immaginate la sua imponenza, la sua bellezza, la sua fierezza. Immaginate la libertà delle praterie, il galoppo che sembra un inno alla vita.
E ora immaginatelo chiuso in un camion, per 12 ore, senza acqua, senza movimento, con lo stomaco vuoto che si ulcera, con il respiro che si affanna. Immaginatelo arrivare in un macello, dopo aver servito l’uomo in ogni modo possibile.
Come possiamo accettare che un compagno di storia venga ridotto a scarto di filiera?
La proposta di legge: un cambio di paradigma
La proposta sostenuta da Animal Equality chiede una cosa semplice e rivoluzionaria: riconoscere gli equidi come animali d’affezione.
Significa:
- vietare importazione ed esportazione per macellazione;
- escludere gli equidi dalla produzione alimentare;
- registrare correttamente tutti gli equidi in anagrafe;
- riconvertire gli allevamenti verso attività etiche;
- introdurre sanzioni per chi aggira le norme.
Non è un capriccio ideologico. È un adeguamento alla cultura contemporanea, alla scienza, alla sensibilità sociale.
La domanda, alla fine, è semplice ed è la solita:
Che tipo di società vogliamo essere?
Quella che guarda i cavalli come compagni di viaggio, come parte della nostra storia, come esseri viventi capaci di legami e sofferenza? O quella che li considera strumenti, prodotti, carne da smaltire quando non servono più?
L’iniziativa pronta per il raggiungimento delle 50.000 firme ci mette davanti a una verità che non possiamo più ignorare. E ci chiede, implicitamente, di scegliere.
Io scelgo loro!
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Raccolta firme, per un referendum, proposto da Animal Equality , sul sito del Ministero della Giustizia (iniziativa 7100000) sulla macellazione equina.
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